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Lunedì 9 Dicembre 2019

Terme Vigliatore

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Indirizzo: Via del Mare – 98050 Terme Vigliatore (ME)

Telefono centralino:090.9700300- Fax Municipio:090.9782311

Stato: Italia

Regione: Sicilia

Provincia: Messina

Zona: Italia Insulare

Latitudine: 38° 8' 13''N

Longitudine: 15° 9' 27''E

Altitudine: 10 m s.l.m.

Superficie: 13,40 Kmq

Perimetro comunale: m. 18.632

Comuni limitrofi: Barcellona Pozzo di Gotto,Castroreale,Furnari,Mazzarrà Sant'Andrea,Rodì Milici

Frazioni:La città è costituita dai due agglomerati urbani principali di Terme (dove risiede il 60% della popolazione comunale) e Vigliatore, cui si aggiungono le seguenti frazioni:

San Biagio, che si trova tra Terme e Vigliatore, lungo laStrada statale 113 Settentrionale Sicula;

Marchesana, situata lungo la costa, con villette e seconde case popolate d'estate da numerosi vacanzieri e Acquitta, altra frazione marina al confine con la frazioneTonnarelladel comune di Furnari, borgo di pescatori e meta di villeggianti e bagnanti.

Abitanti: 7 272(30-11-2012)

Densità: 559,38 ab./km²

Nome di Abitanti: Vigliatoresi

 Sito Internet: www.comune.termevigliatore.me.it

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Codice Fiscale: 00158240838

Codice Istat: 083106

Codice Catasto: M210

Santo Patrono: Santa Maria Delle Grazie

Giorno festivo: 15 Settembre

Descrizione Araldica dello Stemma: Blasonatura: d'argento all'anfora romana rossa in cui ricade in semiarco un getto d'acqua azzurro sgorgante da un palo d'oro posto sul fianco sinistro dello scudo. L'anfora accompagnata sul fianco destro da un ramoscello verde (di agrumi) fogliato di quindici il tutto fondato su una campagna troncata, ondata di verde e di azzurro

Decreti:

Da vedere:

Villa Romana, scavi archeologici avviati negli anni Cinquanta hanno riportato alla luce insediamenti risalenti al periodo protostorico e all’Età ellenistica, ma il ritrovamento certamente più importante è stato una villa patrizia romana della seconda metà del I secolo d.C., fondamentale per la ricostruzione storico-culturale del territorio, anche perché unico esempio del genere nel panorama artistico della Sicilia dell’Alto Impero che, proprio in quel periodo, viveva un momento difficile e di declino.

Recenti studi hanno stabilito che la Villa fu inizialmente costruita nel periodo tardo-repubblicano (seconda metà del I secolo a.C.) per poi, dopo almeno un secolo, essere rinnovata e ampliata, rimanendo vitale almeno fino al VI secolo, coprendo cioè l’intero arco dell’Impero Romano.

Come noto, i Romani erano grandi amanti delle terme ed è proprio per questo motivo che la Villa non solo nasce a poca distanza da due importanti sorgenti termali, curative delle malattie cutanee e epatiche e conosciute, dunque, da più di venti secoli, ma era anche dotata di un importante sistema di canalizzazioni per l’approvvigionamento delle acque.

Gli ambienti della dimora, lussuosa a giudicare dai resti degli affreschi sulle pareti del tablinium (la sala di ricevimento), si sviluppavano intorno a uno spazio porticato (peristilio), al cui interno doveva esserci un giardino.

L’impianto termale vero e proprio era diviso in tre sale: il frigidarium, destinato ai bagni in acqua fredda, il tepidarium, ai bagni in acqua tiepida, e il calidarium, in quella calda. Nel frigidarium si trovano oggi i resti di un meraviglioso mosaico bicolore, a tessere bianche e nere, che raffigura scene prese dall’ambiente marinaro: pescatori e pesci tipici del Messinese.

Chiesa Madonna delle Grazie, edificata su un medievale convento dei Benedettini. L’edificio è infatti situato nel “Parco dei Benedettini”, nello stesso luogo in cui per secoli si è svolta la Fiera di Termini, promossa con grande impegno dai monaci e in cui era concessa la commercializzazione di animali e altre mercanzie, esente da imposte.

La prima autorizzazione ufficiale a tenere la Fiera risale al 1300, per mano di Federico III d’Aragona, riconfermata poi nel 1625 da Filippo IV, come testimoniato da una lapide in marmo posta sul portone d’ingresso della Chiesa.

L’edificio è a un’unica navata e su entrambi i lati ospita delle edicole votive. Sul pavimento sono visibili delle botole che coprono quella che un tempo era una fossa comune in cui venivano sepolti i signorotti del luogo. Al centro dell’abside spicca un crocifisso in cartapesta, risalente alla fine dell’Ottocento. Sopra la porta della sacrestia ammiriamo una pregevole statua del Duecento, recentemente restaurata, raffigurante una Madonnina, portata in Chiesa nel XVII secolo dai monaci cistercensi

Forca di Maceo- antica struttura eretta per le esecuzioni dei condannati a morte.

Il gazebo- Sul lungomare di marchesana è presente "il gazebo": si tratta di una grande volta a crociera costruita in gran parte in legno.

Fonte di Venere, conosciute fin dalla notte dei tempi, le acque delle sorgenti di Terme Vigliatore, secondo una leggenda, convinsero persino una regina, la Regina di Trebisonda, a lasciare il suo regno orientale per eleggere questi luoghi sua dimora.

La moderna storia termale inizia nella prima metà dell’Ottocento, quando, nel 1841, venne costruito un piccolo stabilimento e poi un primo albergo.

Nel 1950 si aggiunse alle vecchie strutture il Grand Hotel delle Terme, oggi immerso in una vera e propria oasi di verde nel complesso del Parco Augusto.

Le acque della Fonte di Venere sgorgano a 32,6°C e appartengono al gruppo delle minerali sulfuree-bicarbonato-alcaline, particolarmente indicate per il trattamento delle malattie circolatorie, epatiche e delle vie biliari, dermatologiche e dell’apparato digerente. Si effettuano inoltre terapie aerosol, bagni terapeutici, cure idroponiche, fanghi, humage, idromassaggi, inalazioni caldo-umide, insufflazioni, irrigazioni vaginali, nebulizzazioni, ma anche chinesiterapia, idrochinesiterapia, massaggi e riabilitazione.

Utilizzate anche in campo pediatrico, assicurano sollievo nelle bronchiti, nelle tonsillopatie e nel linfatismo.

 

Festa Patronale:

Processione religiosa in onore della patrona Santa Maria delle Grazie (15 settembre)

Presepe vivente (nei pressi delle piazza Municipio, fine dicembre-inizio gennaio - dal 2008)

Eventi Culturali:

Carnevale Termense, periodo di carnevale di ogni anno

Eventi Gastronomici:

 Eventi sportivi:

 Curiosità:

 “Fiera di Terme”, che ha origine in tarda epoca. 

Essa, tuttora in questi nostri giorni, ci tramanda come, in qualche modo, si mutava (nel tempo della sua origine) la condizione del nostro Popolo, che diventando libero anche se per durata spaziale esigua per grazia sovrana (e in un periodo in cui la rigorosa stratificazione gerarchica ben difficilmente consentiva sovvertimenti di sorta nell’ordine delle Caste prestabilite), poteva usufruire di alcuni insoliti ed essenziali benefici; che altrimenti erano appannaggio di Categorie sociali differenti a quelle nette quali esso si connotava.

In quei, annuali e speciali, giorni, i nostri antenati, infatti, appartenenti in maggioranza a quella cosiddetta popolazione servile per l’autonomia concessa dal Re, si trasforma­vano in“burgisi” godendo perciò della prerogativa di autogovernarsi, e quindi, della facoltà di promulgare Leggi, e d’isti­tuire Balzelli(applicati questi ai numerosi partecipanti extraterritoriali detta“Fiera”,che colli esponevano mercanzie). 

In tal modo, esercitando il beneficio detta libertà, insolitamente dimenticavano la toro atavica condizione di dipendenti; e all’impossibilità del riscatto del loro naturale stato giuridico vincolato al lavoro dei campi, nei normali tempi dell’anno vi facevano corrispondere come per naturale rivalsa il meticoloso studio di tutte quelle cose o iniziative, che sarebbero state necessarie per i venturi annuali giorni di festa; quando la certezza me­ravigliosa di quel Regio Decreto, che donava a toro la suprema libertà, li avrebbe fatto risentire“cittadini”,quindi, non inferiori a nessu­no; senza vincoli di servaggio, e pertanto, nella piena facoltà di agire ed operare in totale auto­nomia.

Anche se, tuttavia ad onor del vero, la loro condizione di subalterni non era poi cosi gravosa ed inumana, come quella di altri contadini, in servizio in luoghi vicini a ciò era dovuto alla particolarità dei loro specialissimi“padroni”,che d’iniziativa propria e in deliberata volontà, anziché rivestirsi d’albagia e superbia com’era naturale che fosse per chi deteneva allora il potere! si adornavano, invece, d’umiltà e carità.

Ma diciamo, dunque, con ordine quando tutto questo, esattamente, accadeva; e chi fossero quei “speciali Padroni” del nostro Popolo.

Intorno agli ultimi anni del 1200 e agli inizi del 1300 in queste nostre Contrade giunsero i figli di S. Benedetto: i Monaci Benedettini. Essi, presenti in verità, nella nostra Provincia Messinese, sin dal tempo del loro fondatore ( 534 d.C.), hanno sempre avuto riconosciuto dai reggitori delta Cosa Pubblica, quanto i dettami di quella loro Regola promulgata in un giorno lontano a Montecassino fossero veri, e quanto diventassero pertinenti quell’Ora et Labora”,assieme allo stesso motto“Pax”,nel benefico miglioramento degli uomini e delle terre, in cui essi andavano a vivere e lavorare, nei periodi più bui ed oscurantisti delta Storia.

E proprio qua da noi, come sopra accennato, dopo il flagello dellaGuerra del Vespro(1283), vennero ad abitare e a lavorare i detti Padri.

 Accordata a loro la facoltà di un luogo per costruirvi una Grancia dipendente questa dall’autorità dell’Abate del Monastero di S. Maria Latina, o altrimenti detto “Della Valle di Giosafat” e fabbricatasela assieme alla Chiesa sul pianoro dove oggi, ancora, c’è la Chiesetta della Madonna delle Grazie e le ville Stancanelli e lannelli, diedero mano a quell’indifesa fatica di braccia e d’esemplarità perché fossero cancellate le brutture e le devastazioni, materiali e morali, inflitte dalle soldataglie devastatrici.

 Le nostre terre, già oasi sperimentali al tempo del grande Svevo ritornarono dopo le rovine del “Vespro”, mercè l’opera benedettina, ad essere ciò che in passato erano state: ma anzi, dal provetto lavoro degli stessi Cenobiti si ebbero avviate culture nuove validamente rispondenti, data l’ubertosità dei luoghi.

Fu così che il nostro territorio conobbe la “Canna Meli” (canna da zucchero). che una volta raccolta ed essiccata veniva trasformata in zucchero in quel luogo, oggi chiamato “Palmento” e dove un giorno sorgevano le officine ed i magazzini dei monaci.

All’opera di mediazione degli stessi Frati, il nostro Popolo deve pure quellaTradizione,che, in virtù del Real Decreto concesso da Federico IV D’Aragona (1365 c.) in un suo soggiorno fatto presso la celeberrima“Fonte di Venere”,per godere della cura d’acque le accordava la facoltà, nello spazio limitato ai festeggiamenti della SS. Padrona, di essere artefice di opere e di fatti, nella libertà di giurisdizione.

Lo stesso antico Decreto, ricondotto però alla sua originarietà primitiva libero, cioè, dalle Imposte Regie, subentrate queste dopo la partenza dei Monaci Benedettini dal nostro Paese (e cioè avvenne nella seconda metà del 1500) per la solerzia dei nobili Giurati della Città di Castroreale, che a ciò s’interessarono, è segno visibile a tutt’oggi per quel ricordo marmoreo, murato sulla porta principale della vetusta Chiesetta della Grazie, là dove ognuno può leggervi ciò che segue:

D.O.M.

Philippo IIII Siciliae et Hispaniarum

Rege potentissimo

ad maiorem Dei eiusque Matris

Virginis Mariae gloriam et

Popolorum commoda nundinas has

a vulgo Termini dicta regis

vectigalihus levaverunt solertissimi

patres Michael Lococo

Franciscus Albertus Marius Basilicò

et Michael Maria Cammareri Anno

Domini MDCXLIII

 Dio Ottimo Massimo

Filippo IV Re potentissimo di Sicilia e di Spagna. Alla maggior gloria di Dio e di Sua Madre la Vergine Maria e a beneficio dei Popoli , questa “Fiera”, volgarmente detta “di Termini”, fu ricondotta dai solertissimi Padri

MICHELE LOCOCO, FRANCESCO ALBERTI, MARIO BASILICO e MICHELE MARIA CAMMARERI, libera da Imposte Regie nell’anno del Signore 1643.

Mercati e mostre:

Fiera di Termini (antica fiera del bestiame e dell'artigianato locale - 13 settembre)

Risorse:

L’agricoltura rappresenta una delle principali attività economiche del Comune, e riguarda il settore della produzione di ortaggi, della coltivazione di agrumeti, oliveti, vigneti e, soprattutto, delle colture floro-vivaistiche, che rappresentano il fulcro principale dell’economia locale.

Altre attività produttive, sono rappresentate da diverse botteghe artigiane e da alcune imprese di tipo industriale nei settori:

- della raffinazione del sale;

- della trasformazione degli agrumi;

- della lavorazione di materiali per l’edilizia.

Il settore turistico, sicuramente da potenziare, è supportato dalla presenza di alcune strutture alberghiere e di ristorazione, nonché dall’esistenza di una stazione termale, nella quale si praticano cure specifiche con le acque sulfuree e i fanghi.

 L'attività commerciale è basata sui prodotti agricoli, artigianali e industriali. La produzione delle piante ornamentali e dei derivati degli agrumi raggiunge anche i mercati esteri. Il territorio è servito da diversi supermercati e da botteghe di vario genere.

Centri culturali:

Biblioteca Comunale

Numeri Utili:

Ufficio Postale: tel. 090. 9782145

Guardia Medica - Consultorio: tel. 090.9781578

Siti nel Comune:

http://www.termevigliatore.info/public

http://www.ictermevigliatore.it

http://www.viviterme.it

Impianti sportivi:

Campo di calcio

Strutture Ricettive:

Hotel Il gabbiano Beach Via Marchesana 4-tel:090 9782343,090 9782526fax:090 974319

Hotel Sait Via Nazionale-98050 tel:090 9782615fax:090 9783248

Terme Park Hotel Via Nazionale 325 - tel:090 9782352

Parco Augusto Via Salita Stabilimento - tel:090 9781078

Le Arcate Di Aliquoò Antonino Via Maceo 1-tel:090 9782169

Melinvest Srl Via Benedettina Superiore - tel:090 2512865,090 9782303

Personaggi Illustri:

Filippo IV di Spagna, re di Spagna e Sicilia

Adolfo Parmaliana, politico, docente.

Bartolo Cattafi, poeta.

Orazio Bucca, geologo, politico

Paolo De Pasquale, artista, docente

Bartolo Materia, ex sindaco

Lo Presti Giovanni, ragioniere, politico

Domenico Scilipoti, deputato

Salvatore Saitta, ristoratore

Come si arriva:

In auto, è servita dall’Autostrada A 20 Messina-Palermo. È attraversata inoltre dalla SS 185 che collega S. Biagio con Giardini Naxos e dalla SS 113 Trapani-Messina

 Cenni storici:

 Terme Vigliatore ha un percorso politico-amministrativo risalente a poco più di un trentennio, essendosi costituito Comune autonomo con Legge Regionale n.15 del 26/06/1966, tuttavia la civiltà che si affermò nei siti su cui si estende il suo territorio sembra essere così antica da oltrepassare i confini stessi della storia.

Infatti,anche se l'Archeologia allo stato attuale non ha dato un esauriente contributo, e' verosimile risalire alla storia naturale ed alle antiche vicende di questa nostra località sia con l'attenta lettura dei testi di storici classici e di documenti medievali sia attraverso una corretta interpretazione dei toponimi ( nomi dei luoghi ).

Già gli scavi archeologici di contrada San Biagiohanno riportato alla luce negli anni Cinquanta tracce di insediamenti umani del periodo protostorico e dell'età ellenistica nonché una patrizia Villa Romana del 1° sec. d.C. . 

E’anche un dato reale che l'antichissimo fiume di Termini rappresenta un 'area geologica molto interessante.

Questo nome gli deriva senza alcun'ombra di dubbio dalla ricca sorgente di acque termali, nota per qualità terapeutiche, sin dall'antichità, con la denominazione di Fonte di Venere, tant'è vero che viene già menzionata da Plinio il Vecchio, scienziato-naturalista del 1° sec. d.C., e dallo storico classico Marco Arezio.

Sebbene il nome di "termini" sia il più comune, tuttavia questo torrente ancora altre varie denominazioni che gli sono state storicamente attribuite, anche se oggi vengono usate più di rado.

In un diploma di Federico III d'Aragona del 1324 viene chiamato fiume di "Plati", avendo forse preso questo nome dalla foresta di Plati di Castroreale; ma, secondo il ricercatore di notizie storiche, Andrea Zanghì di Rodi, questo termine deriverebbe dal greco "platòs" col significato di "accessibile", proprio perchè, a parer suo, il fiume nel passato sarebbe stato navigabile almeno fino a Porto Salvo.

Comune ancora oggi è il nome di "Patri'" che, secondo Filippo Rossitto, storico municipale Barcellonese del secolo scorso, sarebbe una corruzione dialettale di "Platì".

Viene anche chiamato "Rossolino" dal colore rossiccio che assumono le sue acque a causa dei temporali che avvengono, sul finire dell'estate, nel suo alto bacino, presso Fondachelli.

In una carta geografica della Sicilia dal 1721  è riportato col nome di "Flume de l'Aranci"; quest'altro attributo, è più che consono se si considera che tutta la sponda di ponente, dalle Rocche di Marro fino al mare, è lussureggiante di aranceti.

Ma il nome che in studi sia meno sia più recenti ha fatto sorgere molte, controversie è quello di "Longano".

Infatti sulle rive del Longano nel 270 a.C. si combattè la famosa battaglia tra i Mamertini di Cione e i Siracusani di Gerone: battaglia che fu documentata da conosciuti storici del mondo classico, come Polibio e Diodoro Siculo, e che segna pure, con la 'vittoria dei Siracusani, la fine della storia della città alleata dei Mamertini ; Longane, già esistente dalla prima metà del Bronzo.

Sebbene sulle carte geografiche il nome di Longano sia attribuito a tutt'oggi al torrente che attraversa Barcellona Pozzo di Gotto ed insigni storici del Seicento quali il Cluterio ed il Fazzello, del Settecento quale l'Amico, dell'ottocento quali il Di Blasi ed il Casagrande,questa tesi, tuttavia in tempi recenti autorevoli archeologi come il Ryolo Di Maria ed il Bernabò Brea hanno avanzato la teoria secondo la quale il sito della battaglia andrebbe collocato sulle rive del torrente "Termini" ed il Longano andrebbe identificato con quest'ultimo.

Infattiil primo ritiene che quel monte Torax di cui parla Diodoro Siculo sia da identificarsi con il monte Marro ( Rocche di Marro ); il secondo sostegno della sua tesi adduce il ritrovamento, di cui egli stesso fu l'artefice negli anni Cinquanta, dei resti archeologici, di un'antica città arroccata nel Piano di Pirgo (oggi ricadente nel Comune di Rodi Milici) alla quale egli assegna l'identità di " Longane ".

Questesono controversie che non potranno certamente portare all'esatta identificazione del luogo su cui sorse l'antica città greco-arcaica fino a quando l'archeologia non sarà in grado di reperire elementi ancora più concreti.

Aidiscenti comunque giova apprendere che l'antico territorio di cui oggi Terme Vigliatore occupa una parte, proprio per le sue speciali caratteristiche, sarà anche stato, con molta probabilità, culla di civiltà preesistenti a quella romana.

Oltre alle varie connotazioni cui ha dato spunto il Torrente "Termini", molti altri toponimi si prestano all'indagine ed alla ricostruzione della storia del territorio di Terme Vigliatore, a tal uopo molto interessante rivela la contrada Sullaria.

Questotoponimo è ritenutopiù parti una corruzione dialettale di Solaria.

II termine "Solaria" appare citato per la prima volta in una sentenza emessa dal re normanno Ruggero II° e sta a denominare una terra appartenente al Demanio Regio dell'antica Piana di Milazzo; compare anche in date successive in altri documenti regi della cancelleria sia Normanna sia Sveva.

In un diploma del 1628 dei Registri della Cancelleria angioina e specificatamente nel volume I° in cui è menzionato pure Cartulario (feudo di Quartulario), il sito viene citato con la denominazione di casale, quindi  popolato: ".....in territorio casalis de Solaria, que terre vulgariter appellantur de Terminis..... ".

Ma c'è chi ipotizza che la terra di Solaria abbia origini molto più antiche di quelle Medievali:cosi remote da varcare i confini stessi della storia ed entrare nel mondo del mito.

Infatti l'audace teorico A. Saya Barresi, partendo dall'interpretazione etimologica del toponimo, avanza l'ipotesi secondo la quale Solaria sarebbe da identificare con quel fecondo sito dell'isola diTrinacriain cui, stando alla mitologia, pascolavano le pingui giovenche sacre ad Apollo (il dio del Sole) e la poesia di Omero colloca il vissuto di una delle tante peripezie dell'eroe greco Ulisse.

Si tratta pur sempre di una identificazione ipotetica che allo stato attuale non trova alcun riscontro archeologico, anche se lo stesso teorico la sostiene; da parte mia, al di là di, ogni congettura, voglio fornire all'uopo qualche riflessione.

Sebbene sia una pretesa individuare con scrupolosa esattezza i luoghi descritti nell'Odissea perché, non dimentichiamo, una tempra poetica come Omero non poteva tralasciare di trasfigurarli con la sua fantasia, di renderli particolarmente vividi e freschi, di animarli di intensa luce e cromia, quindi di idealizzarli, tuttavia il paesaggio che vi è raffigurato rispecchia realmente le caratteristiche delle regioni dal Mediterraneo, il sommo poeta forse vide personalmente quei luoghi, avendo viaggiato moltissimo (per quanto ci viene tramandato), o ne sentì certamente parlare da marinai che li avevano conosciuti .

Intanto,teniamo conto,"in primo luogo della speciale posizione geografica del territorio di Terme Vigliatore, che dalle ondulate colline a ridosso del Peloritani si estende verso la ridente pianura (un tempo facente parte del piano Milatii) fino al Tirreno, col suggestivo scenario delleI sole Eolie, di Capo Milazzoe diT indari: in secondo luogo prestiamo anche attenzione alla fecondità delle sue terre ed alla presenza di antiche e salutari sorgenti come la Fonte di Veneree la Ciappazzi (quest'ultima fonte in origine da un monoblocco roccioso geologicamente conformato a lastroni: l'etimo dialettale significa propriamente "lastroni di roccia").

Giungeremo cosi alla constatazione che questi luoghi, che in passato dovevano avere un aspetto ancora più suggestivo, in quanto incontaminati, hanno poco da invidiare"Terra del Sole" descritta da Omero.

ricognitori interessa prendere coscienza proprio di questo, perchè non è possibile andare oltre pretendendo di attribuire all'antico territorio di Terme Viqliatore l'identità di “Terra del Sole": terra che, ribadisco, improbabilmente potrà essere identificata in un luogo specifico e reale perché, pur specchiando realmente elementi paesaggistici mediterranei, viene inequivocabilmente trasportata sul piano ideale dal calibro inventivo del sommo poeta greco.

Potrebbeessere invece verosimile collocare nell'antico territorio di Terme Vigliatore quella Policna o Artemisia nei pressi di Mylai (Milazzo) che Cesare conquistò prima della battaglia del Nauloco, combattuta controPompeo nel 36 a.C. .

Della conquista di questa vetusta città, già fiorente centro della produzione metallurgica nel periodo greco-arcaico e più volte citata dalle fonti storiche, riferisce anche Appiano Alessandrino nel suo De Bello Civile. Questi nel menzionare la Policna, la riporta addirittura come il centro di produzione delle "vacche del Sole" ed il luogo in cui avvenne il sogno di Ulisse.

Senza dubbio lo storico classico, in tal caso, non intende asserire ma solamente riferire, una credenza diffusa tra gli antichi abitanti del luogo che, consapevoli delle particolari caratteristiche che la loro terra, privilegiata dalla natura, deteneva, erano portati ad identificarla con quella Terra ove secondo il mito pascolavano le preziose giovenche sacre ad Apollo (tanto che i pani bronzei quivi prodotti venivano chiamati le "vacche del Sole" e l'eroe greco dell'Odissea aveva vissuto una delle sue disavventure.

Anzi, ancora, essi, prima che venissero decimati dagli affamati naufraghi compagni d’Ulisse, per il mal consiglio del dissidente Euriloco, si dissetavano, di preferenza, a quella salutifera sorgente d’acqua scaturente da un luogo eminentemente pietroso denominate“Ciappazze” e che, per le proprietà terapeutiche ch’essa presentava, era scelta come toccasana ai pericoli del parto dalle“... belle giovenche di fronte larga e con le corna in arco quando giunto il tempo, già pregne s’approssimavano alla maternità.

Si tratta pur sempre di una credenza, che tuttavia non impedisce ai discendenti ricognitori di fare delle analogie.

Ritornando ancora a trattare della“Fonte di Venere” diciamo subito che un’altra importante notizia ci parla della efficacia di questa nostra Sorgente che nientemeno, convinse, una mitica Regina a fermarsi qua da noi. da come vuole un’antichissima tradizione locale, accreditata fra l’altro da scrupolosi storici, quando la Regina di Trebisonda lasciò per ragioni non meglio precisate il suo regno in Oriente, il motivo che maggiormente la spinse a restare in queste nostre contrade fu, oltre alla bellezza dei luoghi, la salubrità di quelle acque; che non solo avevano la virtù di ridare giocondità ai visi, ma anche salute ai malconci corpi.

Si fece pertanto costruire un palazzo e accettata da tutti i popoli di queste terre fu acclamata per loro sovrana; regnando in pace e saggezza per lungo tempo. Questa sua reggia era prossima a quella citata“Fonte”, ed essa amava usare di quelle acque quotidianamente.

Un’altra importante notizia crediamo di desumere dal“De Bello Civile” di Appiano Alessandrino; ed esattamente quella che ci parla dell’incontro diLucio Cornificio (uno dei Comandanti di Cesare Ottaviano) eLaronio (l’inviato di Vespasiano Agrippa, genero di Cesare). Questo incontro che avvenne presso una non meglio descrittaFonte che secondo noi, per gli elementi incontrovertibili che traspaiono dal racconto storico, è possibile identificare con la“Fonte di Venere” , accadde a metà Agosto dell’anno36 a.C. e s’inquadra in quegli avvenimenti storici di eccezionale rilievo sia per lo schieramento imponente di forze impiegate, sia per te conseguenze politiche d’ordine interno che a Roma ne derivarono: le sanguinose e fratricide battaglie combattute tra Cesare Ottaviano divenuto poi Imperatore e Sesto Pompeo.

Il citato storico ci fa sapere che all’indomani di quella gravosa perdita di legni, subita da Cesare Ottaviano nelle acque di Capo S. Alessio, nei pressi di Taormina, mentre il futuro Impe­ratore stava anonimamente per partire e ripararsi sulle coste calabre, consigliò a Lucio.

Cornificio, perché non fosse tagliato fuori dalle vie di normale rifornimento causa i propositi d’affamamento, chiaramente dimostrati dalla strategia di Sesto Pompeo di riunirsi col grosso delle truppe del genero Agrippa a Tindari.  

Cornificio decise quindi, seguendo il consiglio, di raggiungere questa città capitolata, nel frattempo, dopo strenua difesa pompeana per via interna; seguendo cioè la strada dei monti.

Si parti, perciò, da Taormina e costeggiò il fiume Alcantara. ma, poiché era sua ferma intenzione che di quella via montana fosse percorso il tragitto più riparato e breve possibile dato il palese incombente pericolo di spiacevoli incontri con le truppe avversarie giunto che fu a Randazzo limitò allo stretto necessario per gli uomini delle corti la sosta di rifocilla­mento.   

Prosegui poi, sempre con visibile cautela, la marcia verso l’usuale direzione che l’avrebbe portato da Montalbano a Basicò, e da qua, infine, al litorale tirrenico in prossimità  di Tindari.   

Se nonché, appena lasciato Randazzo e non oltrepassato ancora Santa Domenica Vittoria fu assalito a sorpresa dalle truppe di Pompeo, che perlustravano quella via; e pertanto costretto ad ingaggiare battaglia.

Il combattimento, svoltosi accanitamente da entrambe le parti, durò parecchie ore, e sembrava di non aver termine nè vincitori.

Ma con le prime ombre della sera, che fortunatamente sopraggiungevano in aiuto della strategia di Cornificio, la vittoria arrise finalmente alle truppe cesariane, le quali di fretta radunate dal loro capo ebbero dalla complicità dell’incipiente notte, 1’agio di porsi al sicuro per altra strada, che non era quella usualmente battuta. Infatti Cornificio puntò su Francavilla e da qua, sempre forzando le marce ed attraverso la, cosiddetta, Portella di Mandrazzi, giunse a Novara.  

Col sorgere del sole la distanza fra lui e le truppe di Pompeo era più che considerevole e poteva quindi, se avesse voluto, riprendere il percorso solito.

Poi ritenendo più saggio di non esporsi ancora ad eventuali pericoli d’improvvise sortite del nemico, che in permanenza controllava quella via montana, pensò bene di continuare la mar­cia verso il litorale, costeggiando il torrente Termini, o Patri, (l’antico Longano).

E per questa strada, pur disagevole di tanti tornanti e dirupi, ma sicura d’aggressioni e sortite avversarie, compiendo l’ultimo finale sforzo Cornificio giunse incolume e con il grosso delle sue truppe a quella Fonte, dove il collega Laronio già da tempo avvisato l’attendeva.      

Dicevamo già prima che non ci sono dubbi perchè quella generica“Fonte”, non meglio precisata da Appiano, possa non essere indivi­duata con laFonte di Venere. Lo storico del “De Bello Civile” citandola con il solo sostantivo, secondo noi, non mancò di completezza, perchè la fama di quella sorgente non aveva bisogno di altre descrizioni per essere riconosciuta.            

D’altronde ancora, per fugare qualsiasi dubbio sulla certezza della sua identità e del suo riconoscimento, basta solo sapere che di Fonti, celebri nell’antichità, oltre quella di “Venere”, ed ubicate nel circondario dove sorgeva Tindari, non ne esistevano.

Quindi nuovamente affermiamo: La Fonte dell’incontro fra Cornificio e Laronio, citata da Appiano nel suo “De Bello Civile” nel Libro V, dal capitolo 105 al 115 dove si parla della Battaglia del Nauloco, avvenuta nell’anno 36 a.C. fra Sesto Pompeo e Cesare Ottaviano è la celebre“Fonte di Venere” sgorgante nelle nostre contrade.

Per altra via comunque ma questa è collaterale ci pare che possa ancora venire la conferma di quanto adesso detto.

Lo sfrenato amore dei bagni, infatti, che fu una delle caratteristiche igieniche dell’antica Roma, non poteva non far rendere conto di quellaFonte  già per altro nota nell’antichità greca ai Romani conquistatori dell’Isola; i quali non solo erano i maggiori estimatori dell’arte, del pensiero e di ogni qualsivoglia forma di vita di quel civilissimo Popolo, che nel dominio della Sicilia li aveva proceduti, ma pure attenti conservatori e restauratori delle loro opere.

 Pertanto crediamo non sfuggisse a loro quanto già, per i predecessori, fu considerevole.

La notorietà della stessa Fonte, mai venuta meno nei tempi ci ha lasciato uno dei segni più tangibili in quel complesso denominato“Villa delle Terme”, in Contrada S. Biagio, e dove è possibile constatare quanto sin qui asserito.

 La costruzione del10 secolo d.C. sfruttando, peraltro, un ingegnoso sistema di canalizzazione, permetteva agli aristocraticiproprietari, e ai loro ospiti, di usare delle miracolose proprietà di quelle acque all’interno e nella riservatezza della loro casa; consentendo ancora che, alla promiscuità della pubblica“FonVeneris in Planuin Mylarum” frequentata da gente d’ogni specie loro ovviassero, pur non rinunziando ai già noti benefici di quella sorgiva, con la“privacy” della loro lussuosa “Therina”, ricca di ambienti variamente adornati e splendidamente arredati; dove al culto della pristina salute non vi sidisgiungeva pure il gusto della bella vita.

Plinio il Vecchio (23 24-79 d.C.), lo scienziato poeta e sommo naturalista di quel mondo romano, ora appena intravisto, conosceva pure lui i pregi di questa nostra Fonte; tant’è vero che con la sua solita esaurienza la descrisse nell’enciclopedico lavoro avente titolo: “Naturalis Historia”.

  1. Oltre"Sullaria", al fine di orientare le indagini, facciamo cenno di qualche altro toponimo come ad esempioSan Giovanni lo Spetale,Maceo,Vigliatore. 

San Giovanni l'ospedale (in dialetto lo Spetale) è situato sulla riva sinistra del torrente “Termini”, subito dopo ilponte di “Rasta”nelle vicinanze delle rocche di marro.

Si è concordi nel collegare l'origine del toponimo a quella concessione di terre poste nell'antico Piano Mylatii che Federico, Re di Sicilia, con un diploma del 1208 fece al Priorato dei Cavalieri di San Giovanni gerosolimitano dell'Ospedale di Messina; la denominazione rimasta immutata dopo secoli, confermerebbe l'identificazione di una di queste terre con l'attuale contrada.            

II luogo è particolarmente legato al culto popolare che, dedicate al Battista e più sentito nel passato, si svolge dinanzi ad una cappella edicola che accoglie una scultura dall'aspetto irriconoscibile sia a causa delle raschiature fatte dai devoti per motivi devozionali sia ad opera del tempo.

II sito di Maceo, il cui etimo deriverebbe dai greco "machè" che significa battaglia, viene citato per la prima volta dal Maurolico nel 1562 col nome latino di Macheum; la presenza nel luogo di un albergo del secolo XVI, come riferisce lo storico Filippo Rossitto, fa presupporre che esso fosse già popolato. 

II toponimo "Vigliatore", a mio avviso di stretta derivazione latina, starebbe a palesare che nel secolo XVI' la zona era guarnita di una di quelle torri di avvistamento che il Vicereame spagnolo fece edificare, come fortificazioni vigilate in allineamento distanziato lungo i litorali aperti, a salvaguardia delle scorrerie dei pirati turchi.

Terme Vigliatoresi presenta con l'immagine di una località che, per la sua speciale posizione geografica, la fecondità delle sue terre, la presenza di antiche vestigia romane e di sorgenti termali come pure gli edifici di grande interesse storico artistico-architettonico ed etno-antropologico, la bellezza del paesaggio marino e collinare, può essere ritenuta detentrice di un patrimonio storico - culturale, paesaggistico ed ambientale e di prestigioso valore: patrimonio che merita di essere salvaguardato e tutelato, valorizzato e pubblicizzato.

Tra i motivi di richiamo di Terme Vigliatore c'e certamente l'ormai famosaVilla Romana, riportata alla luce negli anni '50 la villa rappresenta in base agli attuali reperti archeologici, secondo il Corelli, l'unico esempio di villa romana di lusso di un certo livello nel quadro della storia artistica della Sicilia dell'alto Impero (I°- II° sec. d.C.)

Pertanto, si ritiene che questa signorile residenza, quale illustre esemplare di archeologia romana in Sicilia del primo secolo dell'Impero, sia di grande interesse storico-culturale, proprio perché si erge come preziosa e rara testimonianza di un periodo della storia isolana contrassegnato da una fase di depressione del tessuto economico-sociale e da una produzione artistica piuttosto esigue e povera.

La "Villa" che ebbe una prima fase costruttiva al centro di un grande latifondo , nel periodo tardo-repubblicano (seconda metà del I° sec. a.C.), solo più  tardi, in avanzata età Giulio-Claudia (seconda metà del I° sec. d.C.) fu ampiamente rinnovata in tutto il suo modesto splendore e mantenne la sua vitalità fino a tutto il periodo del tardo-romano con probabili riattamenti pure in epoca Normanna; tra l'altro è stato accertato che questa dimora ebbe i suoi secolari sviluppi su un terreno suggellante, un substrato preistorico che ha riportato alla luce ceramiche  d'impasto dell'età del ferro e uno strato medio che ha rivelato tracce di insediamenti umani anche in età ellenistica (III° - II° sec. a.C.).

Non si possono, infine, dimenticare le acque sulfuree delle Terme di Veneree, alle quali è collegato  il "Grand Hotel" delle Terme.

Lo stabilimento termale della "S.T.E.A." ha una lunga e prestigiosa storia. 

Fu denominata "Fondo Veneris" dai Romani ed è legata alla storia dalla modesta borgata tranquillamente adagiata in una splendida conca circondata dai monti, da cui la vista si perde fino alle Isole Eolie.

Già nel 1936 la "Guida delle stazioni idrominerali d'Italia" edita dal Touring Club, vi dedicò un ampio servizio.

Le acque appartengono al gruppo delle minerali sulfuree-bicarbonato-alcaline; vengono utilizzate attraverso cure idropiniche, bagni, fanghi (ottimi in reumatologia), terapie inalatorie , insufflazioni e massaggi, che intervengono favorevolmente nella risoluzione delle malattie del ricambio,dei disturbi epatici, nelle riniti e nella sordità rinogena, nonché in presenza di disfunzioni dell'apparato respiratorio e circolatorio.

 In campo pediatrico si ottiene immediato sollievo nelle bronchiti e nelle tonsillopatie, diffuse nei bambini quanto il linfatismo, anch'esso curabile con le acque della Fonte di Venere

 Etimologia (origine del nome)

La prima parte del nome si riferisce ai numerosi stabilimenti termali presenti in loco. La seconda parte si riferisce al fiume che scorre nei pressi, denominato Vigilator.

Il Comune di Terme Vigliatore fa parte di:

Città Termale (Società Terme e Alberghi S.T.E.A SpA)

Fonte: http://www.comune.termevigliatore.me.it

 

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