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Martedì 12 Novembre 2019

Castell'Umberto

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COMUNE DI CASTELL'UMBERTO

 

Indirizzo: Via Garibaldi, 27 – 98070 Castell'Umberto (ME)

Telefono centralino:  0941438827- Fax Municipio: 0941438657

Stato: Italia

Regione: Sicilia

Provincia:Messina

Zona:Italia Insulare

Latitudine: 38°5'9"96 N

Longitudine: 14°48'28"08 E

Altitudine: 660 m s.l.m.

Superficie: m². 11.409.124

Perimetro comunale:m. 15.971

Comuni limitrofi:Naso, San Salvatore di Fitalia, Sinagra, Tortorici, Ucria

Frazioni e contrade:

Acquamuta,  Aria Ratto,  Baracche, Cammara Inferiore, Cammara Superiore, Castello, Carnevale, Cimitero, Chiaritta, Chicchirillo, Colamarco, Contura, Dria', Fioreni, Fitalia, Fontanamorte, Gorna, Macri', Marulli, Margi Superiore, Margi Inferiore, Monaco, Morello, Oliva, Santa Croce Inferiore, Santa Croce Superiore, Santa Marina, San Filippo, Surra, Sant'antonio, San Biagio, San Francesco, San Giorgio, Sfaranda Centro, Sfaranda Inferiore, Sfaranda Superiore, Vecchio Centro, Vecchiuzzo, Zuriaci.

 

Abitanti:3499

Densità:306.39 ab./kmq

Nome di Abitanti:Umbertini o Castanesi 

Sito Internet:  www.comune.castellumberto.me.it

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Codice Fiscale:84004180836

Codice Istat:083014

Codice Catasto:C051 

Santo Patrono:Fu prima S. Marina ed in seguito S. Vincenzo Ferreri, che si venera tutt'ora

Giorno festivo: 5 Aprile

Stemma:Aquila coronata veduta in prospettiva e con le ali distese in alto.

Gonfalone:

Da vedere:

Chiesa Madre, dedicata alla Madonna Assunta, è sorta dopo il 1931 al posto di quella vecchia, diventata inagibile, a causa di frane ed alluvioni abbattutasi sul paese, in coincidenza col trasferimento, nel nuovo centro abitato, della maggior parte della popolazione, che ancora dimorava nel vecchia Castania. È stata inaugurata il 4 maggio 1937 da Mons. Angelo Ficarra vescovo di Patti.

Con progetto dell’Ingegnere  Aurelio Ghersi e dell’Architetto Giuseppe Coppo, è costruita tutta con pietra levigata opera delle maestranze locali, a tre navate, con soffitto in legno decorato con motivi floreali e geometrici; l’abside semicircolare, è dominata da un affresco della Madonna Assunta, opera del pittore fiorentino Francini.

In essa si possono ammirare: un bellissimo e ricchissimo altare in pietra con quattro colonne scanalate con capitelli di stile corinzio e con un frontone anch’esso ricchissimo, altare che assieme ad un altro uguale, che fu perduto, costituiva l’ornamento più importante della vecchia Chiesa Madre; un quadro di S. Marina Vergine, concittadina ed antica protettrice di Castell’Umberto.

Da segnalare anche alcuni gruppi marmorei opera del Gagini  o della sua scuola e precisamente il gruppo dell’Annunziata, collocati sopra una base sulla quale in bassorilievo vi sono cinque quadretti raffiguranti la Visitazione e la Presentazione della Madonna; la statua di S. Maria di Gesù, la statua di S. Caterina proveniente dall’omonima chiesetta ed attribuita ad un certo Giuliano Mancino, una piccola statua di S. Barbara, murata nel prospetto esterno della torre campanaria.

Chiesa di S. Nicola di Bari: La chiesa di San Nicolò di Bari, fu un tempo la chiesa madre di Castania. Nicolò Arcivescovo di Messina  con suo privilegio nel 1178 concede questa chiesa e quella di S. Caterina all'abate dell'abbazia benedettina di Maniace, ed i monaci ad essa destinati amministravano i sacramenti.

Il paese divenne greco nel culto, è dedicò il suo miglior tempio a S. Nicolò, finché una mattina  si trovarono aperte le chiese, spogliati gli altari e i monaci fuggiti col bottino dei sacri arredi.

I castanesi tediati dalla cattiva condotta dei monaci di Maniaci , e temendo il loro ritorno alle abbandonate cure, trascurarono queste chiese e fabbricarono la nuova chiesa madre, in un punto più centrale.

Santuario di Santa Croce, Chiesa  costruita sull'omonima collinetta, la sua costruzione o meglio la sua ricostruzione, di pretese molto modeste, risale ad epoca relativamente recente, e quando il centro di Castania era relativamente lontano svolgeva il servizio religioso per le contrade viciniori.

In essa si conserva una statua di marmo della Madonna, collocata su una base poligonale al cui centro in bassorilievo si trova un quadretto della Annunciazione, ai lati gli apostoli Pietro e Paolo ed agli estremi in un lato la scritta M.D.C.L.P.  e nell'altra una data 1521; non è certo se tal base appartenga alla statua stessa, in quanto la composizione marmorea pare diversa.

Un'antica tradizione vuole che tale collinetta porti il nome di Santa Croce, in quanto sul  posto, dove sorgeva un tempietto pagano, era stata innalzata una croce di legno che veniva salutata dai naviganti che dal mar Tirreno presso la foce del torrente Zappulla volgevano ad essa i loro sguardi e le loro preghiere.

In atto in essa si celebrano due feste: un giorno 2 luglio in onore della Madonna delle Grazie  e una l’ultima domenica di settembre in onore del Crocefisso.

Chiesa della Vergine e Martire Santa Barbara: esisteva nel 1472, si ignora però l'anno preciso della sua fondazione. Al suo interno si trovavano, tre altari, atti alla celebrazione della S. messa, cioè il primo dedicato alla gloriosa S. Barbara, il secondo a S. Gaetano, e il terzo a S. Lucia.

Nella sacrestia si conservavano i registri parrocchiali, gli argenti e i paramenti, l'altare maggiore, ospitava un grande quadro di circa 6 metri di altezza raffigurante il martirio della Santa, completavano l'arredamento sacro un'altra statua di S. Barbara di circa 2 metri e un quadro di S. Bartolomeo.

La facciata conteneva in una nicchia di pietra una piccola statua di S. Barbara che oggi si trova incastonata nella torre campanaria della nuova chiesa Madre di Castell'Umberto. Nel millecinquecento, i padri Domenicani, sotto l'aspetto di volerla sostituire alla loro chiesa cadente procurarono di averne il possesso dall'Arciprete don Paolo Rizzo (parroco dal 1558 al 1582), ma la concessione non avvenne.

Durante i lavori della chiesa madre di Castania, dal 28 gennaio 1902 funzionò da parrocchia, in seguito, quando la chiesa madre fu abbandonata a causa delle frane servì da magazzini, lì furono messi i quadri e altri suppellettili.

Oggi spicca per raffinatezza d'arte il campanile lavorato in pietra maiolica di Naso, con cromia giallo-ferracia in terracotta.

Queste pietre, costituivano le cuspidi policrome di numerosi campanili attestanti in questa zona dal '500 al '700, la cui tipologia, piuttosto diffusa in area siciliana, sembra tuttavia risalire ad epoca più antica.

La chiesa chiusa da diversi anni per restauri a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali è stata consegnata alla Parrocchia il 6 agosto 1999

Chiesa di S. Francesco Cinquecentesca (monumento nazionale), con il suo convento: Sita nell’omonima contrada fu costruita sui resti di una Chiesa precedente, che comprendeva la Sagrestia e parte della Chiesa attuale, ad un livello di circa tre metri più basso, presumibilmente nel 1574, anno della fondazione del Convento dei Minori Conventuali annesso alla chiesa medesima; essa fu restaurata nell’anno 1633 ad opera di certo frate Bernardino della compagnia di Gesù, come si legge nella trabeazione del primo altare di sinistra; la chiesa costruita da maestranze locali, fa parte  di quella architettura paesana spontanea che si riscontra in molte parti della Sicilia, a in questa è evidente il contrasto tra la semplicità francescana del prospetto e la ricca decorazione pittorica e scultorea dell’interno, dell’abside e della sagrestia.

Il prospetto della chiesa a due spioventi, si presenta molto semplice ed armonioso; esso è composto da un bel portale finemente decorato, sormontato da tre finestra, una mediana e due più piccole ai lati, ed una scalinata che un tempo conduceva all’ingresso dell’ex Convento ed al Campanile

Del convento oggi rimane un corridoio di circa m 2.50 di larghezze e profondo  per tutta la lunghezza della chiesa; mentre la sua copertura è la continuazione dello spiovente del lato sinistro della Chiesa stessa; la ricca biblioteca, opere di grande valore, che trovasi in detto convento, è andata purtroppo perduta dopo il 1860;

L’interno della Chiesa è ad unica navata e termina con l’abside quadrangolare; nella parte inferiore si trova il coro di legno; nella parte superiore si trova la cantoria con un organo di legno intagliato; la sagrestia, a cui si accede dal coro aveva un soffitto in legno dipinto con cassettoni per la conservazione dei paramenti.

Il soffitto della Chiesa è in legno decorato con motivi floreali in esso sono incastonati, ai lati quattro quadri su tela raffiguranti Giuditta, il sacrificio di Isacco, il battesimo di Gesù, la samaritana; al centro un quadro grande raffigurante la Resurrezione di Cristo; in un quadro di questi si legge il nome del pittore Dominici Giordano.

Nelle pareti laterali si trovano molti affreschi, alcuni dei quali raffiguranti S. Pietro, S. Paolo e la vita di S. Antonio, ai lati si trovano 5 altari e nell’abside l’altare maggiore: il secondo altare da sinistra, dedicato alla Madonna della Catena, fu costruito nel 1663, lo stesso anno che si legge nell’architrave della finestra centrale del prospetto; nello stesso lato un altro altare dedicato all’Immacolata reca la data del 1752; esso è sicuramente una delle maggiori opere esistenti nella chiesa: la nicchia è ricavata  nella parete ed è limitata tutta intorno da una cornice in lieve aggetto; due colonne scanalate, con capitelli corinzi, sorreggono l’alta trabeazione e il frontone è spezzato a segmento; la parte centrale del frontone, a lieve aggetto della parete e con bellissimo disegno, conclude l’altare; il tutto finemente lavorato e  decorato.

Ruderi del Castello Medievale: Sovrasta il vecchio paese di Castania questo rovinato castello, nel centro del quale sorgeva un'alta torre di ottima costruzione.

Serviva di dimora ai dinasti, di difesa al paese, di carcere ai rei e di tortura agli imputati, i quali venivano tormentati o a cavalcioni ad una trave, in fondo alla torre con forti pesi pendenti ai piedi, o messi in una stanzetta come in un forno, ove da un buco s'immetteva il fumo e il fetore di escrementi bruciati e simili lordure, o innalzati con violenti scosse ad una carrucola, legati ad una lunga fune, che li tenea stretti per i polsi uniti di dietro. La strada vicina porta il nome di questo sotterraneo carcere, e chiamasi: sotto la carrucola.

  1. nome di castel Castano, come dice una antica tradizione registrata dall'arciprete dott. Vassallo, di cui rimangono alcuni cenni storici. Cadde con il mero e misto impero, anche opera degl'impiegati che prima ospitava. [...]

Fra i ruderi è un muro di prospetto ancora esistente in buono stato; vestigia tutto intorno dell'antica magnificenza; resti delle carceri e dei luoghi di supplizio. Nel centro una dimezzata torre, con scala a chiocciola in un angolo a ponente, che metteva ai piani superiori, costruita nel solo spessore dei grossissimi muri. (dizionario illustrato dei comuni siciliani)

Parco sub urbano: posto a monte del paese a circa 2 Km, offre meravigliosi panorami e spazi verdi posti su una collina di cui si gode un inebriante panorama. Insieme ai benefici di una natura incontaminata, qui si trovano strutture ideali per una vacanza rilassante ed allo stesso tempo allegra.

E' possibile effettuare ecologiche passeggiate e lunghe cavalcate, che danno l'opportunità di sentirsi in simbiosi con la natura.

Facile diventa anche preparare allegre scampagnate grazie alla presenza di tavoli e barbecue.

Merita una visita il laghetto, con una fauna molto ricca, cigni, papere anatre; qui con un po' di fortuna è possibile ammirare anche qualche esemplare di uccelli migratori che si fermano a ristorarsi. Nel laghetto  è possibile praticare anche la pesca sportiva.

Completa il parco un galoppatoio con annesso maneggio di proprietà del comune, alcuni esemplari di cervi e daini e  un campo di tiro al volo (di regola aperto ogni sabato pomeriggio).

All'interno del parco si può visitare il "Centro visite l'Istrice",  che è un punto di riferimento culturale, didattico e scientifico della natura dei nebrodi, esponendo attraverso "diorami naturalistici parte della flora e della fauna del comprensorio nebroideo.

Per informazioni e prenotazioni, telefonare al 333.4593280 - 338.2185895 

orario visite dalle ore 10.00-12.30 16.30 ad un'ora prima del tramonto (le visite si effettuano tramite prenotazione)

Centro storico Castania:

Feste Patronale:

Festa patronale di S. Vincenzo Ferreri - 5 aprile e 26-27-28 agosto - Si celebrano due feste principali in suo onore: l'una il 5 aprile, nel giorno della festa liturgica e l'altra il 26- 27-28 agosto che, secondo le costumanze agricole del paese, avrebbe voluto significare il ringraziamento per l'annata agraria e quindi un meritato riposo per i Castanesi che avevano faticato per un intero anno.

Festa di S. Giuseppe - 18 marzo - (con assaggio della minestra (Centro)

Festa della SS Protettrice Maria SS. Annunziata - 25 marzo e 1 e 2 settembre - (Sfaranda)

Corpus Domini - 10 giugno - (Centro)

Festa della Madonna delle Grazie – 1 e2 luglio - (Centro - C.da S. Croce)

Festa della Madonna del Tindari 15 luglio (Centro)

Festa del SS Crocefisso - 30 Settembre -(Centro - C.da S. Croce)

Festa di S. Francesco d'Assisi  - 20-21 ottobre - (C.da Vecchio Centro)

Eventi Culturali:

Momenti di Vita "Perduta" (agosto)

Palio dei Nebrodi (agosto)

Eventi Gastronomici:

Eventi sportivi:

Slalom di Castel'Umberto (Giugno)

Torneo di Tiro a Volo – Trofeo Città di Castell’Umberto (Agosto)

Corriavis – Giro Podistico Internazionale di Castell'Umberto (Agosto)

Curiosità:

Si dice che il 26 agosto del 1640 S. Vincenzo Ferreri abbia risuscitato un bambino di Mirto,  il miracolo oggi è ricordato da un bassorilievo sulla facciata della nuova Chiesa Madre

I Sindaci dal 1820

1820-1822

Nicolò Vanadia

1822-1823

Giacinto Catania

1823-1827

Antonino Zaccaria

1828-1831

Vincenzo Lipari Canciglia

1831-1834

Giuseppe Gentile

1834-1937

Francesco Prestileo

1838-1839

dr Antonino Notar Baudo

1839-1843

Giuseppe Gentile

1843-1847

Michele Di Vincenzo

1847-1848

Sebastiano Germanà

1848-1849

Calogero Prestileo (Presidente del Magistrato municipale)

1849-1852

Sebastiano Germanà

1852

Gaetano Graziano

1852-1853

Michele di Vincenzo

1853-1859

Nicolò Cassarà

1859-1860

Antonino Catania

1860

Giuseppe Scurria (Presidente del Comitato)

1860-1861

Nicolò Lipari (Presidente del Municipio)

1861-1864

Nicolò Cassarà

1864-1871

Michele Di Vincenzo

1871-1877

Sebastiano Germanà

1877-1890

Rosario Scurria

1890-1923

Cesare Di Vincenzo

(1897)

dr Roberto Berti (Regio commissario del comune)

(1823)

dr Vincenzo Franchina (eletto delegato del Regio commissario)

1923-1924

Cav. dr Giuseppe Galeani (Regio commissario)

1924-1935

Vincenzo Franchina (dal 1926 Podestà)

1935-1943

Rosario Germanà (Podestà)

1943-1946

Michele Di Vincenzo

1946-1960

Cesare Di Vincenzo

1960-1962

Aldino Sardo Infirri

1962-1963

Giuseppe Busacca

1963-1964

Carmelo Liprino

1964-1994

Aldino Sardo Infirri

1994-1998

Vincenzo Lo Presti Costantino

1998 ad oggi

Salvatore Polino

Mercati e mostre:

Risorse:

Agricoli: Olive, nocciole, agrumi. 

Artigianali: Sculture marmoree, lavori in pietra arenaria, falegnami, fabbri.

Centri culturali:

Numeri Utili:

Guardia Medica – Via C. Battisti – tel. 0941.438052 (festiva e prefestiva)

Farmacia "Germanà - Cicero, Via Roma n. 2 - tel. 0941.438129 (chiusa il Sabato)

Caserma dei Carabinieri tel. 0941.438060

Siti nel Comune:

www.sanvincenzoferreri.it

www.radiocastellumberto.it

 www.centronaturalisticoistrice.com.it

www.castellumberto.info

www.associazionesetticlavio.it

www.pro-loco.org

Impianti sportivi:

piscina

campo di tennis

campo di pallavolo e pallacanestro

campo di calcio

galoppatoio

tiro al volo

campo di calcio a 5

Strutture Ricettive:

Hotel: 

Il Canguro -  tel. 0941.438091

Aziende agrituristiche:           

Colamarco -  tel. 0941.438130

Don Cesarino -  tel. 0941.487067

Bed and breakfast:

da Leone*  tel.0941.438629

da Mela*  tel. 0941.438243

Mare e monti*

da Santina**  tel. 0941.438121

da Lucia*  tel. 0941.438645

Ristoranti: 

Il Canguro - C.da Limari Cimose tel. 0941.438091

  1. - C.da Cammara Sup. tel. 0941.487049

Trattorie:

  1. -  C.da Sfaranda tel. 0941.432875
  2. -   Via Libertà tel. 0941.438122
  3. -  C.da S. Francesco tel. 0941.432016
  4. -  C.da Limari Cimose tel. 0941.438395

Personaggi Illustri:

Paolo Criminella, ottimo giureconsulto, tenne  con onore le carica di giudice della gran corte criminale di Palermo. Fondò ivi il reclusorio di S. Francesco di Sales ove dovevano essere ammesse franche le donzelle di sua famiglia e dei castanesi.

Prestileo Sebastiano. ottimo dottore in medicina; nei paesi vicini veniva chiamato il novello Esculapio.

Di Vincenzo Giovambattista e il fratello Antonino. ambi arcipreti. Il primo prelato in Roma, donde ritornato portò la statua di San Giovanni Battista - il secondo dottore in teologia.

Salpietro Luigi. Espertissimo dottore, discendente non digenere di illustri avi, amanti delle scienze ed adorni di preclare virtù. Veniva ciamato in molti paesi e le sue opere chirurgiche destavano ammirazione e sorpresa.

Lionetto Domenico. Cantò in ottave il Diluvio di Tortorici. Sono versi in dialetto siciliano, e ve ne sono buoni (1682)

Fu a Turturici la prima rujìna

chi persi quantu pèrdiri putìa

Lu secunnu fracassu di sta china

l'appi la sfurtunata Castania...

.... S'appi danni Sinagra, o puru Ucria,

Rannazzu, Castigghiuni e Francavigghia,

nun commu Turturici e Castania

chi di lu munnu sù la meravigghia.

Li Castanisi fannu un chiantu amaru

chi foru di stu ciumi disulati,

ch'un migghiu arrasu li munti scasciaru

ab extra di li lochi strascinati...

... acqua di celu, timpesta di mari,

ciumi, vadduni, e casi sdirrupati:

parìa ch'appuntu vulissi abbissari

lu munnu tutti, e murìri annigati.

... A lu Marchisi di Santa Marina

ci fici fari la sua caruvana:

ci livau un paraturi, e dù mulina.

e un locu ammagnato 'ntra la Chiana.

Chiancinu ancora li Salvaturani...

vigni, canniti, siminati, e linu;

sulu chianciu li quattru cristiani

chi si purtàu cu tuttu lu mulinu.

Chianci ogni Nasitano, e Nasitana:

simili chiantu mai si vitti, e 'ntisi.

Chiuddi chi siminaru 'ntra la Chiana

pèrsiru lu frumento, e li majìsi:

lu ciumi ci livàu orgiu, frummento, e jirmara:

e 'rristaru 'mpignati pi li spisi.

Chiancinu d'autra parti li Mirtisi,

unitamenti cu li Crapitani,

chi furu tutti di stu ciumi offisi

l'afflitti linalori, e l'urtulani...

... a Mirtu chiddi ch'eranu burgisi

pi chistu ciumi 'ddisìjanu pani.

Setti casi a Sinagra ci li pigghia lu ciumi

tutti setti a 'na matina,

e tantu cu la Chiesa s'assuttigghia

chi 'ntra la stissa Chiesa lassò rina:

e si nunn era al Rosa virvigghia,

la gluriusa Santa Caterina,

Sinagra cu stuouri, e meravigghia

sarìa cu Turturici e la marina.

A li setti di Giugnu a la matina

s'asciaru li Crioti sdisulati,

sissantaquattru casi, e dù mulina

tutti chidi di genti e nutricati,

ma commu vosi la buntà divina

di lu Signuri di la Pietati,

bechì àppiranu di robba la ruìna,

non ci fu dannu di genti annigati...

Lipari Nicolò. Celebre professore di belle lettere. Lasciò opere di cui alcune videro la luce. In Palermo  esistono suoi buoni versi.

Vassallo Domenico. Arciprete, dottore in teologia; fu aggregato ai dottorati dell'Università di Catania per privilegio concessogli da Ferdinando IV. Coltivò le lingue dotte e varie scienze. Caro al governo ed alle dignità ecclesiali, si ebbe varie attribuzioni vescovili. era abbate ed esaminatore sinodale. morì da Santo nel 1835. Lasciò inediti alcuni cenni storici della patria.

Vanadia Ferdinando. Valente medico.

Di Vincenzo Michele. Laureatosi avvocato giovanissimo; ma per la sua posizione finanziaria non ebbe bisogno di esercitare l'avvocatura. Valente in legge veniva consultato da molti forestieri e dava gratis il suo scrupoloso consiglio. Fu ottimo padre di famiglia ed esemplare sindaco del Comune, da quale non accettò mai competenze e rimborsi si spese di viaggi. Morì di età immatura nel 1871, compianto da tutto il popolo.

Scurria prof. Rosario. Diplomato in belle lettere e filosofia, licenziato in dritto. Ebbe amor patrio, e s'interessò molto per la costruzione del novello abitato. Lasciò composizioni poetiche in italiano, latino e in dialetto siciliano. I versi sono di buona vena poetica, ma inferiori ai dialettali, nei quali molto si distinse. Pregevoli sono anche quelli latini. Nacque in Catania 1815 e morì in Castell'Umberto, dove visse lungamente il 18 maggio 1882.

[ tratto Dizionario illustrato dei Comuni Siciliani]

 

Grand'ufficiale Vincenzo Franchina, medico e podestà del luogo.

Il dott. Franchina donò tutto se stesso in favore dei suoi concittadini e di quanti si rivolgevano a lui per aiuto. Egli si spogliò della sua magnifica villa personale e volle che sorgesse un Asilo, che affidato alle cure delle Suore Figlie della Croce, ospita giornalmente un buon numero di bambini.

Sac. Varrica, autore di una canzone popolare, dal titolo "La Castaniota", di cui ne riportiamo i versi:

"Visti passari 'na castaniota

Ntesta purtava n'Aquila di sita

Lu caminari so la Malvagnota

N'avi dudici anni e si marita,

A lu cantari so lassa la nota,

Si tira l'omu cu la calamita

Si la sentu cantari n'atra vota

Idda perdi l'onuri, io la vita"

 Come si arriva:

Auto: si raggiunge con l'autostrada A20, con uscita a Brolo o Rocca di Caprileone. Vi sono tuttavia alcune alternative, tutte da scoprire per bellezza e panoramicità, tra cui la SS 116 Randazzo - Capo d'Orlando per chi viene da Catania.

Treno: Ferrovia: A km 20 stazione di Capo d’Orlando (linea Palermo - Messina)

 

Cenni storici:

Castania è un antico borgo la cui data di fondazione è incerta, ma sicuramente anteriore all'827, anno in cui le fonti archivistiche ne attestano l'esistenza.

L'impianto urbanistico è di età prenormanna, le sue caratteristiche stilistiche e costruttive sono quelli di un organismo urbano tardo medievale legato alle tradizioni contadine.

Le tipologie urbanistiche pervenuteci, che tramandano il modello di tipo agricolo, pur mantenendo la connessione morfologica con l'impianto urbanistico più antico, nella maggior dei casi, risalgono ai secoli XVI e XVII.

Tre opinioni discordi sono state manifestate sulla origine di Castania, tutte e tre tendenti però ad accertarla antichissima, facendola rimontare ad alcuni secoli prima dell'era volgare.

Rosario Scurria pretese che il nome di Castania fosse un corrotto e sincopato di Castrum Aeneae, e voleva perciò ritenerla fabbricata in onore dell'eroe troiano, da una delle tante piccole colonie che ricoverarondosi in Sicilia dopo la distruzione di Troia, e volendo avvalorare la sua opinione ricordò che uno dei casali dipendenti da Castania nomavasi Scanio, nome forse dato da quella colonia in onore di Ascanio figlio di Enea.

 Il dottor Vassallo, alla sua volta, volle opinare che Castania sorse nientemeno che sui ruderi di Calacta (bella costa); e, rimandando ai posteri più felici investigazioni, sosteneva, senza l'autorità di documenti, che il territorio cominciava allora dal Poggio Marco sulla foce dello Zappulla, ed in bella costa, leggermente innalzandosi, si estendeva fra le montagne.

Antichi eruditi castanesi, basandosi sulla costante tradizione, ed in seguito alle loro investigazioni, asserirono che Castania fu fondata da una colonia di greci venuta da Castania, città della Tessaglia, che oggi fa parte dell'impero turco.

Della loro opinione fu anche il Vassallo, che disse ricordarsi sussistere in Castania moltissimi oggetti greci, ed essere certezza di essere Castania antichissima e che vanti la sua nascita pria dei tempi, in cui i romani, dopo la guerra punica, costrinsero i siciliani a pagare in frumento il tributo che loro si doveva, come la prima provincia di Roma.

Nel 734 A .C. la Grecia possente e popolosa mandò in Sicilia numerose colonie.

Siracusa diventata pure essa possente e popolosa, mandò colonie a fondare altre città, da Zancla uscirono colonie, che pria eressero Milazzo, e poi si diressero sulle sponde del fiume Imera, ove sorse la città omonima.

Fu in una di queste epoche - domandansi quegl'investigatori delle origini del loro paese - che fu fondata Castania?

La fortunata circostanza delle monete siracusane, che pochi anni or sono si trovarono in un fondo della matrice, mentre veniva zappato dai censualisti (quel locale un tempo era nella periferia dell'abitato), ha dato anche occasione a ritenere che Castania sorse al tempo dell'espansione siracusana, parecchi secoli A.C..

Il certo è che di Castania nessuna menzione trovasi tra gli antichi scrittori, prima della dominazione dei saraceni. In tale epoca (827) veniva scritta Quastania, ed aveva 1665 abitanti, cioè 466 musulmani e 1199 cristiani.

Nel 1117 il conte Ruggero, con suo privilegio concesse Castania ad Abba Barrese; e menzione di questa terra trovasi in seguito nel privilegio di Nicolò arcivescovo di Messina per il monastero di Maniaci, dato nel 1174 e nel privilegio del 4 ottobre 1302 dal re Federico, che per i servigi prestatigli alla casa Lanza, concede a Corrado i casali di Castania, Randacolo e Santa Marina (chiamata prima Scanio), insieme alla terra di Longi.

Da Corrado Lanza Castania passò ad Ugone Lanza di lui figlio e da costui fu venduta ad Eustachio Gregorio Taranto per onze 180 per gli atti di notar Ferulo Vassallo di Messina, in data 4 maggio 1322, e la vendita fu confermata l'anno stesso dal re Federico. Anche in detto contratto si fa menzione dei tre casali di Castania. Randacolo, Rasipullo e Santa Marina.

Per la ribellione di casa Taranto, Castania ritornò al regio demanio, e re Martino il giovane, nel 1393, la concesse a Bertrando Lanza, con Ficarra e Longi.

Questi si ribellò al re Martino e Castania ritornò nuovamente al demanio sino al 1453. In quest'anno (1453) Giovanni Gregorio Taranto si presentò supplichevole al re Alfonso.

Gli espose di essere erede di Eustachio compratore di Castania, ne domandò la restituzione in integrum come era stata accordata ad altri baroni, e gli fu concessa assieme alle saline di Nicosia.

Giovanni Taranto morì senza figli e gli successe la sorella Margherita, che maritandosi con Nicolò Paternò di Castania gli portò in dote Castania e le Saline.

Nicolò Paternò era padrone dei feudi di Acqua santa, Cartolari e Barrilà, che da questo tempo restarono consolidati ed uniti allo Stato di Castania.

Già sin dall'anno 1449 per gli atti di notar Petro de Medico di Palermo si era fatta la divisione della floresta della porta di Randazzo tra Blasco Santangelo e Nicolò Paternò; spettò al primo Eriarii, li Butti, la Floresta vecchia e Mangralaviti ed al secondo Cartolari, Barrilà ed Acqua santa. I

n questo tempo Corrado, abate del monastero di Fragalà e di quello di Santa Marina, fu accusato dal barone di Castania Nicolò Paternò, di aver trafugato in Fragalà le poche reliquie di Santa Marina, che erano rimaste in Castania, dopo la traslazione a Catania del corpo della vergine compaesana, e di aversi appropriata la elemosina di onze quaranta, che i fedeli nell'anno 1464 avevano raccolto per la restaurazione del convento.

A Nicolò Paternò successe suo nipote Antonio Benedetto Paternò, che l'anno 1473 s'investì di Castania e feudi. Morto senza figli Antonio Benedetto Paternò ebbe erede la sorella Grazia, da alcuni chiamati Garita, che maritandosi con Tommaso Tornabene portò in dote Castania con i feudi e le saline di Nicosia.

Da questo matrimonio nacque Nicolò Tornabene, che nel 1516 prese la investitura, essendo presidente del regno il Di Luna.

Nel tempo di questo barone fu accusato l'abate di santa Marina, fra Giovanni Calamia, de crimine lesae maestatis e di capo populo, come si vede sui libri della regia tesoreria del 1517.

Nicolò Tornabene, non avendo figli e trovandosi in età avanzata sposò sua sorella Laura o Grazia a Blasco Lanza, che prima gli tentava lite per lo Stato di Castania e feudi. Convennero che Nicolò Tornabene sua vita durante fosse padrone della terra, saline, creatore degli ufficiali ed altri diritti, ed a Blasco rimasero i feudi ed altre aderenze, con la convenzione che, morto Tornabene, il Lanza sarebbe divenuto padrone di tutto l'asse, come poi avvenne.

Ugone Moncada vicerè a nome del re Ferdinando ebbe molto a cuore Blasco, e perciò in quel tempo e sotto Carlo V, costui, nel 1538, ottenne grazie e privilegi, compreso il mero e misto impero sopra Castania, feudi e saline, e Trabia, per onze 433.10.

Egli grato pei benefici ricevuti fu compagno nelle turbolenti e tristi vicende del vicerè Moncada, e per salvarsi la vita fuggì con lui nella famosa rivoluzione di Palermo. Andate male le cose tutto gli venne revocato. Da Blasco Lanza e Laura Tornabene nacque Cesare Lanza, che nel 1553 a 17 Maggio, per notar Giovan Paolo Monte da Palermo, vendeva Castania, feudi e saline per onze 14.000 a Giovanni Sollima, maestro razionale del real patrimonio, il quale se ne investì lo stesso anno e ne divenne padrone. Giovanni Sollima sposò Beatrice Marullo, da cui ebbe due figli: Pietro Antonio e Cesare.

Pietro Antonio Sollima sposò Giovanna Marullo, premorì al padre a 23 anni e lasciò due figli, fu sepolto in urna marmorea nell'oratorio del Rosario di Castania, sulla quale leggevasi il seguente epitaffio:

PIETRO ANTONIO SOLLIMA

IMMATURO FUNERE

JOANNES SOLLIMA PATER

MESTISSIME POSUIT

VIXIT ANNIS 23

OBIIT ANNO 1558

Pietro Antonio Sollima pria di morire aveva costituito erede universale il primogenito Giovanni, che fu detto iuniore, ed erede particolare il secondogenito Cesare.

Venuto a morte Giovanni Sollima seniore, avo, chiamò erede il nipote Giovanni iuniore, figlio del fu Pietro Antonio, ed istituì sopra gli acquisti un fede commesso agnatizio, chiamando sempre nella successione i figli maschi, estinti i quali senza prole maschile dovevano entrare le femmine con l'onore del nome, cognome e stemma gentilizio, che era formato da nove vasi d'oro in campo bianco. Sino a questo barone nessuno aveva beneficato Castania, ma egli, con testamento del 20 gennaio 1559, in notar Giuseppe Fugazza da Palermo, lasciasse molti legati.

Giovanni Sollima iuniore successe all'avo e se ne investì di Castania ed aderenze il 5 luglio 1570. Sposò Giovanna Statella, da cui ebbe tre figli: Giovan Pietro Antonio, primogenito, Cesare secondogenito, e Laura.

Morì decapitato il 9 luglio 1586 e restò tutrice dei minori la moglie, che addì 11 novembre 1586 fece l'inventario ereditario per gli atti di notar Valentino Caleò da Castania.

Fu da lei dato a Francesco Lo Giudice, vincitore di una lite, per rendimento di conti dovuti da Giovanni Sollima seniore, il feudo di Barrilà e si obbligò di pagare il restante tutorio nomine. Arrivato in età maggiore il primogenito Giovan Pietro Antonio Sollima, nel 1590, sposò Maria Spucches, e con la di costei dote ricomprò Barrilà e pagò altri debiti, obbligando quindi alla moglie i suoi beni ereditari.

Giovan Pietro morì annegato e senza figli a 15 dicembre 1590, vicino la chiesa di Piedigrotta in Palermo, nella venuta del vicerè don Diego Enriquez, e gli successe il fratello Giovan Cesare Sollima, che s'investì dei beni ereditari il 13 dicembre 1591.

Trovando questi molto avviluppata l'eredità pensò di sposarsi e con la dote della moglie riparare alla meglio. Fu da lui ceduto a Girolamo Bavera il diritto di reluire Castania, per gli atti di notar Geronimo Russitano da Palermo, addì 7 maggio 1596, e la ricompra venne fatta il 9 dello stesso mese.

Contrasse matrimonio con la figlia dal Bavera, Antonia, che gli portò in dote onze 14000, con la quale somma pagò il suocero ed altri creditori, e si mise quindi in possesso di Castania, che venne ipotecata alla dote della moglie. Questa morì senza figli e perciò l'eredità si trovò in un nuovo inviluppo ed in grande confusione.

Non si perdè di coraggio il vedovo Giovan Cesare Sollima, e sposando in seconde nozze Agata Perna di Giuseppe con la dote di lei riacquistò Castania. Dalla seconda moglie ebbe un figlio che chiamò Giovan Giuseppe Sollima, il quale fu marito a Francesca Di Gregorio e fu il primo marchese di Santa Marina.

Questi morì nel 1671 in Castania in età di anni 40, senza figli legittimi e nominò suo erede universale suo fratello Nunzio; nato da Antonia Vivaja, terza moglie di suo padre Giovan Cesare Sollima. Giovan Giuseppe Sollima, primo marchese di Santa Marina fu molto benefico a Castania.

Nel suo testamento rogato da notar Vincenzo Caleò da Castania, in data 17 ottobre 1671, lasciò onze quattrocento per la formazione di un peculio frumentario a sollievo dei poveri; legò alla chiesa madre un fondo grande chiamato Valledoro, per celebrazione di quattro messe quotidiane; onze duecentocinquanta per la cappella in marmo a Maria SS. del Rosario, ed ordinò in che essa fosse sepolto. Lasciò molti altri legati e si ricordano moltissime beneficenze da lui fatte in vita.

Aveva egli preveduto nel suo testamento il caso del suo erede universale ove mai costui fosse morto senza figli ed ordinò che in tal caso doveva succedere sua sorella Francesca, maritata con Alessandro Galletti dei principi di Fiume Salato.

Nunzio Sollima, successo nell'eredità, non credendo conveniente ritenerla, rinunziò alla sorella i suoi dritti sopra Castania, ed il marito di lei Alessandro Galletti, giureconsulto, si pose con la moglie in possesso della rifiutata eredità che tramandarono ai discendenti.

Da questo matrimonio nacque Pietro che, per la condizione del fede commesso fatto da Giovanni Sollima seniore, prese il nome di Giovan Pietro Sollima e Galletti che trasmise ai suoi discendenti.

La madre Francesca Galletti e Sollima, quantunque vedova, aveva comprato dalla regia Corte, nel 1683, il mero e misto impero sopra Castania e feudi per onze duecento. Giovan Pietro Sollima e Galletti se ne investì alla morte della madre. Sposò Vittoria Gaudioso e Bellacera, che gli portò in dote il villaggio Castanea di Messina.

Da Giovan Pietro Sollima e Galletti e Vittoria Gaudioso nacque Giovan Alessandro, che ebbe in moglie Melchiora Corvino, con la quale procreò Giovan Pietro, che sposò una Spadafora, da cui nacque Giovanni Alessandro.

Giovan Pietro in tempo di carestia distribuì ai castanesi tutto il frumento che avea in magazzeno ed altro ne fece importare dall'Egitto; ordinò che si macellasse tutto il bestiame e si desse alla popolazione senza distinzione; dispose che si scrivesse ogni esito al libro di credito, per riscuotersi al futuro raccolto da quelli solo che potessero pagare, e venuto a morte condonò ai castanesi il loro dare.

 Il di lui figlio Giovanni Alessandro prese in moglie una di casa Colonna, dei principi di Fiumedinisi, da cui ebbe due femmine ed un maschio per nome Giovan Pietro.

Giovan Pietro Sollima Galletti prese in moglie Anna Ventimiglia dei marchesi di Geraci, da cui ebbe due sole figlie, senza maschi. Di queste una morì educanda nel monastero di Monte Vergini di Palermo e l'altra si sposò con uno di casa Moncada, conte di San Pietro. I beni che i baroni possedevano in Castania furono venduti all'avvocato Di Vincenzo, meno il fondo della Grazia, che passò a casa De Luca.  

(Liberamente tratto dal "dizionario illustrato dei comuni siciliani a cura di Francesco Nicotra e pubblicato dalla "Palermo Società Editrice" nel 1908.")

Itinerario di interesse storico-archeologico

Il paesaggio è reso suggestivo dall'ampia panoramicità che si gode dalle zone più elevate del versante, da dove si può spaziare lungo tutta la valle del Fitalia dalle cime alte dei Monti Nebrodi alla costa del mar Tirreno.

Suggestiva risulta la lussureggiante vegetazione della vallata, nella quale spicca una fitta macchia  mediterranea di alta collina che presenta già  caratteri tipici dei boschi presenti in estensione alle quote più alte.

Nell'insieme,  la zona di pertinenza di Castania presenta una vegetazione che localmente risulta relativamente più giovane  a causa del dissesto idrogeologico che ha sconvolto il territorio determinando un processo di rivegetazione in continuo sviluppo.

La presenza di acqua, sia in superficie che nel sottosuolo, favorisce tale rivegetazione, accelerando il processo di amalgamazione delle nuove essenze con quelle, spesso secolari, presenti in aree limitrofe.

Lungo il versante, in associazione alle  prevalenti zone in cui la vegetazione è a carattere spontaneo, sono anche presenti aree, più pianeggianti o poco inclinate, in cui si sono imposte le culture dell'uomo, fra le quali spiccano gli uliveti, i noccioleti, alcuni vigneti e piccole produzioni ortofrutticole.

La vegetazione forestale, sia per le caratteristiche climatiche  che edafisiche, si presenta varia ed interessante sotto l'aspetto floristico e strutturale.

La presenza di un bosco sempreverde mediterraneo-temperato è caratterizzato da associazioni arboree di varia entità, fra cui si citano la roverella, il leccio, l'orniello ed elementi arbustivi quali  cisti, lerici, oltre a formazioni miste di caducifoglie espresse prevalentemente da essenze quercine come il cerro, e i popolarissimi faggi.

L'avifauna risulta ricca di innumerevoli specie tra le quali il colombaccio, l'allocco, il merlo, il fringuello, il pettirosso, la gazza, ecc.

Numerosi anche i mammiferi, gli insetti ed i rettili; tra i primi si registra la presenza del riccio, del coniglio selvatico, del ghiro e di varie specie di ratti, mentre gli insetti e i rettili sono presenti con le classiche specie che popolano il comprensorio dei monti Nebrodi.

L'area oggetto del presente provvedimento è contraddistinta da un centro urbano di rilevante interesse documentario, artistico, inserito in un contesto territoriale di pregio naturale e ambientale  sia sotto il profilo paesaggistico che panoramico.

L'ambiente costruito nelle sue varie componenti architettoniche e produttive si muove armoniosamente con quello naturale, caratterizzato da una ricca vegetazione arbustiva ed arborea e da suggestivi angoli panoramici che consentono la fruizione unitaria di un lontano scorcio del mar Tirreno, verso cui degradano i frontalieri monti Nebrodi del versante settentrionale costellati dai caratteristici abitati di Frazzanò, Longi, Mirto e dalla vallata del Fitalia sulla quale si affacciano i Colli di Castell'Umberto e San Salvatore di Fitalia ricoperti da una fitta macchia mediterranea associata ad ampie estensioni di uliveti, noccioleti, vigneti e agrumeti.

Nel periodo primaverile sul giallo tappeto arboreo di succiamele, del trifoglio e del dente di leone spiccano le rigogliose fioriture di ginestre, dei bianchi rovereti, della rosa canina, degli alberi di mimosa e di mandorlo.

In quello estivo, invece al verde cupo e brillante delle chiome degli alberi fungono da sfondo le bacche colorate del corbezzolo, le macchie argentee dell'artemisia arborea, i tappeti fioriti di arnica montana  e di cardi spinosi.

Uno degli scorci paesaggistici più suggestivi della zona è costituito dai monumentali ruderi del convento di S. Vincenzo e della chiesa di S. Barbara, dove in primavera le nude pareti rocciose che li attorniano si colorano di essenza spontanee tra cui risalta la viola mammola.

Le rocce sono una quinta scenica naturale contro cui si staglia il campanile della Chiesa, colorato da una slanciata guglia vivacemente policroma.

Sotto il profilo panoramico riveste una rilevantissima importanza il belvedere di San Nicolò a strapiombo sulla vallata, da cui si gode l'ampio scenario da esso offerto.

Mediante l'adozione di colture agrarie tradizionali e l'uso di terrazzamenti sostenuti da muretti a secco, l'intervento antropico si è armoniosamente inserito nell'habitat naturale, costituendo con esso un unico ed inscindibile contesto agrario storicizzato.

L'epoca di fondazione dell'antico centro urbano, abbandonato definitivamente nel 1931 in seguito al verificarsi di numerose frane, è incerta ma sicuramente antecedente all'anno 827, anno in cui le fonti archivistiche ne attestano l'esistenza, riportando la denominazione Quastania.

L'impianto urbanistico di età pre-normanna, pur se depauperato dalle frane che hanno interessato l'area, rimane ancora leggibile nell'interessantissima e caratteristica viuzza a gradoni che conduce alla chiesa di S. Nicolò di Bari.

L'esistenza dell'edificio chiesastico è accertato all'anno 1178, tuttavia per la peculiarità stilistiche e costruttive, esso è riconducibile ad un'epoca anteriore.

L'espansione tardo medievale, verosimilmente coeva all'edificazione del castello di Sollima, viene invece identificata alla chiesa di S. Barbara ed al complesso domenicano dedicato a S. Vincenzo Ferreri.

L'immagine complessiva dell'agglomerato urbano è quella di un organismo tardo medievale legato alla tradizione contadina in cui si innescano emergenza architettoniche realizzate tra la seconda metà del quattrocento e la fine del cinquecento.

Le tipologie edilizie pervenuteci che tramandano il modello insediavi di tipo agricolo, pur mantenendo la connessione morfologica con l'impianto urbanistico più antico, nella maggior parte dei casi risalgono ai secoli XVI e XVII.

Gli edifici ad una o due elevazioni fuori terra si articolano generalmente in due vani sovrapposti. In quello superiore, dotato di tradizionale focolare centrale, si svolgevano le attività domestiche, quello inferiore era adibito a magazzino o ricovero di animali.

I parametri murari sono costituiti da grossi conci di pietra arenaria grossolanamente squadrati, posti in opera a secco; le aperture sono caratterizzate dalla imponenza delle cornici, realizzate con elementi lapidei monolitici che, nelle abitazioni più abbienti vengono arricchite con decorazioni.

Il tessuto edilizio cosiddetto minore complessivamente costituisce una significativa testimonianza di architettura rurale, mediante la quale si possono agevolmente ricostruire la struttura sociale che lo ha generato ed i ritmi lavoratici che lo regolavano.

L'importanza di queste tipologie è accentuata dalla progressiva rarefazione a cui sono soggette, provocata sia dall'abbandono che vengono operate su di esse stravolgendone completamente l'impianto  le peculiarità formali originarie.

Il loro valore storico, documentario, recepito dalla soprintendenza per i beni culturali, ha prodotto la tutela di queste edificazioni per mezzo delle misure vincolistiche di cui alla legge 1° giugno 1939 n. 1089.

Sotto l'aspetto monumentale, oltre alle già menzionate strutture chiesastiche, rivestono particolare rilevanza i resti del castello di Sollima, ubicato alla confluenza dei torrenti S. Domenico e Castello, e la cinquecentesca chiesa di S. Francesco, l'unica aperta al culto.

Delle antiche strutture monastiche originariamente annesse al tempio permangono la vicina fontana, un'edicoletta e la cosiddetta casa di S. Vincenzo, attualmente adibita a magazzino. La chiesa è affiancata da una bellissima torre campanaria che, oltre a rivestire un importante interesse storico ed architettonico, si configura quale elemento caratterizzante del paesaggio.

Il castello, morfologicamente e stilisticamente inscrivibile nel secolo XIII, è ridotto allo stato ruderale: rimangono soltanto il mastio centrale ed alcuni tratti di mura delle carceri sotterranee, da cui deriva il toponimo sotto la currula della vicina strada.

Ubicato in posizione dominante rispetto all'abitato, esso, costituisce un polo visivo di ragguardevole interesse  anche sotto il profilo paesaggistico....;

(Tratto dalla Relazione dell'Architetto Barbaro Poletti.  Decreto Assessoriale 3 febbraio 1996)

Etimologia (origine del nome)

Chiamato Castania fino al 1865. Il nome attuale onora il principe Umberto di Savoia e la prima parte fa riferimento alla presenza di un castellum o castrum in zona.

Il Comune di Castell'Umberto fa parte di:

Regione Agraria n. 8 - Colline litoranee di Patti

Associazione Nazionale delle Città della Nocciola

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