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Martedì 12 Novembre 2019

Santo Stefano di Camastra

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Indirizzo: Via Palazzo, 1 – 98077 Santo Stefano di Camastra (ME)

Telefono centralino: 0921.337332- Fax Municipio:0921.989341

Stato: Italia

Regione: Sicilia

Provincia: Messina

Zona: Italia Insulare

Latitudine: 38° 0' 56,16'' N

Longitudine: 14° 20' 57,84'' E

Altitudine: 70 m s.l.m.

Superficie: 21,88 km²

Perimetro comunale:

Comuni limitrofi: Caronia, Mistretta, Reitano

Frazioni:Contrada Felicita

Abitanti: 4 563 (30-11-2011)

Densità: 208,55 ab./km²

Nome di Abitanti: Stefanesi

Sito Internet:  www.santostefanodicamastra.com

@: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Codice Fiscale:85000260837

Codice Istat: 083091

Codice Catasto: I370

Santo Patrono: San Nicolò di Bari

Giorno festivo: 6 Dicembre

Descrizione Araldica dello Stemma:

Interzato in palo: a) troncato: il primo d'argento a quattro gigli di nero; il secondo d'azzurro ad un palo d'oro caricato da una banda di nero e accostato da sei torri pure d'oro; il secondo interzato in fascia: a) partito: il primo d'oro al leone d'azzurro coronato del campo; il secondo a quattro triangoli, due d'argento e due palati di rosso e d'oro; b) partito: il primo d'argento a tre gigli di rosso; il secondo fasciato d'argento e di nero; c) d'oro a sei gigli d'azzurro; il terzo d'oro bisantato di rosso. Ornamenti esteriori da Comune

Blasonatura del Gonfalone: Drappo di bianco riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma civico con l'iscrizione centrata in argento: Comune di Santo Stefano di Camastra. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto bianco bullette argentate posta a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri ricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento

Partizione del Campo: Interzato, Partito, Troncato - Simboli: Giglio, Leone, Torre

Colori: Argento, Azzurro, Nero, Oro, Rosso

Decreti:

Da vedere:

Chiesa del Calvario

Chiesa sacramentale non appartenente alla parrocchia, ma di proprietà della famiglia Sergio. Sorta agli inizi dell'800 al posto della chiesetta che costituiva la cappella del Convento dei Padri Cappucccini (oggi demolito), venne ricostruita per iniziativa dell'allora arciprete di S. Stefano mons. Giovanni Sergio, divenuto successivamente vescovo della Diocesi di Cefalù. Si tratta di una chiesa ad unica navata a suo tempo consacrata come Chiesa della Madonna dei Sette Dolori e popolarmente conosciuta come Chiesa del Calvario.

Per la sua particolare posizione che la collocava ben al di fuori dell'antico centro urbano, venne utilizzata soprattutto come deposito funerario.

Tutto il suo sottosuolo era adibito a cripta, andata perduta a causa di un incendio nel 1972. Oggi la Chiesa, dopo aver subito forti danni a causa del maltempo e dello stato di abbandono, è stata sottoposta ad interventi di restauro e consolidamento.

Nel 1992 è stata dichiarata con Decreto dell'assessorato Regionale BB.CC.AA. bene di particolare interesse storico-artistico.

Chiesa Madre

Si trova al centro della trama viaria che caratterizza il disegno originale del centro storico; è dedicata a S. Nicolò di Bari, patrono del paese.

La sua costruzione ebbe inizio nel 1685, fu la prima chiesa ad essere ricostruita nel nuovo sito, e il primo edificio realizzato secondo il nuovo progetto urbanistico di ricostruzione del casale che fu distrutto il 6 giugno del 1682. La chiesa ha subito nel tempo una serie di numerose modifiche della sua conformazione architettonica originaria.

La facciata è stata realizzata secondo l’analisi fisiologica della finitura esterna dell’edificio, così come appariva in una stampa del XIX secolo, quindi ciò che si vede oggi è la facciata in stile settecentesco con il suo solido campanile dal cupolino maiolicato.

La pianta è a croce latina con la classica suddivisione in tre navate divise da 12 colonne in stile barocco composito e decorato con stucchi della fine del XVIII secolo, al centro vi è il presbiterio, ai suoli lati è posto un doppio coro ligneo di fattura ottocentesca che culmina con l’altare maggiore adornato dal 1991 dalla statua lignea di Maria Addolorata del Bergamasco, ricollocata presso la chiesa madre a seguito dei danni subiti nella chiesa del Calvario, sua sede storica.

Nella navata laterale di destra è conservata una pregevole statua in marmo di scuola gaginiana del 1600 raffigurante la Madonne del Latte; mentre nella navata di sinistra vi è il Santissimo Sacramento. Ed infine vi sono due tele del secolo XVII e del XVIII dell’artista palermitano G. Patania. 

Cimitero vecchio

Posto sulle colline, a circa 1 km dal centro storico del paese, lungo la strada che raggiunge il sito dell’antico paese abbandonato, si nasconde tra filari di cipressi il vecchio campo santo, un rettangolo irregolare che misura poco più di 20 metri per 18 ed accoglie quasi 90 tombe, a forma di cippi rettangolari.

Venne utilizzato tra il 1870 e il 1880, fino a quando fu aperto il nuovo cimitero, restando così isolato nella sua quiete.

Del tutto privo di manutenzione e non più attrazione di culto degli avi, il sacro luogo resta soggetto ad un processo di occultamento causato da accumuli di argilla trascinate dai dilavamenti meteorici e forti incespugliamenti di essenze botaniche spontanee che ad una ricognizione operata nel 1988 lasciavano stentatamente enumerare 37 sepolture differenti tra esse per forme, sventrate da profanazioni, divelte dalla spinta dei terreni e, qua e là, ricoperte da residui tratti di manti ceramici caratteristici per cromie e disegni compositivi.

Il lavoro di scavo e restauro effettuato dalla soprintendenza dei beni CC. e AA. di Messina negli anni 90 ne ha restituito in gran parte la configurazione, consolidandone i monumentini, e intervenendo per la conservazione dello straordinario rivestimento in mattonelle maiolicate che costituisce l’aspetto più interessante e significativo, ancorché il più ricco e colorito campionario della produzione stefanese del XIX secolo.

Le sepolture hanno forme diverse, ma tipologie d'impianto analoghe: il vano della sepoltura, sempre avvenuta con l'uso di cassa, sottostà al livello di calpestio, culmina con voltine in mattoni o con pietre alla cappuccina e su essa si imposta il monumentino più o meno ricco che costituirà poi letto di posa per i manti di "ambrogette" le cui cromie vanno dal semplice manganese su fondo bianco fino al fastoso intreccio di geometrie, fiorami, rocailles, aventi colori che vanno dal giallo ferraccia, al blu cobalto al verde ramina ed al rosso vinaccia.

Tali manti ceramici costituiscono oggi, forse, il più vasto campionario di produzione maiolica pavimentale che caratterizza 1'800 stefanese, segnandone l'evoluzione, contribuendo alla datazione dei singoli monumenti, offrendo una preziosa testimonianza attributiva alle singole botteghe di produzione individuabili dai marchi apposti sul retro.

Si possono contare circa 75 tipologie di mattonelle, dovuto a 12 impianti di produzione, così come si evince da marchi esistenti, mentre sul retro delle piastrelle staccatesi e conservate nel museo di Palazzo Trabia si possono leggere i nomi dei più vecchi artigiani di S.Stefano. 

L’intreccio dei colori, la brillantezza degli smalti, la varietà dei temi decorativi, concorrono nel rendere estremamente lieto e fiorito questo giardino di memorie e di affetti.

Santuario del Letto Santo

Chiesa parrocchiale dedicata al culto della S.S. Croce di Cristo. Complesso ecclesiale sede del Monastero di S. Stefano di probabile origine normanna (XI-XII secolo circa), già dipendenza dell'Abazia benedettina della S.S. Trinità di Mileto e dal 1454 dell'Abazia di Sant'Anastasia in Castelbuono.
Dal Santuario si domina un'ampia fascia della costa tirrenica e i boschi del Parco dei Nebrodi; dal piazzale antistante sono visibili sia la Rocca di Cefalù che Capo d'Orlando, inoltre si possono vedere direttamente gli abitati di Caronia, S. Fratello, Mistretta, Reitano, Motta d'Affermo, Tusa e Pollina, nonché l'abitato di S. Stefano di Camastra e gran parte del suo territorio.

Il complesso odierno, la cui risistemazione risale al XIX secolo è costituito da una chiesa ad una sola navata con annessa canonica e locali che in origine dovevano essere d'uso conventuale.

Nella sacrestia è conservata un'interessante raccolta di icone ex voto, riferite ad un periodo compreso tra la seconda metà dell'800 e i nostri giorni.

Il Santuario è fruibile tutti i giorni, ed in particolare dalla metà di agosto alla metà di settembre, periodo che precede la festa religiosa della seconda domenica di settembre, durante il quale il titolare della parrocchia di S. Stefano si trasferisce presso il Santuario.

Ubicato sul monte S. Croce, m. 874 s.l.m., è raggiungibile utilizzando la strada provinciale S. Stefano-Serro Capizzi con deviazione in corrispondenza del bivio Portella Calcari, a 12 km da S. Stefano.

Palazzo Trabia

Fu costruito dal Duca di Camastra alla fine del XVII secolo utilizzando le pertinenze della torre di guardia di Pian del Castellaccio progettata dall’architetto Camillo Camilliani nel 1584.

Sito su una naturale e suggestiva terrazza, sorge a 80 mt s.l.m. 

L’edificio ha subito una serie di rimaneggiamenti, fino ad assumere la fisionomia definitiva nella seconda metà del XIX secolo quando lo stesso era gia divenuto proprietà della famiglia Sergio-Salomone. 
La sua pianta presenta un breve risvolto ad L che racchiude un angolo dell’antica corte. Al sua interno troviamo dei pregevoli affreschi sui soffitti e raffinati pavimenti ceramici, frutto dell’estro creativo dei maestri stefanesi. 

Nella piazza antistante il palazzo è possibile ammirare la “Fontana dei Leoni”.
La proprietà dell’edificio è stata acquisita dal comune che ha proceduto a minuziosi lavori di restauro. Il 24 Dicembre del 1994 è stato inaugurato dopo anni di lavori, perché diventasse tempio di storia, arte, cultura e tradizione. 

Il museo rappresenta la memoria del passato nella riscoperta delle antiche tracce e nello stesso tempo del sapere del presente, e ospita la mostra permanente delle ceramiche

Palazzo Armao

Immerso in un contesto particolare, quale era quello degli stoviglieri, in rapporto intenso con l’attività che in esso ferveva, rappresenta, per gli stefanesi, l’emblema di una civiltà storico-culturale passata ma sempre presente nella propria memoria storica. 

Il Palazzo rientra tra quelle tipologie di edifici che ospitavano all’interno della stessa struttura produttiva la residenza del “principale”. 

Nella seconda metà dell’800 la fabbrica degli Armao diventa una delle più importanti. Fu durante questo periodo di maggiore splendore della produzione fittile maiolicata che gli Armao ampliarono la fabbrica decidendo di conglobare all’interno della stessa struttura la propria abitazione, aggiungendo al corpo basso un secondo piano.

Nasce così Palazzo Armao, in stile semplice ottocentesco.

Il periodo di maggior splendore durò fino ai primi decenni del ‘900, durante il quale il Palazzo subì nuovi interventi: fu arricchito di nuovi preziosismi, tra i quali le sontuose decorazioni pittoriche sulle volte di alcuni ambienti del primo piano che rappresentano oggi un fedelissimo esempio del talento inventivo e coloristico della cultura liberty dei primi anni del secolo scorso e i pavimenti maiolicati di ottima fattura di fine '800 che adornano i saloni del Palazzo.

Il fregio di ornamento del prospetto principale del Palazzo (rifascio a nastro formato da 116 mattonelle maiolicate in lunghezza e 4 in altezza) mostra una serie di leoni a coppia, affrontati, alzati o rampanti, alternati da una semplice ornamentazione a racemi vegetali e ad un vero e proprio catalogo di vasi greci, che costituiscono 10 diversi tipi per forma e decorazione.

Successivamente, nel secondo dopoguerra, con il declino della produzione fittile, la conseguente cessione dell’attività da parte della famiglia Armao e il loro trasferimento a Palermo, l’edificio conosce un periodo di decadimento strutturale in cui versa fino a quando fu acquistato dall’amministrazione comunale per il suo recupero. 

Oggi il Palazzo, restaurato, è sede della biblioteca comunale.

Il muro di Federico

Stupisce per le dimensioni (60 m. di lunghezza ed oltre 400 mq. di superficie) e per l'essere una novità nell'arredo urbano.

Posto all'ingresso del paese, lungo la S.S. 113 lato Messina, è un susseguirsi di immagini, di silhouettes ispirate ai Normanni ed in particolare a Federico II.

La narrazione storica avviene col linguaggio semplice e vivo che caratterizza l'autore, Totò Bonanno.

La Fiamma – monumento ai caduti Lo scultore Pecoraino e il pittore Nocera reinventano unitariamente l'angolo che raccorda via Stoviglieri e via Convento, in memoria dei caduti delle guerre del '36 e del ’43.

Lo spiazzo dedicato ai caduti si configura come luogo di memoria e di vita, che celebra il sacrificio dei cittadini stefanesi morti per la libertà, la giustizia e la pace.

Concepito nella dialettica di scultura e pittura la piazzetta è luogo aperto che accoglie una grande forma plastica in ceramica, astratta e figurativa, che si eleva per oltre cinque metri su una base di due, ed un grande pannello di ceramica dipinta, di circa otto metri di lunghezza e quasi tre metri di altezza.
L'opera scultorea, posta in asse con via Roma, nel suo assunto è simile a una sorta di erma bifronte, espressiva del tempo che fu e del tempo che viene. Si qualifica subito nella faccia anteriore come icona del fuoco che arde e irradia colori e luce, forza e vita.

Vibrante immagine che riempie di sé, del suo dinamismo compositivo e cromatico, lo spazio circostante, fino a raggiungere con l'energia del rosso, del nero e del giallo, distanze lontane.

La forma imponente, accesa dai colori, richiama lo sguardo, stimola l'immaginazione, rianima i simboli, carica di suggestioni naturali e metafisiche, dà corpo all'idea del fuoco che alimenta l'esistenza e sostiene la fatica dell'uomo e della sua creatività, espressa nelle botteghe di Santo Stefano.
Sulla faccia posteriore, decorata da gialli e verdi, Vincenzo Consolo, celebra la memoria dei figli di Santo Stefano, martiri per la pace.

Di ampio respiro è la decorazione parietale costituente la quinta della scena.

Un fondale luminoso, formato da piastrelle di ceramica, che rappresenta l’epifania di un volto di donna, foriera di pace. Lei è icona di luce e speranza. In lei si sintetizza il sentimento dell’esistenza, di una giovinezza che rinasce e che non si stanca di sognare e vedere la bellezza.

Al di sotto dell’immagine, attraversa orizzontalmente lo spazio un mazzo di fiori.

Tutto lo slargo, adorno di chiarità rosacea, propria della pietra di San Marco D’Alunzio, è percorso da una scalinata di circa quaranta gradini, le cui alzate sono abbellite da strisce di ceramica, con il tema dello zodiaco e che rappresenta il divenire delle stagioni.

Feste Patronali:

Venerdì Santo:solenne processione serale con Via Crucis durante la quale, nelle varie stazioni, vengono intonati canti popolari detti “i parti da Cruci”

3 Maggio:festa della Santa Croce, pellegrinaggio e celebrazione della S. Messa presso il Santuario del Letto Santo.

Giugno:Corpus Domini, processione lungo le vie del paese, con benedizione di altari allestiti dai fedeli

2a Domenica di Settembre:festa del Letto Santo, pellegrinaggio di fedeli al Santuario del Letto Santo, S. Messa, processione attorno al Santuario, concerto bandistico e giochi pirotecnici.

3a Domenica di Settembre:festa di Maria SS. Addolorata, processione, concerto bandistico, giochi pirotecnici, spettacolo musicale

Novembre:festa di S. Cecilia, raduno di complessi bandistici della Sicilia e concerto in Piazza Matrice.

Eventi Culturali:.

Capodanno:concerto della Banda Musicale locale presso Palazzo Trabia.

Carnevale:serate danzanti presso i sodalizi, sfilata di maschere e carri per le vie cittadine.

Luglio e Agosto:manifestazioni teatrali, musicali e sportive, sagre e fiere.


Eventi Gastronomici:

Eventi sportivi:

Curiosità:

Slogan della città: Città della ceramica

Mercati e mostre:

Risorse:

Lavorazione artistica della ceramica, pesca e agricoltura.

 Centri culturali:

Museo Civico (etnoantropologico)

Museo della Ceramica è stato inaugurato il 24 dicembre 1994, dopo anni di lavoro e di grande volontà, perché Palazzo Trabia divenisse tempio di storia, arte, cultura e tradizioni.

Il Museo rappresenta la memoria del passato nella riscoperta di antiche tracce e nello stesso tempo il sapere del presente.

Secoli di tradizioni sono pronti a testimoniare quante numerose siano le impronte lasciate, di cui si deve fare tesoro, ma che devono insegnare soprattutto che la ceramica non può e non deve vivere solo di storia, ma del rinnovamento a cui i tempi obbligano, un Museo che conserva un rapporto genetico con la propria memoria, un "nuovo" che rappresenti il divenire della propria storia, nella consapevolezza che il nuovo può essere annunciato solo da chi è stato.

Tutto ciò rappresenta il Museo camastrense, che rifiuta la definizione di deposito-esposizione, magari di "bei pezzi", dove il visitatore sia parte passiva pur nel contesto di una estasiata ammirazione.

Ma un luogo dove gli oggetti d'arte e i fruitori siano soggetti attivi, presenti e partecipi della evoluzione culturale.

Un luogo per conoscere ed arricchire la cultura stefanese e altre culture.

Un luogo di ricerca, studio, costruzione e anche di promozione economica della ceramica siciliana. Attualmente la raccolta consiste in una rappresentativa serie di oggetti dell'antica tradizione ceramica stefanese. Oggetti d'uso quotidiano legati alle esigenze della famiglia e del lavoro.

Fra i tanti pezzi vi troviamo il fiasco o "ciascu", i boccali per il vino e l'acqua o "cannate", le lucerne ad olio ad una o più fiamme fra cui quella detta di S. Antonio a tredici fiamme, la tipica brocca alta e stretta con due manici o "bummulu", i contenitori con coperchio per olive ed alimentari vari o "burnie", i piatti decorati con motivi semplici o "fangotti", alcune acquasantiere, l'originale anforetta con due manici e con all'interno una membrana d'argilla forata per mantenere fresca l'acqua o "bic bac", diverse varietà di pigne aperte o chiuse dai colori verderame, giallomiele o bianco che nella credenza popolare avevano un significato propiziatorio, il comune salvadanaio o "carusietru" praticamente uguale in tutte le tradizioni caramiche, le scodelle di diverse dimensioni screziate verderame o blu comunemente chiamate "lemmi", i contenitori per l'acqua o "quartare" e poi le famose giare per l'olio o i cereali di cui parla anche Pirandello nel suo celebre racconto "La giara" definendolo quella di S. Stefano "la badessa" per la sua forma maestosa e imponente.Vasta la raccolta delle antiche mattonelle maiolicate, vero vanto della produzione di S. Stefano dal XVII secolo ad oggi.

Se è vero che i più maestosi palazzi siciliani furono ancora di più impreziositi dalle splendide mattonelle di S. Stefano, è anche vero che quella di "stagnare e pittare" mattoni è stata ed è la vera arte dei mastri ceramisti stefanesi che, insieme alla produzione più '"povera" degli oggetti d'uso e della ceramica artigianale, hanno fatto di questo piccolo centro una vera e propria città d'arte che continua ad imporsi con grande dignità all'attenzione culturale ed economica del mercato internazionale.

Altro motivo d'orgoglio per il Museo stefanese è la raccolta di opere dei migliori artisti ceramisti italiani acquistate nel corso delle ultime edizioni della mostra della ceramica grazie ad una illuminata scelta dell'Amministrazione Comunale.

Fra gli artisti presenti ne ricordiamo solo alcuni, quanto basta per avere un quadro già chiaro dell'enorme patrimonio artistico del museo: Nino Caruso, Lorenzini, Nespolo, La Pietra, Bonaldi, Pianezzola, Carlos Carré, Alessio Tasca, Rolando Giovannini, Stropparo, Tomo Ffirai, Emidio Calassi, Franz Sthaler, Rontini, Ravagli, Mariano, Lucietti, Mazzini, Chiucchiù, Castaidi Crespi.

Un elenco che deve assolutamente rimanere aperto poiché l'obiettivo comune è quello di dotare il Museo di S. Stefano di una prestigiosa raccolta nazionale e internazionale di alto contenuto artistico.

Entrare a Palazzo Trabia è come entrare nell'insolito, nella storia di uomini e donne che si riscaldano al fuoco, che lavorano la terra e gli danno un'anima. Si lavora con immaginazione per far nascere dalla creta "un'anima pulita".

Numeri Utili:

Siti nel Comune:

www.bbicoloridellarcobaleno.it

www.girasole.me.it

www.laplayablancahotel.it

Impianti sportivi:

Strutture Ricettive:

Girasole Bed & Breakfast - Via Antonino Garofano, 19 - Tel. 0921-339586 0921-337157347

 I Colori dell’Arcobaleno Bed & BreakfastVia Francesco Riso, 1  Tel. 320-6564503

La Playa Blanca HotelVia Fiumara Marina Tel. 0921-331248

Personaggi Illustri

Come si arriva:

È sede di una stazione ferroviaria sulla linea Palermo-Messina e di uno svincolo per l'autostrada A20 che collega Palermo con Messina. All'interno del centro abitato, da agosto 2011, è attivo un servizio di linea urbana con una navetta comunale che passa per tutte le strade e contrade del paese in cui ci sono le varie fermate.

La città è servita dalla stazione di Santo Stefano di Camastra-Mistretta.

Sono in corso le procedure per la costruzione di un porto turistico.

Cenni storici:

Il territorio di S. Stefano di Camastra è situato nella parte estrema della provincia di Messina e si affaccia sulla costa settentrionale della Sicilia sul mar Tirreno.

Secondo la tradizione orale, sembra che il primo nucleo stefanese risiedesse originariamente a Romei (da cui Nomei, l'antico nome degli Stefanesi), una località limitrofa a Mistretta.

Scampati ad un terremoto nel VII sec. d. C., in epoca bizantina, si rifugiarono dapprima attorno ad un Monastero a S. Maria del Vocante e successiva-mente, per essere meglio protetti dalle incursioni arabe, attorno ad un altro Monastero dei Benedettini posto in cima al monte dedicato a S. Stefano.
Più tardi, raggiunto il mare e venuto a contatto con gli arabi, gli Stefanesi in possesso di ottima argilla impararono il mestiere di "quartarara".

Nel 1682 un terremoto causerà il trasferimento del paese e la sua ricostruzione più a sud, nel feudo di Giuseppe Lanza Barresi, principe di Camastra.

Fu proprio in quel momento che l'attività degli "stazzunara" necessaria per la ricostruzione delle tegole e dei "catusa" e che si avvalse dell'abbondante argilla presente attorno al paese, si rifornì e coprì un ruolo importante nel futuro dell'economia del paese.

Nel '700, incrementato il commercio per mare, gli stefanesi si interessarono alla mattonella maiolicata.

Assimilate le tecniche dei colori e degli smalti degli artigiani napoletani, daranno vita, per tutto l'800 ad una innumerevole serie di piastrelle maiolicate che per la loro originalità sono espressione di un preciso momento della storia dell'arte della Sicilia.

La nascita dell'arte della ceramica vera e propria si può far risalire ai primi anni del '900 quando si passò da una produzione esclusivamente economica formata da oggetti in terracotta come vasi, giare, "quartare e bummuli" alla ceramica artistica che si è affinata sempre di più col passare degli anni e costituisce oggi l'asse portante dell'economia stefanese.

Inoltre la trasformazione industriale dell'artigianato della ceramica ha fatto sì che S. Stefano di Camastra diventasse un centro importante non solo a livelli regionale ma anche a livello nazionale e internazionale.

Etimologia (origine del nome)

Si riferisce al santo a cui è intitolata la chiesa del paese ed a Giuseppe Lancia, duca di Camastrae benefattore del paese.

Il Comune di Santo Stefano di Camastra fa parte di:

Regione Agraria n. 7 - Colline litoranee del Tusa e del Santo Stefano

Parco dei Nebrodi

Fonte: http://www.santostefanodicamastra.net

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