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Martedì 12 Novembre 2019

Alì

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Indirizzo: Via Roma – 98020 Alì Superiore (ME)

Telefono centralino: Tel. 0942.700301 - Fax Municipio: 0942.700181

Stato: Italia

Regione: Sicilia

Provincia: Messina

Zona:Italia Insulare

Latitudine: 38° 1' 37''N

Longitudine: 15° 25' 1''E

Altitudine: 450 m s.l.m.

Superficie: m². 15.606.249

Perimetro comunale: m. 21.858

Comuni limitrofi: Alì Terme, Fiumedinisi,

Frazioni:

Abitanti: 933 (M 448, F 485)

Densità: 55,9 per Kmq. (dati Istat 2001)

Nome di Abitanti: Aliesi o Alioti

Sito Internet: www.comune.ali.me.it

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Codice Fiscale: 00399640838

Codice Istat: 083002

Codice Catasto: A 194

Santo Patrono: Sant'Agata V. M.

Giorno festivo: 5 febbraio

Descrizione Araldica dello Stemma:

Sparviero racchiuso in uno stemma, sormontato da una corona e contornato da due rami di foglie intrecciati alla base da nastro tricolore

Blasonatura del Gonfalone

Decreti:

Da vedere:

Cattedrale dedicata a S. Agata, edificata tra il 1565 e il 1582 la cui effige scultorea sovrastava, dentro una nicchia, la facciata e che cadde col terremoto del 1783 è tra le più maestose dell'archidiocesi.

La particolare devozione verso la Santa è sinteticamente ed espressivamente manifestata da una scritta inserita in uno scudo con cartigli nella parte superiore della facciata: "Agathae sub alis, Alì nulla timebit" e cioè "Sotto la protezione di Agata, Alì non avrà nulla da temere".

Costituisce un bell'esempio di architettura tardo-rinascimentale, interamente in pietra locale, il prospetto principale comprende tre porte d'ingresso con una grande finestra al secondo ordine in asse col portale principale; tutta la composizione triangolare con la scansione delle aperture denuncia in maniera evidente la diretta derivazione dal Duomo di Messina che ebbe notevole influenza nelle scelte stilistiche degli architetti che costruirono le Cattedrali in diversi centri della provincia di Messina. 

L'interno è diviso in tre navate da 14 archi a tutto sesto su colonne monolitiche di breccia. Interessanti e non molto frequenti sono gli elaborati capitelli con triglifi emblematici di un tardo rinascimento strettamente legato ad esemplari brunelleschiani che sicuramente ispirarono, dopo averli visti, l'architetto Giovanni Maffei che li utilizzò, cambiando il capitello dorico con quello corinzio, nella secentesca chiesa di S. Andrea e S. Biagio di S. Piero Patti.

Nell'altare del SS. Sacramento, nell'abside sinistra, si trova un bellissimo tabernacolo in legno intagliato e dorato con colonnette, fregi, ornati e rilievi di ordine corinzio.

All’interno è custodito, in un ricco braccio d'argento, un pezzettino di carne di un braccio della Santa Patrona e il coro di stile barocco, della fine del secolo XVII, opera degli scultori messinesi Giuseppe Contrascieri e Santi Siracusa, con episodi della vita della Santa

Chiesa del SS. Rosario, sovrastante l'abitato di Alì, edificata nel 1624, anno che si trova inciso sull'architrave dell'elegante porta d'ingresso con un'iscrizione dedicatoria, fu eretta dalla famiglia Fama e abbellita da Pietro Fama che a sue spese costruì nel 1653 la strada di accesso al Convento dei Cappuccini, passante davanti alla chiesa, avvenimento ricordato da una lapide murata nella parte alta del campanile.

Ad unica navata, custodisce una pregevole tavola della Madonna del Rosario ricoperta da manta d'argento della seconda metà del '500 conserva le spoglie di D. Pietro Fama in un elaborato sepolcro marmoreo con busto.

Chiesa di S. Antonio da Padova sorge in un luogo dominante, di piccole dimensioni, ad unica navata e unico altare quasi allo stato rudere, presenta sulla falda del tetto un pilastrino superstite del piccolo campanile incorporato nella struttura.

Sul sagrato si trova una colonna votiva mozzata, probabilmente crocifera come quella che ancora esistono a Messina e a Torre Faro.

Chiesa dello Spirito Santo

Chiesa dell’Immacolata

Chiesetta S. Maria de Nemone

Chiesa S. M. degli Angeli

Chiesa di San Giuseppe

Chiesa della Madre degli Angeli

Chiesa S. Elena

Chiesa Anime del Purgatorio

Oratorio delle Anime del Purgatorio si trova nell'abitato, costruito nel 1717 da D. Giovanni Fiumara, ad unica navata, il portale d'ingresso è sormontato da un pregevole bassorilievo in marmo bianco del XVIII sec., raffigurante la Madonna del Carmine con le Ani,e del Purgatorio.

Convento dei Cappuccini

Palazzo della Famiglia Maggiore, fine del XVI sec., inizi XVII sec., nel centro del paese, interessante esempio di manierismo michelangiolesco al confine tra classicismo e barocco. A due elevazioni fuori terra, sulla facciata, in  notevole risalto, sono il potente portale bugnato d'ingresso ad arco a tutto sesto con il concio di chiave a forma di mascherone apotropaico di stile calamecchiano sormontato dallo stemma nobiliare dei Maggiore; il balcone del piano nobile con ringhiera panciuta in ferro battuto è sostenuto da tre mensoloni e sotto il cornicione del tetto so trovano quattro gocciolatoi a figure mostruose.

Palazzo della Famiglia Fama di analoghe caratteristiche, a due elevazioni fuori terra con interessante portale a bugne quadrate e mensoloni di sostegno ai balconi del piano superiore a duplice voluta.

Monumento a Don Pietro Famà

Festa Patronale: 

Sant'Agata si festeggia, ad Alì Superiore, come in altri paesi, dove Essa è Patrona, o dove è semplicemente oggetto di devozione e di venerazione soltanto perché esiste qualche quadro o statua che la raffiguri, il 5 Febbraio di ogni anno.

Riguardo a questa festa, sopravvive ancora ad Alì Superiore, l'usanza di portare in processione la cosiddetta "Cuddura du capu cattedda" (un pane senza lievito cotto a turno da una delle contrade e devotamente conservato a festa ultimata), e una vara (accuratamente allestita da un'altra contrada, su cui si esibiscono due bambine di sette - otto anni, nelle raffigurazioni di Sant'Agata e di Santa Caterina, e nell'atto di lavorare ad un telaio vero).

Eventi Culturali:

Eventi Gastronomici:

Eventi sportivi:

Curiosità:

Mercati e mostre:

Risorse:

L'attuale economia del paese è essenzialmente agricola e si basa in particolare sulla coltivazione delle viti, delle olive, agrumi, castagne e frutta e sull'allevamento di ovini e bovini.

Artigianali: Lavorazione del ferro e del legno.

Centri culturali:

Numeri Utili:

Ufficio Postale: Via S. Giuseppe - tel. 0942-700327;

Guardia Medica: Via Golia - tel. 0942-700171.

Siti nel Comune:

Impianti sportivi:

Strutture Ricettive:

Ostello della gioventù

Bar "la Loggia"  Piazza Duomo, 7  - tel. 0942.700081

Ristorante Belvedere Pizzeria Bar- Via Roma, 36 -  tel. 0942.700119

Ristorante Al Chiaro Di Luna  Contrada Serro -  tel. 0942 700344

Personaggi Illustri:

Come si arriva:

Autolinee: Alì Terme, Messina, Scaletta.

Ferrovia: A Km. 5 stazione di Alì Terme (linea Messina – Catania - Siracusa).

Cenni storici:

Centro agricolo dei Peloritani sul versante ionico situato sulle pendici meridionali del Monte Scuderi si trova a metà strada tra Messina e Taormina.

Le origini dell'abitato di Alì sono piuttosto incerte e sembra risalgano al periodo greco quando dei coloni, provenienti da Elide, regione della Grecia nella parte occidentale del Peloponneso, si stabilirono sul luogo dell'attuale cittadina e in ricordo dell'antica patria la denominarono Elim da cui deriva l'attuale Alì.

Alì è stata fondata dai colonizzatori provenienti dall'Elide, I colonizzatori si sarebbero inizialmente stabiliti nei pressi dell'attuale Capo d'Alì, più esattamente nel pianoro inteso Migliorvino o Mollerino o Modderino come è indicato nella carta dell'Istituto Geografico Militare.

Luoghi adiacenti al pianoro,  come per esempio quello denominato Promiles o Impromili, furono a loro volta fortificati.

Queste notizie furono da fra Serafino ricavate, come lui stesso dichiara, dalla Messana illustrata di Placido Saperi, esse però non trovano adeguato riscontro nelle antiche fonti, e pertanto non possono che ritenersi frutto di congetture.

Se a questo punto si vuole tentare un raffronto con le vicende delle due colonie greche più vicine al Capo d'Alì attuale, cioè Zancle e Nasso, si direbbe che a Nasso i colonizzatori calcidesi si erano insediati nel 757 a.C. (secondo la cronologia "alta"), e che a Zancle, ancora coloni calcidesi provenienti da Eubea e forse anche da Nasso, si erano stabiliti intorno alla metà del sec. VIII a.C.

Nella seconda metà del sec. VII a.C. quando sarebbe stata fondata Alì, le colonie calcidesi di Sicilia vivevano un momento significativo della loro storia, poiché il prepotere dell'oligarchia fondato su leggi che si tramandavano oltremare, e dunque spesso importato all'arbitrio, tendeva ad essere moderato, a salvaguardia dei diritti della maggioranza dei cittadini, dall'introduzione, per la prima volta, di un corpo di leggi scritte, opera, secondo le fonti antiche, del celebre legislatore Caronda.

Naturalmente, Alì ricadeva nel territorio Zancle - Messana, che, almeno a partire dai primi decenni del V sec. a. C., comprendeva l'estremità nord-est dell'isola, dall'attuale Capo Sant'Alessio fino a Milazzo.

Dalle fonti di fra Serafino, si apprende che l'originario abitato di piano Mollerino, dove vennero alla luce numerosi segni del più antico insediamento, resti di edifici, ceramiche, monete e la più particolare fu rinvenuta nel 1746 una sepoltura chiusa da una lastra fittile, sollevata la quale, si videro alcuni scheletri.

Ad un certo punto, il sito fu abbandonato, per sottrarsi alle sempre più frequenti incursioni piratesche.

Fu scelta allora come nuova dimora Monte Scuderi, luogo senza dubbio protetto dalle minacce dei pirati, ma troppo esposto ai venti impetuosi e freddi soprattutto nei mesi invernali.

Sul monte sono stati trovati cospicui resti archeologici sul "cranio verdeggiante del monte", anche qui vasi, monete, resti di edifici e di mura, sepolture. 

Sicché il Monte Scuderi, dopo qualche tempo fu a sua volta lasciato e si scelse una località più a valle, corrispondente al sito dell'Alì di oggi, per dar vita ad un terzo e definitivo insediamento.

Proseguendo nelle vicende storiche di Alì, si scopre che nel 250 a.C. la cittadina subì la distruzione ed il saccheggio ad opera dei Siracusani di Gerone.

Questo episodio si colloca nell'ambito della guerra che intorno al 260 a.C. i Romani, alleati con i Mamertini, combatterono contro Gerone di Siracusa e i Cartaginesi.

Nel 1093 In epoca normanna, Alì Superiore, con tutto il territorio, fu assegnato dal Conte Ruggero al Monastero dei Santi Pietro e Paolo dei Benedettini di Agrò sotto la cui giurisdizione rimase a lungo, più tardi, dopo il passaggio in Commedia del Monastero di Agrò, nel 1676 Alì Superiore fu dichiarato terra – regia e figurava fra i casali e le terre dipendenti da Savoca.

Ciò si rileva dall'atto di capitolazione ai Francesi, stipulato proprio in quell'anno, tra il Vicerè di Sicilia e i Nobili Savocesi, dove si legge, fra l'altro: "La terra di Savoca, dovendo formare milizia per il regno, sia Capo di Bandiera e tenga sotto di sé i Casali e le terre di Alì, Fiume Nisi, Itala, Mandanici, Limina, Forza d'Agrò, la Mola, Roccella, oltre le terre e i Casali di Casale Vetus, Pagliara, Locadi ecc..

Ciò prova che nella seconda metà del secolo, Alì Superiore, avendo raggiunto il titolo di Capoluogo di Mandamento, era un centro di non trascurabile importanza

Nel secolo XVII Alì apparteneva a Pietro Famà, vicario del vicerè.

Arroccato sulle giogaie di una collina, fra Itala ed Alì Terme, Alì Superiore è un paese aperto, un paese in cui il senso del chiuso presente nelle viuzze e nei vicoli della parte alta, muore nella parte bassa e precisamente nella piazza "Duomo", l'unica del centro abitato e nella rotabile asfaltata, che si apre con la qualifica di bivio, ad Alì Terme e che collega i due centri urbani dopo un ripidissimo percorso di sei chilometri, tra oliveti e terreni scoscesi, con strapiombi di oltre 100 metri. 

Sino a vent'anni addietro, Alì Superiore era sede di varie fabbriche (casse e cassette per imballaggio, gesso, scagliola e ghiaccio), che davano lavoro a buona parte degli abitanti. 

Oggi, per una serie di motivi e soprattutto per il progresso tecnologico, e per il grave fenomeno dell'emigrazione, dette fabbriche sono scomparse, con conseguenze deleterie per il paese sul piano economico e sociale. 

Oggi Alì Superiore è un Comune del Mandamento di Alì Terme. Il paese sorge in un paesaggio di gole, di chine e di crinali, lussureggianti di oliveti, di vigneti e di frutteti. 

Ad ovest l'abitato si affaccia ai primi contrafforti dei Peloritani, il cui verde, un verde fitto che non da tregua all'occhio, sale dolcemente per i pendii, fino a raggiungere i più alti crinali. 

Verso la marina, si domina la liquida distesa dello Ionio, un bel paesaggio, in cui i capi di Alì e di Sant'Alessio, sovrastano le bianche macchie degli agglomerati, disseminati tra il bel verde della costa. ben visibile l'estremo lembo del litorale calabro, riposante sull'immenso velluto del mare. 

Il Paese conserva ancora, nei ballatoi e nei cunicoli dei vecchi vicoli, la sua antica fisionomia medievale e quasi ci si attenderebbe di vedere sbucare, da qualche angolo appartato, qualche baffuto soldato con elmo ed armatura di alcuni secoli fa, a turbare, col suo passato militaresco, la bella pace del luogo. 

L'abitato, principalmente costituito da vie e viuzze strette e tortuose, è tutto raccolto attorno alla Matrice; e gli orti, che viveggiano accanto alle case, creano morbidi tappeti di verzura, mentre i fichidindia, qua e là ovunque, ci richiamano a lontananze orientali, a qualcosa di primitivo e di selvaggio. 

Non mancano ad Alì Superiore, le viuzze di stampo campagnolo, come la via "Spirito Santo", dove il visitatore, oltre al silenzio, può trovarvi la poesia di certi balconi con la piante grasse, la gioiosità di certe terrazze con le pergole, in un atmosfera di grazia e di semplicità.

Queste sono le cose che possono costituire oggetto di osservazione e di riflessione da parte di quanti visitano il paese. 

Le chiese ancora integre sono ridotte di molto e costituiscono, allora come adesso, la parte più cospicua e interessante del patrimonio architettonico - monumentale di Alì.

Oggi Alì Superiore non è più il paese di un tempo, con 27 chiese e un Monastero. Le guerre, le rivoluzioni, e sopratutto lo spostamento delle popolazioni dalla collina verso la piana, che per la vicinanza col mare, e per la mancanza di accidentalità del suolo, offriva migliori condizioni per moderni insediamenti umani, hanno portato lentamente, ma inesorabilmente, al declino di questa antica Terra, fino a ridurla, dalla dignità di Capoluogo di Mandamento, al ruolo di piccola località di Provincia, con meno di 1000 abitanti.

Esistono inoltre delle piccole aziende che operano nei settori della trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici mentre il turismo comincia a diventare un' importante fonte di reddito per il paese.

Etimologia (origine del nome)

Chiamato Alì Superiore fino al 1960, probabilmente deriva dall'arabo ali, cavaliere.

Il Comune di Alì fa parte di:

Regione Agraria n. 6 - Montagna litoranea dei Peloritani

 

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