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Lunedì 18 Novembre 2019

Rometta

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Indirizzo: Via Gimello n° 1 – 98043 Rometta (ME)

Telefono centralino:  0909924629- Fax Municipio:0909924582

 

Stato: Italia

Regione: Sicilia

Provincia: Messina

Zona: Italia Insulare

Latitudine: 38° 10' 15,96'' N

Longitudine: 15° 24' 54,36'' E

Altitudine: 590 m s.l.m.

Superficie: 32,12  km²

Perimetro comunale:

Comuni limitrofi: Messina, Monforte San Giorgio, Roccavaldina, Saponara, Spadafora

Frazioni:Gimello, Rapano, Rometta Marea, San Cono, Santa Domenica, Sant'Andrea, Sotto Castello, Filari, Nè Monaci, Oliveto,  Rapano Inferiore, Rapano Superiore, , Scalone, Serrocondurri.

Abitanti: 6.532 (30-11-2012)

Densità: 203,36 ab./km²

Nome di Abitanti: Romettesi

Sito Internet: http://www.comune.rometta.me.it/

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 Codice Fiscale:00136550837

Codice Istat: 083076

Codice Catasto: H519

Santo Patrono: San Leone Vescovo

Giorno festivo: 20 Febbraaio

Descrizione Araldica delloStemma:

Blasonatura del Gonfalone

Decreti:

Da vedere:

La Chiesa Bizantina "Santa Maria dei Cerei"

Il monumento certamente più antico di Rometta è la chiesa di Gesù e Maria, anticamente detta di Santa Maria della Candelora (o dei Cerei), risalente ai secoli della dominazione Bizantina, tra il VI e X secolo.

Presso questa chiesa, alla fine del secolo XIII, si stabilì un convento di suore trasferitosi dalla piana di Milazzo dove aveva il titolo di Santa Maria di Basicò.

Nel 1320 le suore ottennero l'approvazione pontificia del loro trasferimento a Rometta, ma nel 1345, per intercessione della regina Elisabetta D'Aragona, passarono a Messina.

Non si sa quale regola seguissero all'origine, ma dal momento che si trasferirono a Messina professarono quella di Santa Chiara.

La chiesa di Rometta rimase pare sino al 1871 giuspatronato (complesso di privilegi che spettano ai fondatori di una chiesa) di quel monastero messinese e ancora sembra che nel 1857 esistessero presso di essa i ruderi del convento.

La chiesa di Bizantina di Rometta sorge su un impianto quadrato, che dà all'esterno l'aspetto di una massa parallelepipeda sormontata da un tamburo poligonale, da cui emerge un depresso cupolino emisferico.
Le quattro pareti esterne erano, semplicemente rivestite da intonaco che essendosi in parte staccato permette di analizzate l'interna struttura dei muri, formata nella massima parte, da pietra calcarea rinzeppata con rottami di materiale laterizio, rinforzata a regolata in alcuni punti da materiale lapideo.
A differenza delle pareti, tutti gli archi delle porte e delle finestre, e così pure gli arconi delle volte e quelli su cui poggia la cupola, sono costruiti con una struttura di regolari conci di pietra dura alternati con gruppi di tre mattoni disposti a coltello.

Come si può notare inoltre sia all'interno che all'esterno sono visibili tracce di aggiunte posteriori.
Nella fronte rivolta a mezzogiorno si vede l'impronta di una porta, ora murata, il tracciato della quale si disegna nettamente all'interno con in suo arco acuto costruito per mezzo di conci di tufo giallo; una graziosa mostra cinquecentesca, in pietra geliva del posto, inquadra poi una porticina, anch'essa murata, sulla parete esterna ad occidente.

L'interno un tempo interamente affrescato oggi presenta solo pochi resti di tali capolavori.

La Chiesa Madre

La Chiesa Madre di Rometta dedicata alla vergine Assunta, risale come risulta da numerosi elementi architettonici, al periodo Normanno, mentre il prospetto è del XVI sec.

Il suo interno è caratterizzato da numerose opere artistiche, tra le più importanti si hanno:

L'altare maggiore risalente al XVIII sec., opera di pregevole fattura in marmo policromo, che grazie alla particolare linea compositiva, caratterizzata da quattro colonne che sorreggono una corona marmorea, fa di questo un'opera tanto unica quanto rara.

Il coro con i suoi 21 stalli lavorati preziosamente ad intaglio ed intarsio , eseguiti tra il XVI e XVII sec. è uno dei maggiori capolavori di questo genere realizzati in quegli anni in Sicilia. 

I dipinti probabilmente provenienti dalle numerose chiese sconsacrate o distrutte dai vari sismi sono per la maggior parte di ignoti. 

Di esemplare fattura si hanno: "Il compianto sul cristo deposto", "Ultima cena" di Nicolò Mazzagatti, e "Il transito di S. Giuseppe".

Particolarmente importanti sono inoltre: le due cappelle (XVII e XVIII sec.) che fiancheggiano l'altare maggiore

Il Palatium

Il Palatium fu costruito nel XIV sec. su una superficie di 1500 mq circa in posizione dominante sull'intero territorio romettesse. 

La tradizione e le ricerche condotte in proposito vogliono che il castello sia stato edificato da Federico II di Svevia, divenendo un centro particolarmente apprezzato sia per il clima, sia per lo sviluppo e il fiorire degli studi.

Il palazzo abbandonato nel corso degli anni a se stesso cadde sempre più in rovina, l'ultima grande arcata crollò nel 1935. Si possono ancora apprezzare sia le mure merlate nonché i resti della torre carceraria e della cisterna ancora quasi del tutto intatta.

Il Convento dei cappuccini

In origine si trattava di un convento di Cappuccini con l'annessa chiesa intitolata a S. Giorgio, la cui fondazione viene fatta risalire al 1579. 

Il convento e la chiesa cambiarono poi il titolo in quello di Immacolata Concezione in omaggio ad un'immagine mirabile della vergine, oggetto di culto da parte dei fedeli, mentre il monastero ospita oggi le suore Clarisse di Montevergine. 

All'interno della chiesa è possibile ammirare oltre alla statua argentea della Madonna, un crocifisso ligneo di splendida fattura, i delicati marmi che ornano gli altari interni e in particolare la "trasfigurazione" di Deodato Guinaccia.

La Montagna di san Leone

Tra le varie bellezze che il territorio di Rometta può vantare, quella delle sue montagne, dei suoi boschi e delle sue verdi vallate, è forse la meno conosciuta ma certamente tra le più importanti per la sua bellezza ed unicità.

Tra questi primeggia la collina di S. Leone che storia e leggenda rendono ancora più incantevole e adatta a poter trascorrere una giornata in assoluta pace e tranquillità, lontano dagli stress e dalla monotonia della vita quotidiana.

Il nome della collina si deve al Santo Taumaturgo Leone.

Egli nacque intorno al 710 a Ravenna e sin da giovane mostrò un elevato spirito cristiano, tant'è che nominato sacerdote si rinchiuse in un convento Benedettino in preghiera e penitenza.
Saputo che a Reggio Calabria si trovava un vescovo santo di nome Cirillo si diresse da lui per farsi indirizzare nella via della maggiore perfezione.

Intanto morto il vescovo di Catania, il popolo venuto a conoscenza della santità di Leone lo volle come propria guida spirituale.

Egli convinto da Cirillo accettò la carica ed il suo operato fu subito evidente agli occhi di tutti.

Quasi tutta la città fu convertita al Cristianesimo, e numerosi furono gli scontri tra il Vescovo ed il famoso mago Eliodoro, in uno dei quali distrusse il più grande tempio pagano della città.

Intanto Leone sentì sempre più il desiderio di avvicinarsi al Signore attraverso la penitenza e la preghiera, e partito da Catania si fermò a Rometta proprio nella collina che oggi porta il suo nome.

Da qui terminato il suo periodo di preghiera tornò a Catania dove continuò il suo operato scontrandosi e sconfiggendo definitivamente il mago che bruciò tra le fiamme di un possente rogo.

La tradizione popolare vuole che il Vescovo Santo prima di stabilirsi nella montagna si fosse rifugiato a Rometta in alcune grotte, dove i ragazzi lo deridevano e insultavano e per questo si ritirò in eremitaggio nei monti, dove si guadagnava da mangiare aiutando i boscaioli, ed alla sua morte nel luogo dove esso riposava sgorgò dell'acqua, che la comunità romettese considera miracolosa e a cui sono legate numero leggende.

I romettesi festeggiano il loro patrono il venti di febbraio, ed inoltre la prima domenica di maggio partono in pellegrinaggio dalla cittadina fino al luogo del santo in preghiera e meditazione.
In questi luoghi inoltre nel 1323, fu edificato un eremo con una grangia dove i sacerdoti di Rometta, trascorrevano periodici ritiri.

Nel 1534, con bolla di Clemente VII, la grangia fu elevata ad Abbazia. 

Sia la chiesa che la grangia furono distrutte nel terremoto del 1544 e riedificate nel 1567, data che appare oggi presente nel portale della chiesa.

Il terremoto del 1908 inoltre distrusse di nuovo gli edifici che vennero ricostruiti per opera dei cittadini intorno agli anni quaranta.

Oggi è possibile ammirare i resti degli edifici, la grotta del santo, oltre alla particolare vegetazione che caratterizza questo luogo.

La zona infatti, è ricca di querce, castagni, pini e di altri elementi tipici della macchia mediterranea, che rendono soprattutto nel periodo dei funghi, delle castagne o degli asparagi queste zone meta di numerosi visitatori.

Le Grotte le Cripte ed il Santuario

L’abitato di Rometta sui Peloritani, occupa il pianoro sommitale di un possente torrione di arenarie conchiglifere, alle spalle della città di Messina e tutt’intorno le balze tortuose, è un susseguirsi di ingrottati scavati qua e là dall’uomo che ci suggeriscono un quartiere trogloditico suburbano, che si annovera al pari di quelli ragusani.

Le pareti precipiti che circondano il paese sul lato ovest, sotto il ciglione lungo cui correvano le mura civiche sono, infatti, caratterizzate da grandi escavazioni disposte su uno stesso filare nella contrada “Sotto S. Giovanni”; e qui che si trova uno degli esempi più antichi in Sicilia di edilizia rupestre con destinazione culturale: unaMoschea Musulmana nella Roccia.

Presso la porta settentrionale, inoltre, trovano spazio un altro gruppo di cavità logore e abbandonate mentre, lungo l’antica rampa d’accesso del paese, oggi modificata, c’è unaCappella Viaria Tardo medievale, che si trova lungo la parete verticale settentrionale del monte; purtroppo, oggi questa cripta non è fruibile dal pubblico, in quanto le alluvioni dell’ultimo secolo hanno fatto franare ogni via d’accesso.

A Nord-Ovest, infine, nell’area occupata dell’orto dell’ex convento dei Cappuccini e oggi affidato ad una comunità di Clarisse, c’è un Santuario Ipogeico, ma anch’esso non è fruibile a causa della Clausura; le Suore infatti ne precludono sia gli studi sia la semplice visita.

Le cavità rupestri di contrada Sotto San Giovanni, si trovano a quota m. 440 s.l.m. circa, mentre il paese si sviluppa tra le quote m. 520 e m. 560 s.l.m. Si tratta di strutture miste, cioè quì, una struttura rupestre convive perfettamente con corpi costruiti e distribuiti nel tempo e che prolungano la cavità verso l’esterno.

Questi spazi si affacciano su un percorso, una volta collegato con le soprastanti mura mediante un ripido viottolo che sboccava presso i ruderi della chiesa di S. Caterina, che è fortemente condizionato dall’ortografia del terreno da un lato e dal muro delle stesse cavità dall’altro, ma che comunque permette gli accessi in corrispondenza dei vari vani e che è oggi, purtroppo, in parte franato a causa delle alluvioni.

Le sagome all’interno sono frastagliate perché chiaramente si adattano a quello che è il contesto naturale (la roccia), mentre la parte esterna è caratterizzata da un muro perimetrale che dal lato interno è frammentato con altre pareti interne che vanno da roccia a parete costituendo cosi 9 spazi chiusi, ognuno col proprio ingresso.

Sicuramente questa chiusura risale al periodo del frazionamento dei fondi agricoli, quando i proprietari delle terre di fronte se ne sono indebitamente appropriati, precludendone così l’accesso e facendole diventare deposito attrezzi ed animali.

Oggi, purtroppo, le grotte sono completamente abbandonate a se stesse, sono in uno stato avanzato di degrado e non sono fruibili al pubblico, che ignora così uno dei percorsi più tradizionali del glorioso passato di Rometta.

Festa Patronale:

Eventi Culturali:

Premio nazionale di poesia e saggistica "Città di Rometta" (15 luglio)

Palio delle Contrade con corteo storico saraceno-bizantino (15 agosto).

Eventi Gastronomici:

Eventi sportivi:Curiosità:

Mercati e mostre:

Risorse:

Fonte di reddito è principalmente l'agricoltura (uva, olive, agrumi, cereali e frutta) e l'allevamento di ovini, bovini e suini.

Esiste un artigianato tipico nella costruzione delle cornamuse e nella lavorazione artistica del legno.
Nel settore industriale è presente una fabbrica di laterizi e in via di sviluppo è il turismo.

Centri culturali:

Numeri Utili:

Biblioteca Comunale e Archivio Storico tel 090.9925239

Siti nel Comune:

http://www.villaruggeri.com/Villa_Ruggeri/Villa_Ruggeri.html

http://www.rometta.net/index.asp

http://rometta.altervista.org/

Impianti sportivi:

Strutture Ricettive:

B. & B. Villa Ruggeri Via 2° Giampaolo n°9 tel./fax 090 9961369 

Personaggi Illustri:

Come si arriva:

Cenni storici:

Le origine

Rometta porta i segni inconfondibili della storia e della preistoria. Nulla sappiamo di sicuro intorno al primitivo insediamento umano in quel punto ma, dal momento che nel suo territorio si sono trovate testimonianze di vita che risalgono alla prima età del Neolitico, nella sua prima fase appartenente alla cultura di Stentinello (4000 anni prima di Cristo), all'età del ferro (sulla cime del monte Motta), per giungere alla necropoli del V- III sec. a.C, dobbiamo pensare che anche dove poi sorgerà Rometta vi sia stato originariamente un insediamento umano antico, forse con funzioni militari.

Intorno al V secolo d.C. a Rometta si formò la comunità latino-greca che in fuga dai centri della costa, venne qui, in questo luogo aspro e scosceso ma adatto alla difesa estrema, a cercare rifugio e riparo alle devastanti invasioni vandaliche. 

Ben presto Rometta assunse un preciso ruolo strategico: dall'alto delle sue mura e delle sue torri controllava un buon tratto dell'antica strada che da Messina conduceva a Palermo.

Un sistema di controllo e di vigilanza che si poggiava sulle numerose torri o torrette fortificate sparse, a raggiera, su tutto il suo antico distretto e che trovavano la loro base nella stessa città-castello.

Chi possedeva il controllo militare di questa potente città-roccaforte, possedeva la chiave per prendere Messina. Rometta era l'ultima fortezza che poteva rallentare e rendere più perigliosa la strada verso la città dello stretto ad un esercito invasore. 

Tra il 725 e il 780, a Rometta trovò asilo il Vescovo di Catania, S. Leone da Ravenna, detto il Taumaturgo. L'alto prelato, appartenente all'ordine benedettino, si era opposto alle leggi iconoclastiche (distruzioni delle immagini sacre) emanate dagli imperatori bizantini, Leone III (717-741) e Costantino V (741-775).

Fu quest'ultimo che ordinò l'arresto del vescovo oppositore. Dopo essersi rifugiato in alcuni centri dei Nebrodi, Leone riparò a Rometta.

Qui, per paura di essere riconosciuto dalle autorità bizantine, si ritirò sulle boscose colline peloritane dove visse per alcuni anni in una grotta, da eremita. Fece ritorno a Catania dove morì nel 789.

Durante la conquista araba della Sicilia, a Rometta si concentrò l'ultima difesa bizantina contro l'invasione araba.

Per anni, Rometta rappresentò un baluardo cristiano e un punto d'appoggio per quanti fuggivano dall'isola davanti all'incalzare dell'avanzata musulmana per passare al di là dello stretto, in terra calabra. 

Dal 963 al 965, Rometta sostenne un durissimo assedio ed i suoi abitanti si contraddistinsero per un atto estremo di eroismo. Tra il 24 e l'25 ottobre 964, fra la spiaggia e la roccaforte assediata (probabilmente in contrada Mazzabruno), avvenne una sanguinosa battaglia.

Il resoconto dello scontro rivive nelle pagine degli storici arabi e greci medioevali che ci hanno tramandato il fatto d'arme con dovizia di particolari. L'armata bizantina, forte di 30.000 uomini, inviata nell'isola da Costantinopoli per spezzare l'assedio arabo su Rometta e riconquistare all'impero la Sicilia, impegnò l'esercito assediante con impeto e con cariche di cavalleria.

Ma gli arabi, sebbene inferiori di numero, riuscirono a fermare l'avanzata degli avversari ed incitati dal proprio condottiero, ibn- Ammar, costrinsero i bizantini alla fuga.

Al termine della battaglia, oltre diecimila soldati di Bisanzio giacevano morti sul campo mentre il resto fu tratto prigioniero. Si narra che sul campo fu trovata una spada appartenuta al profeta dell'Islam, Maometto che era stata catturata dai bizantini in una precedente battaglia.

L'assedio a Rometta continuò sino al maggio successivo, quando, ormai, i difensori, senza alcuna speranza di ulteriori aiuti da Costantinopoli, stremati dalla fame e dai continui assalti portati dagli assedianti, inviarono fuori dalle mura le donne, i bambini e gli anziani superstiti che furono accolti nel campo nemico.

All'alba del 5 maggio del 965, gli Arabi, dopo aver offerto ripetutamente la resa ai guerrieri romettesi e ricevutone da questi il rifiuto, sferrarono l'attacco decisivo alle mura di Rometta con tutte le loro forze.

I pochi difensori li accolsero con le armi in pugno: caddero tutti, ad uno ad uno, combattendo. Rometta fu saccheggiata e data alle fiamme.

Il Medioevo

Nel 976 fu ricostuita dagli stessi arabi e ripopolata con intere famiglie musulmane. Sulle ceneri della bizantina Erimata o Remata (così come veniva indicata la città nelle fonti scritte bizantine), fu fondata la città-fortezza araba di Ramth. 

Nel 1061 la città-castello di Ramth fu coinvolta nella guerra civile che scoppiò tra i due emiri di Sicilia, ibn ath-Tumnah che controllava la parte orientale e Ibn al-Hawwas, signore della parte occidentale. Il Kaid o governatore di Rometta, assediato dall'esercito di ath-Tumnah e dei Normanni, suoi alleati, comandati dai fratelli d'Altavilla, Roberto e Ruggero, sconfessò l'obbedienza ad al-Hawwas ed aprì le porte della città giurando fedeltà al nuovo signore.

Ben presto, i Normanni abbandonarono la funzione di alleati e divennero essi stessi protagonisti della conquista della Sicilia. Solo nel 1091, con la resa di Noto, Ruggero d'Altavilla divenne il signore assoluto ottenendo da papa Urbano II il titolo di Gran Conte di Sicilia. 

Sotto i Normanni, Rometta con tutto il suo antico distretto, che andava dal fiume Gallo sino al fiume Niceto, fu inglobata tra i beni del demanio regio.

E' in questo periodo che la città fu interessata da una forte immigrazioni di gente cristiana, di stirpe greco-latino, proveniente dalla Calabria; forse gli stessi discendenti dei siciliani fuggiti davanti alla conquista araba. Secondo la tradizione, Ruggero d'Altavilla fondò una chiesa, dedicandola al suo santo protettore, S.Giorgio (l'attuale chiesa dei Cappuccini) e un monastero di donne sotto la regola basiliana chiamato S. Salvatore.

Al monastero, che sorse su una vasta area in contrada rocche di S.Spirito o badia Annunziata, oltre a vari possedimenti di terreni e casali, donò una preziosa reliquia del braccio di S.Giorgio, ancora oggi conservata nella Chiesa Madre. 

All'indomani dei Vespri Siciliani, Rometta appoggiò la canditatura alla corona di Sicilia di Pietro l'Aragonese contro Carlo D'Angiò.

Per questo, Federico III l'Aragonese, il 13 ottobre 1323, concesse alla città gli stessi diritti e privilegi che già godevano i Messinesi.

La concessione, la cui Pergamena originale è consevata nell'Archivio Storico di Messina, riguardava alcune agevolazioni in campo fiscale e giudiziario, nonchè ribadiva l'ascrizione della città nel Demanio Regio e l'esercizio per i cittadini romettesi degli Usi Civici nei terreni di proprietà della corte regia.

Rametta, così come venne chiamata a partire dal 1100 circa, divenne la 40' città demaniale di Sicilia.

Dal 1500 ad oggi

Nel 1532, Papa Clemente VII con bolla papale elevò la Grancia di S.Leone ad Abbazia concedendo al Priore ed Abate l'uso della mitra e dei pontificali.

Il priore ricopriva anche la carica di Arciprete della vasta Arcipretura di Rametta che abbracciava (lo farà sino ai primi del 1900) le parrocchie dei centri abitati di Bauso, Calvaruso, Saponara, S.Martino, Venetico, Valdina, Rocca e Torregrotta. 

A partire dal XVI sec., la città mutò il nome in quello attuale di Rometta e si mantenne fedele al Vicerè spagnolo durante la rivolta di Messina del 1672-78. Nel 1705, Filippo IV di Sicilia, pressato dalle ingenti spese di guerra, chiese ai suoi feudatari dei finanziamenti.

Gli venne incontro il ricchissimo ed influente Marchese di Rocca, Pietro Valdina il quale ottenne come garanzia la città demaniale di Rometta. Come al solito alla scadenza il re non saldò il debito contratto con il Marchese.

Quest'ultimo, come pattuito, mosse con tutto il suo seguito per prendere possesso della vicina città. 

Ma i Romettesi chiusero le due porte d'accesso, Porta Messina e Porta Milazzo, e salirono sulle mure pronti ad accogliere il Marchese con le pietre.

Alla fine, i Romettesi si autotassarono e pagarono il debito che il sovrano aveva contratto con il Valdina. 

Nella riforma giudiziaria del regno borbonico, attuata nel 1816, Rometta fu designata quale sede di Capoluogo di Circondario e le furono assegnate la Pretura, il Carcere e l'Ufficio del Registro e Bollo con giurisdizione sui Comuni limitrofi.

Infine, un Monte di Prestanza, fondato nel 1846, e un Ospedale Civico completavano la lista delle istituzioni civiche presenti, un tempo, a Rometta.

Le Frazioni

Rometta, Centro Storico

Altitudine (mt): 563 Abitanti: 1.015 (fonte ISTAT 2001)

Santo Patrono: San Leone Vescovo

Altre ricorrenze religiose: Madonna dei Cappuccini.

Sede del Comune, agli inizi del 1900 contava oltre 5000 abitanti sparsi nei numerosi villaggi circostanti. Dal secondo dopoguerra, la popolazione residente scende verticalmente a causa dell’emigrazione diretta non solo verso la frazione marina di Rometta Marea ma anche verso i Comuni costieri vicini.

Rometta Marea

Altitudine (mt): 5 Abitanti: 4.419

Ricorrenze religiose: S. Antonino da Padova

Moderno centro costiero è la frazione più densamente abitata del Comune. Il centro storico è rappresentato dal quartiere “Due Torri” che prende il suo nome dall’esistenza di due torri costiere, inserite nel sistema difensivo delle coste siciliane ed operative nel 1549, i cui resti sono ancora oggi visibili intorno alla Via due Torri.

Dopo la costruzione della strada rotabile del 1833 (l’attuale Via Nazionale), costruita dai Borboni, sorsero a fianco dell’importante arteria moltissime costruzioni civili.

Da questo momento la frazione si è ingrandita sempre più e, dal 1970 ad oggi, è interessata da un notevolissimo incremento urbanistico e demografico.

Nel periodo estivo Rometta Marea accoglie oltre 15000 residenti nelle villette a schiera, edificate durante il periodo del boom edilizio degli anni 70’ e 80’.

Conduri

Altitudine (mt): 428 Abitanti: 12

Antico borgo agricolo forse fondato in età medievale. Al centro sorge la Chiesa, ad un’unica navata, dedicata alla Madonna di Loreto costruita nel 1481.

Densamente abitato sino al secondo conflitto mondiale, quando trovarono rifugio molti messinesi che avevano perso la propria abitazione a causa dei bombardamenti di Messina, il villaggio andò via via spopolandosi nei decenni successivi.

Abbandonato quasi del tutto ai primi del 1970 in seguito ad un’alluvione che aprì numerose frane.

Sottocastello

Altitudine (mt): 433Abitanti: 11

Piccolo Borgo fuori le mura sorge lungo l’argine della strada provinciale Rometta Marea-Rapano-Rometta. Oggi, molte delle sue abitazioni sono vuote. Si trova una Trattoria dove è possibile gustare piatti tradizionali del luogo.

Anticamente costruito a margine dell’antica strada regia “Via Messina”, il Borgo si trova a poca distanza dalla Porta Castello o Messina che lo sovrasta dall'alto delle mura merlate e assieme all'altra Porta, chiamata Terra o Milazzo, rappresentavano le uniche vie d'accesso alla Città-castello.

Nel medioevo rappresentava il luogo dove potevano trovare ospitalità i viaggiatori che giungevano a Rometta dopo la chiusura delle Porte che avveniva in coincidenza con il tramonto.

Qui potevano pernottare e, di giorno, lasciare i bagagli e i cavalli in quanto era proibito per ragioni igienico sanitarie condurli dentro le mura della città-fortezza.

Rapano

Altitudine (mt): 326Abitanti: 46

Le sue origini risalgono al periodo anteriore all'anno mille.

Viene citato in molti documenti notarili (1200-1330) del Monastero S.Maria de Messana che possedeva molti terreni nel feudo di Rapano. Sotto Federico III l'Aragonese (1296-1337) Rapano risulta feudo del nobile Giovanni di Manna.

Nel 1408, il Casale di Rapano risulta proprietà di Niccolò Castagna, signore anche di Rocca e di altri Casali. Il 15 novembre 1604, Rometta permutò con il Conte di Villafranca i diritti che aveva su questa terra, ottenendo in cambio il casale di Rapano. In seguito venne tolto nuovamente a Rometta ed assegnato ai discendenti di Niccolò Castagna.

Però sul finire del 1700 i Romettesi, dietro pagamento di una ingente somma alla corona, rientrarono in possesso del feudo di Rapano che nel frattempo era stato elevato al rango di Baronia.

Da quel momento in avanti Rapano rimarrà legato sempre a Rometta.

La chiesa parrocchiale del paese è dedicata a S.Domenico..Non molto distante da Rapano, si trova il borgo abbandonato di Pantano, piccolo ma grande per la particolare conservazione delle sue piccole abitazioni strette attorno alla chiesetta della Madonna delle Grazie.

Il tempo si è fermato agli inizi del 900', lasciandoci un interessante luogo della memoria da conservare e da valorizzare.

Al suo interno, dei ruderi della Torre del "Baglio", luogo dove nel 1400-1600, veniva amministrata la giustizia alla presenza dei Giurati di Pantano e del Baiuolo di Rometta.

San Cono

Altitudine (mt): 456Abitanti: (inclusi in Rometta)

Ricorrenza religiosa: S. Anna

Sorge alle falde della collina di Rometta. La sua origine è legata al culto di S. Conone.

Infatti, si racconta che quando a Messina, scoppiò una terribile peste i Romettesi, per scongiurare il pericolo che il mortale morbo venisse portato a Rometta dai forestieri, costruirono due chiese fuori le mura e le dedicarono a San Cono: una di queste sorse appena fuori le mura, a poca distanza dalla Porta Terra o Milazzo.

Attorno alla chiesa, a poco a poco, iniziarono a sorgere le prime abitazioni civili. Oggi, la frazione è il centro abitato più popoloso della fascia collinare del Comune.

Gimello

Altitudine (mt): 409Abitanti: 311

Ricorrenza religiosa: S. Rocco

Gli fanno da sfondo i monti peloritani mentre da ponente è guardato dal promontorio di Milazzo e dall'antico eremo di Crispino.

Le sue origini risalgono, con molta probalità al medievo, e precisamente al periodo normanno, quando, secondo la tradizione, Ruggero fondò un villaggio al quale mise il nome di uno dei suoi Santi protettori, S. Menna.

Infatti, dal greco deriva l'attuale forma "aghimeddu" avvicinandola molto al nome di Abamenni, citato in alcuni documenti notarili medievali.

Oggi, Gimello, nonostante l'asperità dei luoghi, è interamente immerso nel verde dei boschi ed è la seconda frazione collinare per residenti dopo S. Cono.

Santa Domenica

Altitudine (mt): 346 Abitanti: 228

Ricorrenza religiosa: San Gaetano

Si trova a 3 Km da Rometta, verso ponente, nelle sue contrade si sono trovati i segni, tombe a grotticelle scavate nella roccia, dei primi insediamenti umani risalenti all'età del Neolitico (contrada Raspa). Sicuramente nel basso medioevo il villaggio era chiamato Neocastro.

Successivamente, in età moderna, prese il nome attuale. Poco distante il piccolo borgo di S. Sebastiano dove sorgeva una Casa (Oratorio) di Sacerdoti sotto la regola di S. Filippo Neri, edificata nel 1699 dal Sacerdote, don Benedetto Mundo, ricco prelato romettese.

Oggi tutto il plesso religioso con l'annessa Chiesa, proprietà privata, versa in abbandono completo.

Nonostante da decenni si lotti per migliorare l'attuale stato precario delle due uniche strade provinciali che la collegano, una a Rometta e l'altra alla SS. 113 attraversando i Comuni di Roccavaldina e Torregrotta, gli abitanti della frazione continuano a popolare, forse quello che fu il primo centro abitato dall'uomo del territorio romettese.

Sant’Andrea

Altitudine (mt): 80Abitanti: 137

Ricorrenza religiosa: Madonna del Sabato

Nessuna notizia scritta abbiamo per la sua fondazione. Solo un'attenta osservazione di brani del tessuto urbano e viario del borgo, ci fanno pensare ad una struttura di ispirazione araba e comunque alto medievale.

Ma alcuni reperti, venuti alla luce nel 2008, durante i lavori del gasdotto, risalenti alla Età del Bronzo fanno supporre ad un insediamento umano preistorico.

Il nome del borgo di Sant'Andrea appare intorno al XIII secolo in alcuni documenti, scritti in lingua greca, conservati alla Biblioteca Nazionale di Parigi, appartenuti al Monastero di suore basiliane di S. Maria de Messana e nei quali viene citato come il villaggio dell'Apostolo Andrea.

Successivamente, in età moderna fu indicato con il nome di Rantuccio (1740) per poi passare al nome attuale, che è quello originario, di S. Andrea. Il villaggio, sino al 1604, non dipendeva da Rometta ma era un feudo.

Nel 1548 risulta signore feudale la famiglia Cottone, Conti di Bauso. Infatti, il 15 novembre 1604, Sant'Andrea e Rapano furono ceduti dagli stessi Cottone alla città di Rometta. La sua derivazione (di Sant'Andrea) di età bizantina ci è assicurata dalla cantica "Evviva Maria".

A differenze delle grandi chiese bizantine di Sicilia, le cui pareti venivano coperte da mosaici atti a raccontare al popolo le sacre scritture, qui nella povera cappella della Madonna del Sabato non sono le pareti della Chiesa a raccontare le sacre storie, ma la viva voce del popolo, che riunendosi sul sagrato per sette venerdì precedenti la festa nel nome di Maria, raccontano brani delle sacre scritture mediante un cantò che inframmezza la vita di Maria a storie del paese. (tratto da Saverio Ponz de Leon in "La tradizione dell'Evviva Maria a Sant'Andrea" - Trento 2007

Torretta

Altitudine (mt): 464 Abitanti: inclusi in Rometta

Ricorrenza religiosa: Madonna del Palostrago

Deve il suo nome ai resti di una torretta medievale d'avvistamento che sorge nei suoi pressi sul versante occidentale del Palostrago o Palostraco (da Paleo Castrum = vetus oppidum = vecchio campo).

La torretta, d'impianto circolare faceva parte del complesso sistema difensivo della città-castello di Rometta: dalla sua posizione si controllava a vista tutto il golfo di Milazzo e gran parte della piana milazzese e, sopratutto, dominava e vigilava l'importante passo della strada mulattiera che dalla costa raggiungeva Rometta.

Oggi la piccola Frazione non è abitata, e va ricordata per la scuola elementare rurale, attiva negli anni sessanta e che accoglieva numerosi alunni provenienti dalla vicina San Cono e per una Trattoria-Pizzeria immersa nel verde.

Nei suoi pressi, si dirama un'importante strada di origine antichissima,oggi a terra battuta, che collega Rometta a San Martino di Spadafora.

La strada, tracciata su un'antica trazzèra regia, attraversa contrade dai nomi che evocano ricordi e atmosfere di una volta, quali Quareddi, di chiara derivazione araba.

Ed ancora Frantumeli e Cucuzzaro. Quest'ultimo luogo, poco distante da Torretta, fu interessato da un tragico evento accaduto durante la rivolta antispagnola di Messina del 1674-1678.

Per far arrendere la guarnigione spagnola asserragliata in Rometta, le truppe francesi e i rivoltosi messinesi, decapitarono decine di prigionieri spagnoli.

Finite le ostilità, i corpi orrendamente mutilati, furono sepolti in quel luogo che da allora si chiamò Cucuzzaro.

Gimello Monaci

Altitudine (mt): 404 Abitanti: 88

Piccola contrada di Rometta adagiata su un ridotto pianoro. Si accede dalla Frazione di Gimello ed è attraversata dalla strada che conduce alla fonte di Silimò.

Nel medioevo si trovavano numerosi eremi di Monaci da cui deve il suo toponimo.

Oggi restano solo dei ruderi di un piccolo Monastero utilizzato sino al 1700 come ospitalità e cura per i malati.

Da qui si giunge attraverso una strada interrata alla dismessa fabbrica di polvere pirica di Costicampo, operativa sino alla prima metà del 1900.

Scalone Oliveto

Altitudine (mt): 355 Abitanti: 23

Situato lungo la strada provinciale Rometta Marea-Rapano- Rometta, il piccolo centro abitato ha perso la quasi totalità dei suoi abitanti a partire dal secondo dopoguerra a causa dell'emigrazione.

Scalone deve il suo nome ai grandi gradoni in pietra che permettevano di percorrere un breve ma tortuoso tratto in salita della regia trazzèra che dalla marina portava alla città-castello di Rometta.

Lo stesso tratto era controllato e difeso dalla torretta medievale i cui ruderi sono ancora oggi visibili.

Alla Torretta di Scalone, simile ad una massiccia torre cilindrica, giungevano i segnali visivi lanciati, in caso di pericoli (incursioni saracene o turche) provenienti dal mare, dalla Torretta fortificata di Saponara e da qui bypassati direttamente a Rometta, centro di difesa e di asilo della popolazione del vasto territorio.

Safì

Altitudine (mt): 478 Abitanti: (inclusi in Rometta)

Piccolo centro abitato che si snoda lungo la strada provinciale San Cono-Gimello e da dove si innestano le strade comunali che conducono a Conduri e alle colline di San Leone.

Seppure di origine moderna, deve il suo nome al suo antico proprietario, Costantino Safì, citato in un documento del 1096 dal quale risulta esserne stato il possessore.

Filari

Altitudine (mt): 105 Abitanti: 17

La contrada Filari- Mazzabruno si trova a monte di Rometta Marea e si snoda lungo la provinciale Rometta Marea-Rometta.

Di recente espansione urbanistica, la contrada Filari si è sviluppata intorno all’antico gruppo di casolari, attraversato da una trazzèra pubblica che lambiva la vicina Chiesetta dedicata a San Giuseppe e conduceva all’abitato di San Martino di Spadafora.

Sul suo territorio sorgono un moderno frantoio per la macina di olive e un'azienda di laterizi.

A poca distanza, l'altra contrada di Mazzabruno che di recente sta popolandosi con nuovi insediamenti. Occupa un vasto pianoro ricco di acque sorgive conosciute fin dai tempi antichi (Gibbione).

Su questo piccolo territorio pianeggiante avvenne la battaglia del 964 tra Bizantini e Arabi e, in epoca umbertina fu costruito un piccolo ridotto militare di cui ancora oggi si notano i resti in località Fortino a poca distanza dal Campo Sportivo comunale di Filari.

Lorenti

Altitudine (mt): 308 Abitanti: (inclusi in Rometta)

Piccolissimo borgo posto lungo la strada provinciale Saponara-Rometta. Oggi è quasi del tutto spopolato.

Deve il suo nome quasi sicuramente perchè sorgeva "ad oriente" di Rometta la quale si staglia in alto con lo sprone roccioso di Porta Messina.

Etimologia (origine del nome)

Deriva dal greco (e)ruma o (e)rumatos, ossia fortezza

Il Comune di Rometta fa parte di:

Regione Agraria n. 5 - Montagna litoranea di Messina

Patto Territoriale Tirreno Gallo Niceto

Consorzio Le Vie dell'Orso, del Brigante e dei Templari

Fonte: http://www.comune.rometta.me.it - http://rometta.altervista.org/La%20Storia.html

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