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Domenica 15 Dicembre 2019

San Piero Patti

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Indirizzo: P. De Gasperi – 98068 San Piero Patti (ME)

Telefono centralino: 0941.660274 - Fax Municipio: 0941.669114

Stato: Italia

Regione: Sicilia

Provincia: Messina

Zona: Italia Insulare

Latitudine: 38° 3' 14,04'' N

Longitudine: 14° 58' 15,60'' E

Altitudine: 440 m s.l.m.

Superficie: 41,82  km²

Perimetro comunale:

Comuni limitrofi:Librizzi, Montalbano Elicona, Patti, Raccuja, Sant'Angelo di Brolo

Frazioni:Balze, Boschitto (Mancusa di mezzo), Breuda, Brignieri, Brovina, Cannavarì, Circiumì (Cicciumi), Divisa, Fiumara, Fontana Madonna, Fontanavina, Fossaneve, Frassinello, Garì, Grangiorno, Lacuniere, Latro, Linazza, Malu Passu, Manche-Mancusa/Boschitto, Manganello, Mangravita, Marià, Martinello, Mazzamonaco, Mindozzu, Pantania, Pedata Mula, Piano San Giovanni, Pietre Lunghe (o Pietri-Lunghi), Quattrofinaidi, Ragò, Ramondino, Rocche, Salzo, Sambuco (include Luparotto, Santa Lucia, San Giovanni, Malaborsa), Santa Maria, Sardella, Sciardi, Spaditta, Tafuri, Tesoriero, San Giogio.

Abitanti:3.110  (30-11-2011)

Densità: 74,37 ab./km²

Nome di Abitanti: Sampietrini

Sito Internet: www.comune.sanpieropatti.me.it 

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Codice Fiscale:86000390830

Codice Istat: 083081

Codice Catasto: I086

Santo Patrono: San Biagio e Maria SS. Della Catena

Giorno festivo: prima domenica ottobre e prima domenica dopo Pasqua

Descrizione Araldica dello Stemma:

Inquadrato: al primo d'oro con due leoni di nero affrontati e combattenti; al secondo di rosso al leone d'argento coronato, rampante contro un monte a tre cime d'oro, movente dall'angolo destro della punta; al terzo d'azzurro con fascio di spighe al naturale sostenuto da due leoni d'oro affrontati e controrampanti; al quarto di rosso ad otto bisanti d'oro due su due

Simboli: Bisante, Leone, Monte/Montagna - Colori: Argento, Azzurro, Nero, Oro, Rosso

Decreti:

Da vedere:

Chiesa di Santa Maria Assunta

E' una delle più artistiche Chiese della provincia di Messina, secondo vari documenti, sembra che risalga alla prima metà del '400. 
La costruzione della Chiesa avvenne in diverse epoche successive, ed il portale esterno della porta centrale, che fu portato a compimento fra le ultime rifiniture della grande costruzione, porta la data del 1581. br> E' a pianta basilicale a tre navate, e vi si accede tramite una doppia scalinata in pietra arenaria, con bellissima cancellata e ringhiera in ghisa e ferro battuto (1877). 
La facciata costituisce un importante esempio di architettura tardo rinascimentale, eccezionale il portale d'ingresso in pietra arenaria locale, che reca una variegata figurazione di simboli, santi e allegorie, in particolare le tre statue che sormontano la trabeazione del portale.
La Chiesa è di una bellezza veramente singolare, basti notare all'interno di essa il magnifico soffitto in legno di cipresso scolpito in stile barocco, le colonne, le arcate, il grande cornicione che chiude le medesime e i finestroni, oggetti tutti costruite in pietra da taglio finemente lavorata.
Nell'interno della Chiesa è ancora da notarsi l'antico portale della sacrestia, scolpito anch' esso in pietra da taglio; la cupola, il cui interno è adorno di meravigliosi lavori in stucco; il cappellone dell'altare maggiore, su cui si vedono dei grandi rosoni e fiori stilizzati; l'altare del crocifisso, costruito in marmo locale; l'altare di San Biagio, anch'esso costruito in marmo e la statua del santo è uno dei capolavori della Scuola del Gagini; il meraviglioso pulpito; l'antico fonte battesimale, tutte opere in marmo meravigliosamente scolpite
Fuori, accanto all'artistica chiesa, si nota il maestoso campanile che supera i trenta metri e le cui finestre sono anch'esse costruite in stile barocco.

Chiesa della Madonna del Carmine

La Chiesa della Madonna del Carmine di San Piero sorse nel 1566. Dopo la Chiesa di Santa Maria, essa è una delle più belle Chiese della Provincia; tempio di media grandezza, con un magnifico e ben proporzionato campanile che, visto anche da lontano, dà il senso della bellezza e della serenità interiore. 

Un antico Portale accresce esternamente la eleganza della Chiesa, nonostante esso, attraverso i secoli, sia stato quasi rovinato dai tempi. 

Coloro che entrano in questo sacro edificio, non possono non rimanere affascinati di fronte a quegli affreschi di mirabile fattura e, specialmente, di fronte all'Altare della Madonna e della Sua Statua in Marmo, nonché di fronte a tutti quanti gli altri capolavori. 

Fra gli affreschi colpisce l'animo del visitatore un grandioso Dipinto in stile Barocco, sito al centro della volta del soffitto, che raffigura la Madonna del Carmine circondata da una miriade di Angeli e da una schiera di anime purganti, nel momento in cui molte di esse stanno per liberasi dalle loro pene e stanno per essere avviate verso il Regno Divino. 

Tra queste anime vi si vedono quelle che in questa vita furono lavoratori di ogni genere, fra l'altro poi, vi si vedono monache con i rispettivi veli, sacerdoti in cappa magna, donne del popolo, giovani vecchi che anelano tutti di vedere Iddio, gli Angeli, i Beati e i Santi del Cielo. 

Nel suo complesso, questo affresco si presenta con colori vivaci diversamente sfumati. 

Il tutto poi è racchiuso in una straordinaria cornice in stucco, di  motivi floreali variamente intrecciati. 

L'Autore fu un tal Spanò da San Piero Patti, che giovinetto era stato l'alunno della Scuola di Pittura del Convento, e che poi era divenuto uno dei Maestri. 

Il dipinto porta il la data del 1772 e, ben a ragione può considerarsi fra i migliori dipinti del genere che si vedono nelle Chiese dell'isola. 

I visitatori non possono non ammirare gli altri tre affreschi che si trovano in alto, uno al centro e due lateralmente della Grande Cappella dell'Altare della Madonna. 

L'Altare Maggiore, grandiosa costruzione in legno, è veramente eccezionale; è composto di varie colonne finemente lavorate e sormontate da capitelli corinzi; in mezzo ai quali si scorge l’Eterno Padre, nell'atto della creazione del mondo, nonché due statue di Sante Carmelitane che ammirano commosse la Madre di Dio.

Tale opera fu portata a compimento da insigni Maestri di Scultura, che allora insegnavano anch'essi nell'ambito del grande Convento. 

In mezzo all'Altare, si vede una meravigliosa nicchia, nel cui fondo azzurro, tempestato da numerosissime stelle, troneggia una Statua di bianchissimo marmo raffigurante la Madonna del Carmelo. 

Questa Statua, proveniente dalla Scuola del Gagini, fu scolpita nel 1629 a Palermo.

Per la lavorazione fu impiegato un  blocco di marmo speciale e, si direbbe quasi eccezionale, per la natura dei marmi che ordinariamente si adoperano per tali lavorazioni. 

Coloro che si fermano ancora in Chiesa non possono non contemplare un meraviglioso dipinto sutela di un San Francesco di Paola, che incanta ed attrae gli ammiratori, mentre egli sta accanto all'immenso azzurro del mare per oltrepassare lo stretto di Messina. 

Vi è poi un Crocifisso Secentesco, e poi ancora un altro dipinto in tela rappresentante il Carmelitano Sant'Alberto con la raffigurazione di numerosi miracoli intorno alla Immagine, miracoli che egli compi durante il periodo della sua vita terrena. 

Sulla parete destra della Chiesa vi si vede una statua Secentesca di Sant'Elia, e poi un altro altare, su cui in alto trovasi una artistica ed antica Immagine della Madonna dell'Idria, posta in una straordinaria cornice secentesca d'inestimabile valore. 

Mentre sulla parte più bassa dell'altare si vede la scultura di un piccolo « Ecce Homo » in legno, che non può non far versare una lacrima per l'espressione del viso che esprime i suoi tormenti, per le ferite, la corona di spine, ed il sangue che sgorga dal suo corpo. 

Infine, vi si vede una elegantissima statua della Madonna del Carmelo costruita con materiali dell'industria moderna, che si usa nelle processioni. 

Vicino alla porta di entrata si vede la cantoria, su cui ancora si scorgono diversi stalli costruiti in legno di noce, ed un Organo settecentesco con alcune sculture dorate e intagliate in stile barocco: 
La Chiesa, fu restaurata una prima volta nel 1916 a cura del Canonico Cav. Don Giuseppe Forzano a spese dei Fedeli. 

In seguito è stata restaurata per ben tre volte a cura di Mons. Decano Luigi Lo Sardo: le prime due volte, a spese dei Fedeli, l'ultima, a spese dello Stato.

Durante l'ultima restaurazione oltre alla revisione completa del tetto, il rifacimento del pavimento e di diverse altre cose, fu ricostruita ex novo in cemento armato la cantoria e fu rimesso anche a nuovo l'interno del campanile, in cui fu costruita una scala con relativa ringhiera in ferro per poter salire sulla cella campanaria. In quest'ultima si trovano due bellissime campane, di cui una più piccola e l'altra più grande. 

Sulla piccola si legge: «Pater Angelus Caffarellus Prior 1630 ». 

Sulla grande si legge: 

« Hoc opus fieri fecit Pater FEI Sumptibus propriis, tempore suo ». 

Padre FEI fece fare quest'opera a proprie spese, mentre egli ancora viveva. 

Concludendo non possiamo non dire che tutte quante le cose che si vedono in questa Chiesa presentano una proporzione straordinaria, un'armonia ed una bellezza indicibile, per cui, entrando in essa, si ha senz'altro l'impressione di entrare in un angolo di Paradiso.

Chiesa Madre Parrocchia di San Pancrazio

Non si conosce con precisione la data di fondazione della Chiesa Madre di San Piero; molti affermano che le origini di essa debbano ricercarsi negli ultimi anni della fine del Trecento, o tutto al più nei primis-simi anni dell'inizio del Quattrocento, e queste date non sono improbabili, in quanto si sa di certo che essa esisteva nella prima metà del Quattrocento, epoca in cui, per come si apprende dal Wadding, per opera del Beato Matteo di Agrigento, veniva costruito il Convento e la Chiesa dei Minori Osservanti, nelle immediate vicinanze della Chiesa Madre. 

Tale Chiesa, nei primi anni del Settecento, presentava molte lesioni e minacciava addirittura di crollare, cosicché, nel 1721 veniva completamente demolita e ricostruita a nuovo, molto più grande e più bella di prima. 

In seguito, veniva fortemente danneggiata dal terribile terremoto di Messina e Catania del 1783, ma questa volta, anche con l'aiuto dello Stato, veniva ad essere riparata e riaperta al culto. 

Negli ultimi anni del 1800, a causa di una lenta e invisibile frana, i muri non reggevano più; quella Chiesa che era stata vanto del popolo Sampietrino, e la sede più bella, in cui avevano avuto luogo le più fervide preghiere ed il più devoto culto in onore di Maria Santissima della Catena, minacciava di crollare per sempre. 

A tale sciagura volle porre rimedio il non mai abbastanza compianto Canonico Giovanni Paleologo, che fu poi Decano e Arciprete della predetta Chiesa, il quale con la sua instancabile attività e solerzia, e con l'aiuto della cittadinanza tutta, e il più delle volte con i propri mezzi, riuscì a ricostruirla con criteri moderni e a rimetterla in funzione. 

Ancora oggi, sotto il grandioso organo, generosamente donato dallo Arciprete dott. Gioacchino Scaglione, può leggersi l'iscrizione seguente, incisa su di una lapide in marmo: 

D.O.M. a spese dei fedeli con diligenza del canonico Paleologo

questa chiesa riedificata quasi a nuovo consacrata il 18 giugno 1907

da Mons. Traina venne riaperta al culto dopo dodici anni di lavoro 

La Chiesa Madre fino al 1607 fu l'unica Parrocchia esistente in San Piero, da tale epoca in poi, le Parrocchie divennero due, in quanto Mons. Secusio, Arcivescovo di Messina e Patriarca di Costantinopoli, elevò a Parrocchia l'artistica Chiesa di Santa Maria. 

Nel 1742 Benedetto XIV, accogliendo l'istanza, già inoltrata da circa un secolo da parte di Bartolomeo Caccamo e del figlio Vincenzo, e riconoscendo, nel contempo, la grandiosità e la bellezza della Chiesa, la eleva ad « Insigne Collegiata », per cui, il popolo di San Piero, giornalmente poteva ascoltare la Messa Collegiale e il Divino Ufficio recitato e cantato da dodici Canonici, fra i quali si notavano tre Dignitari, e cioè il Decano che ne era il Capo, l'Arcidiacono ed il Tesoriere. 

Fra le opere più belle della Chiesa notiamo le seguenti: 

Un artistico sarcofago in marmo, sostenuto da due leoni, e sormontato da una statua di Gesù Redentore in mezzo a due Angeli.

Questo sarcofago, costruito in parte in marmo locale, e in parte in marmo da Carrara, è una scultura veramente fine e singolare e di incomparabile bellezza; in esso riposano le ossa del Nobile Domenico Natoli, sposo di Caterina Scaglione, a spese della quale fu costruita l'opera che porta la data del 1608. 

Una statua in marmo di Maria Santissima dell'Idria, opera della Scuola del Gagini, lavoro veramente meraviglioso e di straordinaria fattura, giudicato fra i più bei lavori del genere che si trovano in tutte le Chiese della Provincia di Messina e di molti altri capoluoghi della Sicilia. 

Una statua in marmo di Santa Caterina di Alessandria, opera bella e grandiosa, sia per la sua espressione, sia per le pieghe del suo vestiario e sia per la ruota del martirio. Opera della Scuola del Gagini. 

Una statua in marmo della Santissima Annunziata, anch'essa opera della Scuola Gagini, lavoro sublime e meraviglioso, sia per l'espressione umile della Madonna e sia per la bellezza celestiale dell'Angelo, che in atto solenne Le manifesta i Voleri Eterni di Dio. 

Tre celebri portali, costruiti in pietra da taglio; di cui uno Secentesco collocato dinanzi alla Cappella di Maria Santissima della Catena, e gli altri due Cinquecenteschi posti uno dinanzi alla Cappella della Santissima Annunziata, e l'altro dinanzi all'altare di San Francesco di Assisi. 

Il portale che trovasi dinanzi alla Cappella di Maria Santissima della Catena presenta due colonne monolitiche artisticamente lavorate con bassorilievi in istile barocco e con capitelli in istile corinzio; mentre gli altri due che sono di uguale grandezza, presentano quattro lesene, due per ciascuno, lavorate con bassorilievi nella parte più bassa, con scanalature nella parte più alta, e, infine, sono sormontate da capitelli corinzi. 

Come è ovvio, tutti e tre i portali presentano, quali elementi soprastanti ad essi, le rispettive trabeazioni, i relativi fregi e le rispettive cornici. Tali portali si trovano lungo una buona parte della parete destra della Chiesa, e sono cosi ben disposti, e cosi sfarzosamente ed armonicamente costruiti che, nel loro insieme, non possono non dare al visitatore una sensazione straordinaria di magnificenza e di bellezza. 

L'altare della Madonna del Rosario e l'altare di San Pancrazio, meravigliosamente costruiti in marmo locale, intarsiato con marmi policromi. 

Il coro estivo, collocato dietro l'altare maggiore, scultura veramente bella e meravigliosa, in legno di noce e sormontata da pregiate statuette tra l'uno e l'altro stallo. 

Un tronetto di marmo policromo con elegantissime colonnine, per il Santissimo Sacramento, sormontato anch'esso da un'artistica Immagine dell'Eterno Padre, in mezzo ad una miriade di Angeli. 

Un grandioso dipinto della Scuola del Novelli raffigurante Gesù nell'atto in cui consegna le Chiavi all'Apostolo Pietro. Quadro di una bellezza eccezionale, per la vivacità e l'armonia dei colori, che non solo fa rivivere al vivo la scena che intende rappresentare, ma che lascia nell'animo del contemplatore una impressione di qualche cosa di sublime, di misterioso e di grandezza. (Nel 1982 è stato restaurato a cura e a spese dell'Assessorato Regionale ). 

Un eccellente dipinto del Thomasius del 1671, raffigurante la Deposizione di nostro Signore Gesù e le Anime Sante del Purgatorio. Opera singolare a nessuna altra seconda. Dinanzi a questo capolavoro numerosissimi fedeli usano far celebrare le « Messe Gregoriane » in suffragio ai propri cari. 

Un bellissimo quadro di Sant'Agata e di Santa Lucia di Autore ignoto. 

Alcune statue in legno, fra cui, quella di San Pancrazio, della Madonna della Catena e di Sant'Antonio Abate. 

Infine, all'occhio del visitatore, il campanile di tale Chiesa si presenta alquanto basso e tozzo. Esso, in origine, era un campanile pendente e di considerevole altezza, sormontato da una elegantissima cella campanaria, costituita da quattro gruppi di tre colonne monolitiche in marmo locale, lavoro unico in tutta la Sicilia e forse in tutta l'Italia Meridionale.

Tale pendenza, però, era apparente anziché reale, giusta per come risulta dalla base del campanile e dai cornicioni in pietra della base medesima; però, tale lavoro, nella prima metà del secolo scorso, per l'incompetenza di coloro che reggevano le sorti del nostro paese, col pretesto che, a causa di eventuali scosse sismiche, cadesse sul palazzo degli Orioles, veniva in gran parte demolito e ricostruito nella forma attuale. 

Su tale campanile, fra le altre campane, si nota un grandioso campanone, costruito nell'« anno del Signore Milleseicento », su cui vi si vedono due bassorilievi della Madonna della Catena sotto i cui piedi vi si legge: «AVE MARIA, GRATIA PLENA », cioè a dire « Ave Maria piena di grazie »; e, intorno all'orlo dello stesso, vi si nota la frase che qui si trascrive: 

«Defunctos plango, vivos vogo, fulgura fello, ventorum rabiem mitigo, festa cano», 

che nel nostro idioma si potrebbe volgere con le parole seguenti: 

«Piango i Morti, invito i Vivi alla preghiera, allontanando i fulmini, mitigo la furia dei viventi, celebro con il mio suono le feste»

Convento dei Carmelitani Calzanti

I lavori del Convento dei Carmelitani Calzati di San Piero, nonché quelli del Chiostro e della Chiesa omonima ebbero inizio nel 1566, per interessamento e cura di Padre Girolamo da Patti, previo consenso di S. E. Mons. Antonio Cancellario, Arcivescovo di Messina, nella cui diocesi allora era compreso San Piero, e, previo consenso del Barone Don Cesare Orioles Gaetani, che, in quel tempo, era il Signore del Paese.

Secondo Padre Mariano Ventimiglia dell'Ordine dei Carmelitani, autore del libro « Il Carmelo », pubblicato in Napoli nel 1779, a pag. 4 del primo volume, dice che, il Convento fu fondato nel 1572, mentre altri scrittori, giustamente, spiegano che i lavori iniziati nel 1566 ebbero termine nel 1572, data in cui fu abitato da numerosi Sacerdoti e Fratelli laici che, da quell'anno iniziarono la propria missione nella « Terra » di San Piero.

Comunque, da tali periodi il Convento ebbe vita fino al 1866, data in cui, in virtù della non mai abbastanza deprecata legge del 7 luglio del medesimo anno, furono confiscati i Beni Ecclesiastici e furono soppressi numerosi Conventi dei vari Ordini Religiosi, che erano stati fonti di civiltà e di progresso culturale, spirituale e morale in numerosissimi centri abitati della Sicilia e dell'Italia tutta.

Nel Convento esiste tutt'oggi un Chiostro Rinascimentale, composto da sei colonne per ciascuna ala di esso, che dà l'impressione al visitatore di un antico tempio greco esastilo periptero, costituendo nel suo insieme un'opera meravigliosa e incantevole, che, per la sua singolare bellezza, è stato preso sotto la protezione speciale dalla Soprintendenza ai Monumenti per la Sicilia Orientale.

Le colonne sono monolitiche, costruite in pietre da taglio, finemente lavorate, le quali sostengono le varie arcate edificate in istile romanico con conci di pietre che presentano una lavorazione artisticamente rifinita.

In questo Convento esisteva una Scuola secondaria per la preparazione dei Chierici Regolari, che avrebbero voluto abbracciare il sacerdozio, e vi era una Cattedra di Filosofia e Teologia. Molti giovani accorrevano dai paesi vicini per frequentare quelle Scuole e pregare la Madonna che trovasi nella bellissima Chiesa che sorge unita allo stesso Convento, circondato da una magnifica e verdeggiante pineta (Vedi Padre Carmelo Nicotra: Il Carmelo Siciliano nella Storia).

Famosa, inoltre, era la Biblioteca del grandioso Monastero, la quale conteneva numerosi volumi e svariati manoscritti di gran pregio, alcuni dei quali, fortunatamente, dopo la chiusura di quel luogo sacro, andarono a finire nelle più importanti Biblioteche delle tre più grandi città siciliane, ad esse inviati da seri Sacerdoti e Professionisti dell'epoca.

Sino a pochi anni or sono, in un salone del Convento si potevano vedere i resti di antichi scaffali sgangherati, che nei periodi in cui il Monastero aveva avuto vita, avevano contenuto e custodito tante opere letterarie e di scienze filosofiche e teologiche.

E quando, in ottemperanza alla legge, di cui sopra accennata, i Monaci furono costretti di abbandonare definitivamente l'antico Monastero, sul davanzale di esso si videro mucchi di libri, gettati alla rinfusa sul terreno, per cui alcuni di essi furono raccolti e portati via da diverse persone di una certa cultura, mentre la maggior parte andò, inesorabilmente, distrutta, per opera di ragazzi, che per diverse sere si divertivano ad incendiare quelle pagine e quelle opere, che erano costate tanti anni di sacrifici e di lavoro a numerosi Padri, pazienti e laboriosi, che avevano insegnato in Convento e avevano esplicata la loro missione religiosa in Paese.

Presso lo stesso Monastero, nel Seicento e nel Settecento fu anche famosa una Scuola di Pittura, la quale fu frequentata da molti giovani di San Piero, nonché da altri che provenivano da diversi centri della provincia, e, talvolta, da qualche paese fuori dell'Isola.

Accanto a tale Scuola di Pittura, prosperò anche una Scuola di Scultura, nonché un apprendistato per la falegnameria e l'ebanisteria, diretto ed animato da valentissimi Monaci.

Si devono, proprio, a queste famose Scuole le costruzioni delle pale degli Altari della Chiesa di San Benedetto (Badia), che dopo l'espulsione dei Religiosi del 1866, per essere conservate, furono trasportate nella Chiesa del Carmine, e poste dinanzi agli Altari laterali della stessa. Si devono del pari alle medesime Scuole le costruzioni di numerosi mobili delle persone più facoltose del paese, nonché il fantastico Altare della Madonna del Carmine, il bellissimo armadio che si vede ancora in Sagre­stia, e un numero immenso di oggetti sparsi in numerosi centri abitati, e in numerose Chiese vicine e lontane.

Si fa presente, infine, che il Convento sotto il titolo di « Monastero di San Nicolo dei Soini » appartenne alla Provincia Carmelitana di Santo Alberto, con sede del Padre Provinciale in Messina.
Il monastero è stato restaurato di recente, i lavori completati nel luglio 2003, sono stati eseguiti
dalla ditta Ediltecnica Restauri dell'ing. Vincenzina Messina e progettati e diretti dall'arch. Rosanna Galletta.

Fontane

Tra i tesori più belli di questa cittadina vi è anche la fontana di San Vito esempio eloquente del fulgore del barocco siciliano.

Essa venne eretta nel 1686 per volere di Giuseppe Caccamo Orioles barone di San Piero Patti. Risale, invece al 1875 la Fontana del Tocco eretta all'ombra del campanile della Chiesa di Santa Maria in marmo bianco di Carrara

Festa Patronale:

Eventi Culturali:.

Carnevale sampietrino

Ogni anno in occasione di questa festa le sale da ballo della cittadina si riempiono di gente proveniente anche o soprattutto dai comuni limitrofi.

Le serate danzanti carnascialesche si protraggono per tutta la settimana grassa, ed in più a San Piero si balla anche il sabato successivo al carnevale: quest'ultima serata viene definita Carnevalone.

Ma il piatto forte del carnevale sampietrino è la sfilata di carri allegorici e gruppi in maschera che avviene solitamente la domenica successiva al giovedì grasso.

In questa occasione un tripudio di musica e colori invade le vie del centro di S. Piero portando allegria e spensieratezza nel cuore dei sampietrini.

Blue Notes nel Borgo 2007 Festival di musica blues "Blue notes nel Borgo" - Associazione "Vento del Sud"

Corteo storico - rievocazione della venuta di Federico IV d'Aragona nel 1356

Itinerario presepiale nelle vie del centro storico: "Il presepe nel borgo antico"

Festa dell'emigrante

Eventi Gastronomici:

Eventi sportivi:

Autoslalom "Città di San Piero Patti" - Campionato Italiano S.G.B. Rallye

Curiosità:

I Sindaci dal 1944 a oggi

1944 – 1946    Ugo Emanuele di Villabianca          

1946 – 1952    Giuseppe Argeri                                

1952 – 1960    Giuseppe Gorgone                           

1960 – 1963    Giovanni Paleologo                          

1963 – 1965    Giuseppe Argeri                                

1965 – 1993    Tino Santi Natoli                              

1993 – 2002    Salvatore Lamacchia

2002 – 2007    Salvatore Vittorio Fiore

2007 - a oggi  Ornella Trovato                                                                    

Mercati e mostre:

Risorse:

Il cardine portante dell'economia sampietrina è costituito dall'agricoltura (agrumi, cereali, frutta, nocciole, noci, castagne, uva e olive) e dallo allevamento (bovini e ovini).

Sono presenti industrie nel settore alimentare (dolciaria, produzione di acque gassate), nel settore dell'abbigliamento (pantalonificio) e nella lavorazione del marmo di cui esistono numerose cave.

Fiorente è il commercio di nocciole.

Centri culturali:

Numeri Utili:

Siti nel Comune:

http://www.ildaino.com

Impianti sportivi:

Strutture Ricettive:

Azienda Agrituristica “Il Daino”, c/da baida, Tel. 0941.660362

Personaggi Illustri:

Giovanni Gorgone, chirurgo e scienziato, fondatore della Clinica Chirurgica e del Gabinetto d'Anatomia-Patologica dell'Università di Palermo.

Helle Busacca, poetessa, narratrice e pittrice.

Emilio Fede noto giornalista ed ex direttore del Tg1.

Pete Rugolo (Pietro Rugolo) musicista jazz di fama mondiale.

Come si arriva:

Cenni storici:

Il nome che anticamente i greci diedero a San Piero Patti è Petra in riferimento ad una grande roccia di granito rosso presente in quel territorio.

A San Piero infatti vissero numerosi coloni greci che fondarono la comunità di Petra e che intrattenevano rapporti commerciali con le altre comunità di Abacena e Tindari.

Con l'avvento del Cristianesimo l'antica denominazione "Petra" fu trasformata in Sanctus Petrus e dopo ancora Sanctipetri supra Pactas (San Pietro sopra Patti).

Con l'avvento degli Arabi in Sicilia, anche San Piero fu occupata dai saraceni: il loro esercito risalendo il fiume Timeto giunse nell'antico insediamento di cui occupò il versante periferico meridionale a ridosso del corso d'acqua.

In quel luogo nacque l'antico quartiere saraceno conosciuto col nome di Arabite. San Piero conobbe un nuovo periodo di prosperità durante il regno del gran Gran Conte Ruggero (Ruggero I d'Altavilla).

Egli, forte dell'appoggio di un esercito inviatogli dal Marchese del Monferrato, scacciò gli Arabi da San Piero e pose il suo territorio sotto la regia amministrazione.

Molti dei guerrieri di origine piemontese e provenzale venuti al seguito di Ruggero s'insediarono definitivamente a San Piero e dalla fusione della loro lingua con quella locale nacque il dialetto Gallo-Italico tuttora in uso a San Piero come in altri centri del messinese e dell'ennese (Novara di Sicilia, San Fratello, Nicosia, Piazza Armerina, Valguarnera Caropepe e Aidone).

Dopo la morte di Federico II di Svevia (Federico II di Svevia e I di Sicilia) sotto cui San Piero continuava ad essere territorio demaniale, il suo successore Corrado I lo trasformò in territorio feudale affidandolo ai De Manna e successivamente agli Orioles.

  1. Nel1356il ReFederico IV d'Aragonasoggiornò nel castello di San Piero Patti dopo aver riportato la pace nelfeudosampietrino a seguito di una protesta popolare contro la Baronia.

La regina Maria di Sicilia nel 1377 riaffidò la baronia di San Piero agli Orioles che la mantennero fino al 1646 anno in cui passò nelle mani della famiglia Caccamo. Gli ultimi nobili ad essere investiti del titolo di baroni di San Piero furono i Corvino.

Cinque anni dopo la morte del barone Girolamo Corvino Filingeri, nel 1812, il Parlamento Siciliano mise fine agli stati feudali in Sicilia e San Piero insieme a tutti le altre cittadine vennero poste sotto il diretto controllo dello Stato.

Nel periodo garibaldino a San Piero furono reclutati numerosi volontari tra cui lo scienziato Giovanni Gorgone.

Federico IV d'Aragona a San Piero Patti

Manfredo e il fratello Giovanni Orioles governarono in malo modo la città maltrattando la popolazione e usurpando i nobili del luogo.

Ben presto i due signori divennero i nemici del popolo sampietrino a tal punto che la popolazione sfogò il proprio malcontento in una sanguinosa rivolta. Intorno al 1350 il popolo prese possesso del castello di San Piero, uccidendo l'odiato barone Giovanni e saccheggiando la sua residenza signorile.

Da quel giorno il governo della città di San Piero rimase nelle mani dell'Universitas ovvero dell'Amministrazione locale precedentemente nominata dai baroni.

Nessuno degli Orioles fece più ritorno a San Piero.

Quando nel 1353, dopo la morte di Ludovico,Federico IV d'Aragona divenne re di Sicilia, venuto a sapere dei fatti accaduti a San Piero nei tempi anteriori alla sua ascesa al trono, giustificò il comportamento dei sampietrini tenendo conto della risaputa efferatezza dei baroni Orioles.

Nel dicembre del 1356 Federico IV (detto anche Federico III di Sicilia) giunse a San Piero con la sua corte e fu accolto con immensa gioia dal popolo della città.

Motivo della sua visita era l'intenzione di farsi un'idea della condizione dell'amministrazione cittadina dopo la caduta degli Orioles. Il re dimorò nel castello di San Piero dal 6 fino a tutto il 9 dicembre, tra gli inni e le acclamazioni del suo popolo.

Federico ripartì il giorno 10 alla volta di Castiglione di Sicilia; il giorno 11 dopo aver ascoltato le richieste del popolo sampietrino rivoltegli durante il suo soggiorno, il re emanò un provvedimento con il quale la città di San Piero con tutti i suoi territori furono annessi al regio demanio.

Il sovrano inoltre affidò in custodia all'amministrazione sampietrina tutti i beni mobili che erano stati possesso dei feudatari Orioles premiando il popolo per la sua fedeltà al re.

San Piero rimase terra demaniale finché visse Federico IV. Durante il regno di Maria di Sicilia a causa di alcune interferenze messe in atto da funzionari e nobili, San Piero insieme a Raccuja divenne nuovamente feudo degli Orioles in particolare del barone Berengario Orioles Lanza. Ogni anno in agosto nella città viene organizzata la ricostruzione storica della venuta di Federico a San Piero.

Durante la manifestazione hanno luogo il corteo storico con costumi d'epoca ed intrattenimenti musicali e gastronomici vari. Il tutto all'interno della cornice storico-artistica dei quartieri Castello e Arabite.

La contrada in cui il territorio di San Piero si congiunge con quello di Patti, prende il nome di Quattrofinaidi (dal latino quattuor fines, cioè quattro confini) in quanto in essa si congiungono i confini dei comuni di San Piero Patti, Patti, Montalbano Elicona e Librizzi.

Fra i monti più alti: Monte Uomo Morto sul confine con Montalbano Elicona è alto 1267 m s.l.m.; Monte San Pietro sul confine con Raccuja è alto 1185 m; Monte Cocuzza sul confine con Raccuja è alto 1051 m; Monte Renazzo sul confine con Montalbano Elicona è alto 1049 m. Cosicché il punto più alto del territorio di San Piero raggiunge i 1267 m di altezza mentre quello più basso si trova in località Casale-Divisa ed è alto 253 m.

Nelle zone più alte del territorio, in particolar modo in contrada Taffuri, è possibile ammirare i cubburi, tipiche costruzioni rurali testimoni dell'antica civiltà contadina.

Frazioni

  1. Boschitto

è situato a metà della strada provinciale S. Piero Patti -Raccuja. La contrada conta circa 100 abitanti ed è nota anche con il nome di Mancusa di mezzo.

Deve il suo nome all'esistenza di un bosco che ricopre il suo territorio ormai da secoli.

Nella contrada fu edificata a spese di Giuseppe Argeri, già sindaco di San Piero Patti, una piccola chiesa nella quale è custodita una statua della Madonna del Rosarioscolpita dal maestro Riccardo Ghio di Massa.

Ogni anno, in settembre, in questa contrada, a spese degli abitanti e con il contributo del comune di San Piero Patti, viene celebrata la festa in onore della Madonna.

Fiumara

Fiumara è una delle frazioni del Comune di San Piero Patti. Da sempre le vallate della frazione sono state coltivate a noccioleto, per cui essa è stata sempre la più valida risorsa economica dei cittadini del paese.

Si estende a ridosso di gran parte del tratto iniziale del torrente Timeto e data la vicinanza del fiume, fin dai tempi più remoti, nella frazione si sono insediati molini ad acqua per la macinazine del grano e gualchiere destinate alla raffinazione e alla coloritura delle stoffe e fabbricati per la concia del cuoio e dei pellami.

Sambuco

Il nome della frazione deriva dalle numerose piante di Sambuco che sono sempre cresciute in questo luogo.

La contrada di Sambuco include le località di Liparotto, Santa Lucia, San Giovanni, Malaborsa. È una delle contrade più popolate del comune; il suo territorio è coperto di noccioleti e grazie alla sua posizione, molto alta rispetto al centro abitato di San Piero, da lì si gode un bel panorama. ogni anno un gruppo di amici organizza una delle feste più importanti dell'intero comune, "La festa di Sambuco" in onore della Madonna del Carmelo.

Di tradizione in questa festa è la "Sagra du pani cauddu cunzatu" nella quale si distribuisce gratuitamente il pane caldo fatto in casa dalle sapienti mani delle casalinghe della frazione.

Inoltre nelle giornate dei festeggiamenti è possibile visitare un'affascinante mostra di oggetti antichi, molto apprezzata dai compaesani che tornano ogni anno in occasione della festa a chiusura della quale ormai da anni è consuetudine far esibire artisti di tiratura nazionale del calibro di Valentina Persia,Sasà Salvaggio, Gianni Panarilleo, Battaglia e Miseferi, e tanti altri.

Linazza

Questa frazione deve il suo nome all'odore caratteristico dei cumuli di "linazza" ossia gli scarti della pianta dilino, che veniva coltivata e cresceva rigogliosa in quella terra.

Etimologia (origine del nome)

Precedentemente denominato San Piero sopra Patti, assunse il nome odierno nel 1912. Si riferisce alla chiesa maggiore intitolata al santo. La specifica indica la vicinanza a Patti.

Il Comune di San Piero Patti fa parte di:

Regione Agraria n. 2 - Nebrodi nord-orientali

Associazione Nazionale delle Città della Nocciola

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/San_Piero_Patti

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