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Domenica 15 Dicembre 2019

Tusa

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Comune di Tusa

Indirizzo: P.zza Municipio – 98079 Tusa (ME)

Telefono centralino: 0921.330405 Fax Municipio: 0921.330886

Stato: Italia

Regione: Sicilia

Provincia: Messina

Zona: Italia Insulare

Latitudine: 37° 58' 59''N

Longitudine: 14° 14' 10''E

Altitudine: 614m s.l.m.

Superficie: m². 41.047.408

Perimetro comunale: m. 30.394

Comuni limitrofi: Motta d'Affermo,Pettineo,San Mauro Castelverde (PA)

 

Frazioni: Castel di Tusa,Milianni

 

Abitanti: 3 045 (30-11-2011)

Densità: 74,38 ab./km²

Nome di Abitanti: Tusani

 

Sito Internet:  http://www.comunetusa.gov.it

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Codice Fiscale:85000610833

Codice Istat: 083101

Codice Catasto: L478

 

Santo Patrono: Maria SS. Assunta

Giorno festivo: 15 Agosto

Descrizione Araldica delloStemma:

Blasonatura del Gonfalone

Caratteristiche Stemma

Decreti:

 

Da vedere:

La prima chiesa di Tusa fu probabilmente quella dedicata a San Nicola, che potrebbe essere stata anche la sede provvisoria del vescovo.

La sede vescovile non venne ripristinata nella riorganizzazione ecclesiastica voluta dai Normanni.

L'istituzione della sede vescovile venne richiesta nel Seicento, ma fu ottenuta invece da Nicosia e per protesta nella Chiesa Matrice, in quel momento in costruzione, non venne più realizzata la cupola prevista.

Il vertice della gerarchia ecclesiastica era rappresentato a Tusa dal "vicario curato", che amministrava le rendite ecclesiastiche ed era a capo della parrocchia. Il delegato del vescovo era il "vicario foraneo".

A questi si affiancavano i sarcerdoti delle varie chiese, che formavano il clero secolare.

I sacerdoti furono riuniti nel 1585 nella "Rota comunia della città di Tusa", in modo da assicurare un'equa ripartizione delle rendite.

Queste erano costituite in primo luogo dal tributo della "primizia", dovuto da ogni famiglia, a cui si aggiungevano le donazioni e le rendite delle proprietà ecclesiastiche e i "diritti di candela" per le funzioni funerarie. La parrocchia versava un contributo annuale per il mantenimento del seminario di Cefalù. I beni della "comunia" furono amministrati da dieci "cappellanie, ognuna con un suo procuratore (1681):

* Venerabile Monte di Pietà, nella chiesa della SS. Trinità; 

* Santissimo Sacramento, nella Chiesa Matrice; 

* San Giovanni Battista; 

* San Nicola di Bari; 

* Sant’Antonio Abate; 

* San Pietro; 

* San Michele Arcangelo e Sant’Antonio di Padova; 

* Santa Caterina 

* Anime Purganti o Purgatorio; 

* Santissimo Rosario. 

Nel 1894 le "cappellanie" furono ridotte a sei, con l'eliminazione di quelle del Monte di Pietà, di San Giovanni, di San Pietro e del Purgatorio.Dal XVII secolo esistette la "Deputazione delle chiese e delle confraternite", composta dal Vicario Curato, dal Vicario Foraneo e da due sacerdoti, che si incaricava dell'inventario degli arredi e della tenuta dei conti.

La giurisdizione della Chiesa comprendeva l'amministrazione della giustizia per reati commessi contro i propri beni o contro il clero o per i reati commessi da ecclesiastici.

La giustizia era amministrata da un "corte parrocchiale", che emetteva giudizi di primo grado.

Chiese e Conventi

Le chiese più antiche (Sant'Antonio Abate, San Michele Arcangelo, San Nicola e San Giovanni) furono in generale rimaneggiate o ricostruite nel Cinquecento, parallelamente a numerose nuove costruzioni (San Giuseppe, San Giuliano, San Leonardo, Santa Maria di Gesù, Santa Maria del Rito e Santa Lucia), che si ebbero fra il 1530 ed il 1600, con una vera gara fra i quartieri per abbellire la propria chiesa. Gli edifici di culto raggiunsero il numero di 26.

Diverse categorie avevano le proprie confraternite, come quella di San Nicola per i mulattieri o quella di San Michele Arcangelo per i maestri d'arte, una delle tre suddivisioni del ceto popolare di Tusa.

Chiesa Matrice

Dedicata a Maria Santissima Assunta e Chiesa Madre sorse nel Cinquecento nella parte alta del paese, presso la Torre civica e la piazza principale.

Qui sorgeva il Palazzo, fortiricato e comprendente l'attuale Torre civica, sede del "capitano" e delle guardie.

Nel cortile del Palazzo, corrispondente all'odierna piazza principale si apriva la cappella dedicata alla Madonna delle Grazie, che custodiva un dipinto della Madonna su ardesia, forse della scuola di Antonello da Messina.

Nel Cinquecento la vecchia chiesa matrice di San Nicola era divenuta ormai insufficiente e si decise di demolire il Palazzo per la costruzione di una nuova chiesa e nel 1538 venne decisa l'erezione, con l'ampliamento della cappella del Palazzo. Contemporaneamente vennero edificate cappelle del SS. Sacramento, del SS. Rosario, e delle Anime del Purgatorio, gestite dalle confraternite omonime.

Le cappelle furono successivamente integrate nella chiesa principale.

La chiesa fu danneggiata dal terremoto del 1693 e ricostruita di maggiori dimensioni nel Settecento. Nel 1736 venne demolita la chiesa e la sua ricostruzione venne affidata all'architetto palermitano Francesco Ferrigno.

La chiesa ebbe una pianta basilicale a tre navate, con tre absidi e transetto che riutilizzarono le strutture della chiesa precedente.

Sotto il coro venne ricavata una cripta. All'interno le navate sono separate da colonne su due ordini con archi a tutto sesto.

La navata centrale è coperta da una volta a botte lunettata, le navate laterali da volte a crociera. Furono ricostruite ad un livello più alto anche le cappelle del Santissimo Sacramento, del Santissimo. Rosario e delle Anime del Purgatorio, mentre gli spazi sottostanti furono adibiti a sepolture.

La facciata è rimasta incompiuta e prevedeva due ordini. Vi è stato collocato il vecchio portale rimaneggiato e ampliato. L'ingresso sul lato meridionale è stato ornato con il vecchio portale d'ingresso della cappella delle Anime del Purgatorio. La prevista cupola non venne realizzata per protesta sulla mancata attribuzione della sede vescovile a Tusa.

La nuova chiesa fu riaperta al culto nel 1754.

 Nello stesso anno venne costruita la sacrestia e nel 1777 il pittore Michele Calabrò ricevette l'incarico d'abbellire la volta del coro e l'altare maggiore con un dipinto raffigurante l'Assunzione.

Nel 1778 la chiesa, completa di tutti gli altari e del pavimento di marmo, venne consacrata a Maria Santissima Assunta.

Sull'altare maggiore fu collocato un trittico marmoreo del 1525, attribuito al Gagini, proveniente dalla chiesa di Santa Lucia. In una nicchia dietro l'altare fu collocata la statua lignea della Madonna Assunta o Immacolata, scolpita da Simeone Li Volsi nel 1644.

Lo stesso artista realizzò le sculture in gesso di santi e profeti che ornano le pareti del coro.

La cappella del Santissimo Sacramento conserva un altare intarsiato di Salvatore Allegra, del 1782, arricchito da elementi di argento.

Una balaustra in marmo limita l'ingresso e le pareti sono decorate a stucco. La cappella del Santissimo Rosario si trova all'estremità del transetto: sull'altare una statua lignea della Madonna di Simeone Li Volsi, del 1632.

La Cappella del Crocifisso, ospita un altare in marmo acquistato a Messina dopo il terremoto del 1908. Vi si conserva la statua in marmo, attribuita al Gagini, del 1472 che raffigura la Madonna della Mercede.

La cappella delle Anime del Purgatorio conserva un quadro dello Zoppo di Gangi.

Il primo altare della navata sinistra, dedicato ai Santi Cosma e Damiano, protettori dei Padri Altaristi, presenta un dipinto di Francesco Bonomo, del 1783.

Sul secondo altare, dedicato alla Madonna della Mercede, si trova una statua di marmo scolpita nel 1472 ed attribuita al Gagini.

Sopra la porta laterale, attualmente si trova il dipinto su ardesia della Madonna delle Grazie, proveniente dalla cappella nel cortile del Palazzo.

Nella chiesa si conserva una rreliquia di Santa Rosalia, donata alla comunità di Tusa dall'arcivescovo di Palermo nel 1625.

Prima del 1940 nella piazza esisteva una vasca protetta da un'inferriata, dove era collocata la statua di Claudio Pulcro, rinvenuta ad Alesa, oggi nell'aula consiliare del Comune.

Chiesa di San Nicola di Bari

Si tratta della prima chiesa costruita a Tusa, che funse da chiesa matrice fino a tutto il XV secolo e sembra sia stata costruita contemporaneamente alla fondazione del paese.

La chiesa si presenta a due navate di altezza diseguale, suddivise da colonne e pilastri su cui poggiano archi.

La copertura è in legno: la navata più piccola, gli archi e il portale laterale appartengono alla fase più antica, mentre la navata maggiore si deve ad un rimaneggiamento del XIV secolo.

L'attuale portale principale risale al 1595. Vi esisteva una cappella di santa Barbara.

La torre campanaria, simile a quella della chiesa di San Giovanni. sembra successiva al primo impianto della chiesa e presenta una guglia con maioliche colorate. Tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, la navata maggiore venne accorciata per permettere il restauro del campanile.

La chiesa, lasciata dai benedettini agli inizi del XIX secolo venne chiusa al culto nel 1914. Nel 1956 e nel 1985 fu restaurata.

Chiesa di san Giovanni Battista

La chiesa attualmente in stile arabo-normanno si trova nella parte più antica del paese. e non si conosce l'epoca della sua fondazione. Fu più volte rimaneggiata.

Ha pianta quasi quadrata ed è suddivisa in tre navate da due ordini di colonne monolitiche.

La navata centrale è coperta da una volta a botte lunettata con finestre.

I portali di accesso furono aggiunti nel 1565. Sull'altare maggiore, di Martino Li Volsi, si trova una statua di san Giovanni, forse attribuibile a Giovanbattista Li Volsi.

La torre campanaria presenta la guglia rivestita di maiolica colorata. Il campanile venne annesso alla chiesa nel 1650

La chiesa era suffraganea dell'abbazia di Sant’Anastasia a Castelbuono.

Chiesa di Sant’Antonio Abate

Nota anche come chiesa di Sant’Antonino, non se ne conosce la data di fondazione, forse in relazione con lo scomparso Castello.

Presenta una sola navata con abside.

Vi si era stabilita nel 1555 la confraternita del Santissimo Rosario. Nel 1878 in seguito al crollo del tetto venne chiusa al culto e la statua del santo trasferita nella chiesa di San Pietro.

Venne quindi sconsacrata nel 1931 e venduta nel 1934 a privati.

Chiesa di San Michele Arcangelo

La costruzione della chiesa risale al primo periodo normanno, adiacente alla principale porta cittadina e alle mura.

Della chiesa più antica rimane tuttavia solo parte della facciata. Nel 1646 vi fu realizzata una cappella della Madonna delle Grazie, per ospitarvi il dipinto precedentemente conservato nella omonima cappella del Palazzo. La chiesa prese dunque la denominazione di Madonna delle Grazie e San Michele Arcangelo.

Durante i lavori di ricostruzione svolse le funzioni di Chiesa matrice (1736-1754).

La chiesa era annessa al convento dei frati minori, che si trasferirono nel 1561 e furono sostituiti dai cappuccini, che si trasferirono anch'essi nel 1572.

I locali del convento divennero quindi di proprietà privata e subirono trasformazioni e rimaneggiamenti.
Fu chiusa al culto nel 1882 ed era stata sede della confraternita di Maria Santissima Rifugio dei Peccatori. Andata in rovina, fu sconsacrata nel 1898. Fu trasformata per divenire canonica nel 1958 e attualmente è utilizzata come sala parrocchiale.

Chiesa di Santa Lucia e Convento dei padri agostiniani del Santissimo Salvatore

Al limite occidentale del paese, presso le mura, si trovava la chiesa di Santa Lucia, con la torre campanaria e il convento agostiniano dell'ordine degli eremiti.

Chiesa e convento furono fondati nel 1530 per munificenza di Simone Ventimiglia.

La chiesa è ad unica navata, con cappelle e altari, e presenta una ricca decorazione in stucco.

Il convento fu soppresso nel 1665 e le sue rendite incorporate a quelle del seminario di Cefalù, ma fu riaperto per petizione popolare nel 1679. Passò quindi al demanio dopo la soppressione degli ordini religiosi nel 1866 e fu venduto a privati nel 1898, mentre la chiesa fu acquistata dal comune nel 1876.

Chiusa al pubblico nel 1934 fu abbandonata e dichiarata inagibile nel 1950. Nel 1964 crollò il tetto e in mancanza di fondi ne fu decisa la demolizione, eseguita nel 1967

Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria

La chiesa fu edificata nel XVI secoloCinquecento appena fuori dalle mura, nel quartiere detto il Borgo. Vi era annesso un monastero di suore benedettine.

La chiesa ha unica navata con volta a botte lunettata: danneggiata dal terremoto del 1693 fu ricostruita nel 1718, senza la precedente scalinata in facciata e con accesso solo attraverso i portali laterali. In seguito al terremoto del 1908 venne chiusa per i lavori di restauro tra il 1910 e il 1932 e fu riaperta al pubblico solo nel dopoguerra.

Ancora danneggiata dal terremoto del 1968 fu rapidamente restaurata e riaperta.

Vi si trova un quadro con la "Consegna delle Chiavi a san Pietro", attribuito ad Alonzo Rodriquez e un altro con la "Madonna del Rosario" di Galbo da Castelbuono.

Chiesa di San Pietro e collegio di Maria


La chiesa embra essere stata fondata o rimaneggiata nel 1555 e dovette subire ulteriori trasformazioni in occasione della fondazione del "Collegio di Maria" nel 1785, un collegio educativo femminile, retto fino al 1906 dalle "suore di Maria", e quindi successivamente dalle "Figlie di sant'Anna", dalle suore della Sacra Famiglia riparata, e infine dalle suore Collegine.

Chiesa e convento furono abbandonati dopo i danni subiti nel terremoto del 1968. Dopo i restauri del 1979 e del 1987 sono tuttora chiusi al pubblico.

Chiesa di Santa Maria di Loreto e monastero delle benedettine

Più noto come "batia o cuoppu" il convento occupò nella seconda metà del XVI secolo le case del sacerdote don Gregorio Gratteri, presso la chiesa di San Nicola.

La chiesa presenta una facciata incompleta e interno a navata unica con volta a botte lunettata.
Il convento fu soppresso nel 1866 e l'edificio riscattato dal Comune fu venduto nel 1899 a privati. La chiesa, chiusa al culto e sconsacrata nel 1892 fu destinata nel 1931 a sala per manifestazioni teatrali.
Chiesa della SS. Trinità e Monte di Pietà

La chiesa era ubicata nella piazzetta Trinità e fu legata all'istituzione del "Monte di Pietà". Vi erano annessi una cisterna e un forno. La chiesa, amministrata dalla Congregazione di Carità, nel 1932 fu chiusa al culto e dopo alcuni anni andò in rovina.

Chiesa di San Leonardo e convento dei frati cappuccini

A nord, fuori dal paese, si trova la chiesa di San Leonardo, accorpata al convento dei frati cappuccini.
La costruzione, risalente al 1572, venne realizzata su petizione dell'Università di Tusa ad opera di padre Giammaria Pellegrino da Tusa, generale dell'ordine, e il convento venne istituito con dotazione del marchese di Geraci.

I cappuccini furono ospitati tra il 1563 e il 1572 dal convento di San Michele Arcangelo abbandonato dai frati minori conventuali. Un altro convento cappuccino era presente a Castel di Tusa, con un ospizio nel baglio del castello.

La chiesa era a navata unica con volta a botte lunettata, internamente stuccata e affrescata. Sull'altare maggiore si trova il quadro con "Santa Maria degli Angeli e santi" del 1580 di Durante Alberti.

Sotto il quadro è presente un tabernacolo di legno scolpito nel XVII secolo. Accanto all'ingresso, vi è un grande quadro, dipinto da Pedro Rogerio nel 1577, con la "Madonna del Carmine e santi": alla base è presente una veduta del paese nel XVI secolo. Vi si trova ancora il quadro con lImmacolata", dipinto da Jacobo Battaglia nel 1691.

Il convento è stato costruito su due livelli e conservava alcuni libri spostati nel 1966 nella biblioteca dei cappuccini di Messina.

La chiesa ed il convento furono chiusi nel 1866 e riacquistati ancora dai cappuccini nel 1899 e il convento fu riaperto nel 1902 e di nuovo chiuso nel 1978: successivamente restaurato nel 1983 vi si sono stabilite le "sorelle minori di san Francesco".

Chiesa di San Giuliano

Fu edificata nel 1565, ed era la sede della confraternita del Santissimo Crocifisso, unificata con quella del Santissimo Rosario nel 1625.

La chiesa è ad unica navata, Danneggiata dal terremoto del 1693, fu restaurata tra il 1714 e il 1719. Nel 1977 la confraternita si sciolse e la chiesa fu abbandonata.

Oratorio del Santissimo Sacramento

L'oratorio del SS. Sacramento, costruito tra il 1657 e il 1689, sorge nella piazza principalei e si distingue per la bella facciata barocca.

Ha unica navata coperta con volta a botte lunettata.

Era sede della confraternita della "Compagnia del SS. Sacramento". Vi si teneva la cerimonia dell'Ultima Cena, in contenzioso con la confraternita di San Giovanni Battista. e con quella dell Santissimo Rosario.

La confraternita venne soppressa nel 1866. L'oratorio fu chiuso al culto nel 1968. Restaurato nel 1978 è adibito a sala per le riunioni parrocchiali.

Chiesa di San Giuseppe

Edificata ntorno al 1600 con il contributo della famiglia Li Volsi, si trova nella parte alta del paese. La chiesa è a navata unica coperta con volta a botte lunettata.

La statua di san Giuseppe sull'altare maggiore e quelle sugli altari laterali, si debbono agli scultori della famiglia Li Volsi. Nel 1893 fu fondata l'omonima confraternita.

Danneggiata nel terremoto del 1968 fu restaurata nel 1976 e nel 1986

Chiesa di Santa Maria di Gesù e convento dei frati minori conventuali di san Francesco

La chiesa si trova proprio all'ingresso del paesee fu ultimata nel 1545. L'edificio è ad unica navata, coperta con volta a botte lunettata.

Il vicino convento dei frati minori conventuali fu voluto dal marchese di Geraci nel 1561.

Il convento e la chiesa furono chiusi con bolla papale del 1664, ma fu riaperto nel 1671 su petizione popolare e di nuovo chiuso nel 1806 per scarso numero dei frati.

Nel 1874, passato al demanio, il convento venne trasformato in ospedale e la chiesa venne chiusa nel 1882.

Chiesa di Santa Sofia

La chiesa, forse di origine bizantina e collocata ad ovest del centro abitato, è a navata unica con volta a botte lunettata, Aperta solo in particolari occasioni dal 1882 venne chiusa al culto nel 1931 e quindi venduta a privati.

Chiesa di San Cataldo

Si trova nell'omonima contrada a nord di Tusa; ha navata unica con volta a botte lunettata stuccata e affrescata. Esisteva nel 1609, ma andò ben presto in abbandono. Nel 1924 fu venduta a privati.

Forse vi era annesso un monastero di agostiniani.

Chiesa di Santa Maria delle Palate e monastero dei benedettini

La chiesa si trova sulla collina su cui sorgeva l'antica Alesa. Forse di origine più antica e riedifcata nel XII secolo, ha subito diversi restauri. Presenta navata unica con abside circolare ed è coperta a capriata lignea. Gli arredi furono depredati con numerosi furti,

Chiesa di Santa Croce

L'edificio si trova verso est fuori del centro abitato_ edificato nei primi anni del Seicento, fu danneggiato dal terremoto del 1693 e restaurato già nel 1698.

La chiesa a navata unica era coperta da una volta a botte lunettata.

Il convento dei padri crociferi o camilliani fu instaurato in occasione della peste del 1625 e fu completato successivamente e quindi abbandonato nel 1643

Il convento abbandonato fu affittato nel 1878 come magazzino, mentre la chiesa veniva aperta solo nei giorni festivi e nel 1933 fu sconsacrata e venduta ai privati per essere destinata ad altro uso.

Chiesa e monastero cistercense di Santa Maria dell'Altopiano

La normanna Guarneria, contessa di Geraci, fondò nel 1196, nella contrada Batia, la chiesa di Santa Maria dell'Altopiano con l'annesso monastero dell'Ordine cistercense, aggregato a quello del Santo Spirito di Palermo e successivamente assoggettato all'Ospedale Grande di Palermo.

Attualmente si trova nel comune di San Mauro Castelverde.

Chiesa di San Giorgio con annesso convento benedettino

La chiesa e il monastero benedettino annesso sono citati nel 1454, presso il cortile esterno del castello di Marina di Tusa e in documenti successivi, ma non sembrano più riconoscibili.

Il monastero viene invece citato come suffraganeo dell'abbazia di Sant’Anastasia.

Chiesa di Santa Venera

Di ubicazione sconosciuta, la chiesa esisteva nel 1135 nelle campagne della contrada omonima

Il Calvario

Ad ovest, fuori del paese, si trova una particolare struttura che riproduce il Monte Calvario con tre Croci, realizzata nel XVI secolo

I "bagni"

Sulla costa, presso la foce del fiume Tusa, si trovano i resti di un edificio che conserva pavimenti a mosaico in tessere bianche, nere e rosse, e strutture antiche, già visto nel Seicento da Tomaso Fazello e da lui interpretato come struttura termale.

Sull'edificio si sono impiantate costruzioni più recenti ("Case Gravina"), ma la struttura potrebbe essere interpretata come quella citata nelle "tavole alesine" come elemento di confine tra i lotti del territorio alesino.

Il ponte Riggieri

A circa 300 m dalla collina un antico ponte supera il torrente Tusa ed era forse a servizio della strada verso Herbita ed Enna.

Gli attuali resti sono di incerta datazione e il nome sembra riferito ad un intervento di epoca normanna.

La torre Migaido

Nella vallata del fiume Tusa, a quota elevata (439 m s.l.m.), era sorta una torre cilindrica, databile probabilmente al IX secolo, all'epoca dell'invasione araba.

Il nome di "Migaido" deriva dall'arabo mà-gàytu, con il significato di "il punto più lontano".

La torre presenta mura dello spessore di circa 3 m, e all'interno sono ricavate scale per arrivare sulla sommità. La presenza di un camino ne testimonia un utilizzo anche abitativo. In origine dei merli erano presenti sulla sommità.

La sua funzione dovette essere quella di un posto d'osservazione, con guarnigione fissa, che assicurava il collegamento visivo tra almeno due punti opposti del territorio, sia verso Alesa che verso Amestrato ed Herbìta.

Ruderi di altre torri che potevano far parte del medesimo sistema di segnalazione potrebbero essere la "torre Macera", nella valle a sud di Castel di Lucio e altri resti nei pressi del monte Sambughetti, presso Herbita.

Una cappella con affreschi di epoca normanna ("Trinità" e "Cristo Pantocratore") sorse quindi nei pressi della torre e più tardi al complesso si aggiunse un recinto quadrangolare con piccole torre rotonde e una quadrata: la trasformazione risale al XIV secolo , ad opera dei cittadini di San Mauro Castelverde per conto dei Ventimiglia che in tal modo potenziarono il loro dominio nella zona.

Nel 1488 la dimora fortificata fu utilizzata da alcuni esuli del Negroponte e successivamente ebbe semplicemente la funzione di fattoria fortificata.

Strutture idriche del "Viviere"

Nella contrada "Fruscio" un gruppo di sorgenti, conosciute con il nome di "Viviere", presentano opere idriche di captazione delle acque che sono state riutilizzate per il moderno acquedotto di Tusa. Le strutture erano già state identificate da Tomaso Fazello, che vide inoltre le tracce di un acquedotto che convogliava le acque raccolte verso Alesa.

Una parte della struttura (il "Vecchio Viviere", conserva alcune colonne che circondano una grande vasca, relative forse ad un antico ninfeo.

La vasca è collegata ad altre vaschi minori, utilizzate per la distribuzione e come lavatoi.

Il complesso potrebbe essere identificato con la fonte "Ipurra" citata dalle "tavole alesine", e si troverebbe dunque in prossimità del tempio dedicato a Giove Melichio.

La contrada Ospedale

Nelle "tavole alesine" viene citata una" via Xenide" che può forse essere identificata con l'attuale contrada e via Ospedale (o "via Spitali"), a metà strada fra il sito di Alesa e Tusa.

Il termine greco di xenide sembra infatti avere lo stesso significato del latino hospitalis, corrotto quindi in Ospedale.

Secondo l'iscrizione qui dovrebbero dunque trovarsi il tempio di Adrano, il "tapanon" e il "tematesis" dell'antica Alesa.

Feste Patronali:

La festività disan Giuseppe(19 marzo) è preceduta dalla tradizione dei "Virgineddi".

Nei mercoledì precedenti chi ha un voto da assolvere invita un certo numero di fanciulli dei due sessi ad un pranzo in onore del santo, nel quale le pietanze sono definite dalla tradizione: non può mancare la zucchina a coniglio e le sfingi zuccherate.

Per la festività disanta Lucia, la tradizione vuole che ognuno mangi un po’ dicuccia, chicchi di grano di grandi dimensioni, che simboleggiano le pupille, cotti e conditi con solo olio e sale.

Per la stessa festività, anticamente si svolgeva una luminaria o fiaccolata notturna

Per la festività disan Giovanni, il 24 giugno, avveniva la "squagliata d'u chiummu": del piombo liquefatto su un piccolo fuoco veniva versato in una bacinella piena d'acqua e le figure che si venivano a formare erano interpretate come vaticinio augurale.

Per la festività dell'Assuntasi svolgevano quattro processioni: il 13 agosto quella "della Madonna Morta", con la statua adagiata sopra una bara di giunchi; il 14 la Madonna veniva rappresentata come resuscitata e in chiesa veniva assunta in cielo con un macchinario in legno.

La stessa cerimonia si ripeteva il 15 agosto con l'intervento anche dei "galantuomini" e infine era ancora ripetuta il 22 agosto, accompagnata dalla "cavalcata".

Quest'ultima consisteva di cavalli, di muli, di asini, con il raccolto della questua dei cereali a Maria, e preceduta da cavalieri che offrono doni per miracoli ottenuti

Sono infine ancora in uso il canto corale notturno per l'Immacolata, i lamenti del Venerdì Santo ed il canto di mezz’agosto per chiedere all'Assunta protezione dal "gran terremoto".

 

Eventi Culturali:.

Riti della Settimana Santa e Via Crucis vivente,che vivrà il momento più suggestivo presso il Calvario, originale struttura a forma di cuore, adagiata sulla collinetta della "Vignuzza"

Estate Alesina - Manifestazioni, sagre ed eventi volti alla valorizzazione della tradizione gastronomica e dei prodotti tipici del luogo. Festa religiosa delle patrona Maria SS. Assunta

Eventi Gastronomici:

Sagra delle Castagne - Distribuzione di castagne cotte in varo modi ed altri prodotti tipici.

Eventi sportivi:

Curiosità:

Le Confraternite

Le confraternite erano un'istituzione religiosa cittadina, oggi quasi scomparsa, legate alle processioni e alla sepoltura.

Fino al 1820 si seppelliva infatti al di sotto del pavimento delle chiese e lo spazio vi era riservato ai confratelli e ai loro familiari o alle famiglie che facevano donazioni.

In un apposito registro venivano annotati i nomi di coloro che venivano seppelliti nella chiesa. In seguito le confraternite ebbero cappelle riservate nel nuovo cimitero di San Luca.

Quelle economicamente meno dotate confluirono in quelle più ricche e il loro numero si ridusse.

Nelle processioni i confratelli sfilavano vestiti con un apposito abito. L'ordine in cui le confraternite sfilavano era assegnato secondo l'antichità di costituzione o l'importanza attribuita a ciascuna dall'autorità ecclesiastica.

Ogni confraternita era posta sotto la guida di un cappellano, che si occupava della formazione religiosa degli associati, delle regole da osservare e dei compiti da svolgere nelle manifestazioni religiose e nelle varie ricorrenze.

Le confraternite esistenti nei vari periodi furono quelle del Santissimo Sacramento, del Santissimo Rosario, di San Nicola, del Santissimo Crocifisso, del Monte di Pietà, del Purgatorio, di San Giovanni Battista, di San Michele Arcangelo, di San Giuseppe e delle Terziarie Francescane, ma non di tutte si conservano gli statuti e i registri. Oggi a Tusa sopravvive solo la Confraternita del Santissimo Sacramento.

Confraternita del Santissimo Sacramento

La "Compagnia del Santissimo Sacramento" fu fondata nella Chiesa Madre nel 1496 e fu aggregata all'Arciconfraternita del Santissimo Sacramento della chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma. L'attività devozionale si incentrava sul culto eucaristico e si svolgeva in particolare durante la festività del Corpus Domini e nei riti della Settimana Santa.

In particolare, nella funzione dell'Ultima Cena, aveva l'esclusività per la distribuzione dei pani benedetti ed entrò per questo motivo in conflitto prima con la confraternita di San Giovanni Battista (1686) e successivamente con quella del Santissimo Rosario.

La confraternita era formata da nobili, civili e galantuomini, che non potevano superare il numero di cento membri, tra i 17 e i 45 anni. Non vi erano ammesse le donne. Era gestita da un governatore, due assistenti, un tesoriere, un cancelliere, due sacrestani, due infermieri, due nunzi ed un cappellano, pagato dai confrati.

Durante le processioni i confrati vestivano sacchi di tela bianca col cappuccio e mozzetti di panno sulle spalle, portavano un bastone con l'effige del Santissimo; la confraternita era preceduta da uno stendardo nel quale era raffigurata l'Eucaristia e la Croce. Ogni anno si solennizzava inoltre la festività della protettrice Sant'Irene.

Nel 1536 fu aperto nella Chiesa Madre un oratorio pubblico, destinato all'educazione dei fanciulli, pagato dalla confraternita e dall'Università di Tusa.

Nel 1540 la confraternita venne rinnovata con bolla papale. Essendo divenuta insufficiente la cappella, nel 1657 fu eretto un nuovo Oratorio del Santissimo Sacramento nella piazza, mentre la vecchia cappella fu riservata al culto eucaristico.

Come confraternita più antica, dal 1750 ebbe il diritto nelle processioni di precedere immediatamente il santo.

Gli accompagnamenti funebri, i diritti di sepoltura ed i legati, disposti da coloro che avevano sepoltura nell'oratorio, costituivano le cospicue entrate della compagnia.

Con tali risorse, la confraternita acquistò una floridezza che conservò nel tempo e oggi è l'unica confraternita ancora esistente, sebbene il numero dei confrati sia ormai ridotto. Il vestito è stato recentemente cambiato: si utilizzano abiti civili ed una fascia gialla cui è appeso un medaglione con la raffigurazione del Santissimo Sacramento.

Confraternita del Santissimo Rosario

Fu fondata nel 1555 nella chiesa di Sant’Antonio Abate da Stefano Ususmaris, generale dell'ordine di san Domenico, e fu aggregata all'Arciconfraternita del Rosario della chiesa di Santa Maria sopra Minerva di Roma. Il cappellano era l'arciprete vicario curato.

La confraternita era retta da 8un governatore, due assistenti, quattro consultori, un tesoriere, un cancelliere, due infermieri ed un cappellano.

Il numero degli associati non poteva superare i cento confrati e non vi potevano essere ammesse le donne. Nelle processioni i confratelli vestivano un sacco di tela bianco, con cappuccio e mantellina a doppia faccia, da un lato bianco con i margini rossi e dall'altro nero con bordi bianchi: questo secondo lato era utilizzato per i funerali e per la "processione della Madonna Morta" il 13 agosto.

Portavano al petto un medaglione raffigurante la Madonna del Rosario ed in mano una candela o un bastone con l'effige della Madonna.

Nel 1565 la sede fu spostata nella Cappella del Santissimo Rosario, eretta accanto alla allora Chiesa Madre e completata nel 1574. Nel 1625 si fuse con la Confraternita del SS. Crocifisso, con sede nella chiesa di San Giuliano.

La cappella era tuttavia ancora utilizzata: si continuò ad abbellirne l'altare con statue e dipinti e nel 1651 fu collegata alla Chiesa Madre aprendo un arco nel muro. Dopo il terremoto del 1693 e la demolizione della vecchia Chiesa Madre nel 1736, la confraternita partecipò alla ricostruzione della chiesa e curò la riedificazione della cappella il cui altare era già completato nel 1750.

In seguito il vecchio oratorio sotto la cappella venne abbandonato e utilizzato come spazio per le sepolture.

La confraternita entrò in conflitto con le autorità ecclesiastiche, a causa dell'apertura di una comunicazione tra la sacrestia e la chiesa, che passava per la cappella.

Confraternita del Purgatorio o delle Anime Purganti

Fondata probabilmente intorno alla metà del XVI secolo, esisteva sicuramente nel 1636. Le confraternite dedicate alle anime del Purgatorio erano diffuse in Sicilia, dove venivano chiamate "confraternite dei Miseremini".

Il suo oratorio, costruito accanto alla Chiesa Madre, venne successivamente incluso in questa chiesa. Nel suo altare gestito dalla "comunia degli altaristi", venivano celebrate giornalmente circa dieci messe in suffragio delle anime del Purgatorio.

I confrati vestivano un sacco bianco con cappuccio e mantellina nera.

La confraternita era retta da un governatore, due congiunti, un tesoriere, un segretario, un sacrestano, due nunzi, un vessillario, un crocifero ed un cappellano. Non se ne conosce l'anno di scioglimento, ma nel 1870 viene citata come cappellania.

Confraternita di San Nicola

La confraternita di San Nicola fu costituita nel 1655. I confrati originariamente vestivano il saio bianco incappucciato, portando sulle spalle un mantello color verde con bordi rossi ed un bastone pastorale con l'immagine del santo.

La struttura amministrativa prevedeva: un superiore, un vice-superiore, un segretario, un vice-segretario, un cassiere, due cerimonieri, un crocifero, un vessillario, un sacrista, un cappellano e quattro confrati per portare le bacchette.

Fino al 1750 ebbe nelle processioni il posto più importante, che passò quindi alla confraternita del Santissimo Sacramento.

Fu sciolta prima del 1852, e nel 1866 i beni vennero acquisiti dal demanio.

Nel 1894 la confraternita fu rifondata, accogliendo i contadini ed i mulattieri.

La veste era ora costituita da abiti civili sopra cui veniva portata la mantellina verde con i bordi rossi ed il medaglione con l'immagine del santo sul petto.

Nel 1930, in seguito alla chiusura della chiesa di San Nicola la sede fu spostata nella chiesa di Santa Caterina.

Nel 1956 si sciolse definitivamente ed i confrati confluirono nella confraternita del Santissimo Sacramento.

Confraternita di San Giuseppe

Fu costituita nel 1893, assorbendo la disciolta confraternita di San Michele Arcangelo. I suoi componenti erano artigiani e maestri d'arte, tra i 18 ai 45 anni.

Lo scopo della confraternita era quello d'operare per la religiosità, il benessere spirituale e l'aiuto reciproco dei congregati.

La sepoltura dei confrati e dei loro familiari poteva avvenire in una cappella riservata del cimitero di San Luca.

I confrati vestivano abiti civili con fascia azzurra a cui era appeso un medaglione raffigurante San Giuseppe ed in mano portavano una candela.

La confraternita si occupò della chiesa di San Giuseppe e interveniva nelle processioni. Si è sciolta nel 1976.

Mercati e mostre:

Risorse:

Attualmente l'economia si basa sulla agricoltura e sulla pastorizia.

Le colture principali sono gli ulivi, i cereali, la vite e gli agrumi.

Estesi sono i boschi (castagneti) ed i pascoli che favoriscono l'allevamento di ovini, bovini e suini.

Aziende artigiane operano nei settori alimentari, del legno e dei materiali da costruzione.

Un tempo erano presenti a Tusa fabbriche di acido citrico e di laterizi che rappresentavano una cospicua fonte di reddito ma che oggi sono del tutto scomparse.

 

Centri culturali:

Oratorio del Santissimo Sacramento

Numeri Utili:

Guardia medica di Tusa: via Roma c/o Sc. Media - tel. 0921.330537
Farmacie di Tusa:
Farmacia Mangano Francesco - via Roma, 77 - tel. 0921.330406
Farmacia Iudicello Nunziata - via Nazionale, 7 - Castel di Tusa - tel. 0921.334278
Uffici postali:
Poste Italiane - Agenzia Castel di Tusa - via Stazione, 12 - 98079 Castel di Tusa (ME) - ABI: 07601 CAB: 82620 - tel. 0921.334210 fax. 0921.334692
Poste Italiane - Agenzia Tusa - via Popolo, 26/28 - 98079 Tusa (ME) - ABI: 07601 CAB: 82621 - tel. 0921.330307 fax. 0921.330975

 

Siti nel Comune:

 http://www.castelditusa.com/

 http://www.tirrenonebrodi.net/

Impianti sportivi:

Strutture Ricettive:

Dove dormire

Art Hotel Atelier sul Mare - via Cesare. Battisti, 8 - 98079 Castel di Tusa (ME) - tel. 0921.334295 fax. 0921.334283

Albergo di Tudisca Angelo - c/da Croce Missione - 98079 Tusa (ME) - tel. 0921 300067

Bed & Breakfast - Casa Vacanza - "Lo Scoglio" - SS 113 KM 164 - 98079 Castel di Tusa (ME) - tel. 0921.334345 cell. 368.688061 fax. 0921.334303

Camping "Lo Scoglio" - S.S.113 km 164 - 98070 Castel di Tusa (ME) - tel. 0921.334345 - tel. invernale: 368.688061 opp. 349.2854457 fax. 0921.334303 email.  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Dove mangiare

Ristorante Trattoria "La Lupara"  Via Nazionale - 98079 Tusa (ME) - tel. 0921.334258

Ristorante Grotta Marina - via Cesare Battisti, 7 - 98079 Tusa (ME) - tel. 0921.334613

Ristorante Pizzeria "Il Faraone" Via Nazionale, 8 - 98079 Tusa (ME) - tel. 0921.334464

Trattoria di Sambataro Vincenzo - piazza Trento e Trieste 10 - 98079 Tusa (ME) - tel. 0921.330132
Ristorante di Mazzola Rossana - via Cesare Battisti, 21 - 98079 Tusa (ME) - tel. 0921.307121
Pizzeria Trattoria "La Campagnola" - via Nazionale, 62 - 98079 Tusa (ME) - tel. 0921.334299


Personaggi Illustri:

Come si arriva:

Tusa è collegata a Palermo e Messina dall’autostrada (A20) e da una strada statale (113 Settentrionale Sicula) panoramica che permette di percorrere tutta la costa; il paese inoltre è collegato tramite la linea ferrovia.

 

Cenni storici:

Situata all'estremità ovest della provincia di Messina e confinante con quella di Palermo, Tusa è adagiata su una collina continuamente accarezzata dai venti che le conferiscono un'aria saluberrima, sempre fresca e ossigenata con un clima che non conosce eccessi di temperatura.

La città si divide tra il centro, che costituisce il nucleo più massiccio e più antico, a 600 metri s.l.m., e le due frazioni marine: Castel di Tusa e Milianni. 

Nel suo territorio sorse la città siculo-greca di Alesa Arconidea, che si sviluppò sulla collina di Santa Maria delle Palate tra il 403 a.C. e il IX secolo d.C. 

Negli ultimi decenni del IX secolo, la maggior parte della popolazione di Alesa Arconidea, sembra abbia abbandonato la città per spostarsi sul luogo dove oggi sorge Tusa, situata su una piattaforma rocciosa facilmente difendibile, dove forse sorgeva già un villaggio.

L'abbandono di Alesa sembra sia avvenuto in seguito ad un terremoto, forse quello dell'856, e a questa data deve quindi essere attribuita la fondazione della città. 

Il territorio, partendo dalla costa lunga circa 9 km., si inerpica fino a raggiungere i 1.062 m. di pizzo Taverna, passando dal verde cangiante della campagna di ulivi secolari a lussureggianti boschi di castagni misti a querce; è delimitato ad est dal fiume Tusa e a ovest dalla fittissima sughereta del bosco comunale di "Tardara", luogo di grande interesse naturalistico e meta di piacevoli escursioni.

 Scendendo verso la costa ci si imbatte in uno tra i più importanti siti archeologici di tutta la Sicilia, le rovine di Halaesa. 

Saccheggiata dagli Arabi, la popolazione Alesina trovò rifugio sulla sommità di un'altura naturalmente fortificata, dove già esisteva qualche sobborgo della città, dando così origine all'odierna Tusa.

Sotto la dominazione dei Normanni il nuovo centro venne trasformato in una vera e propria roccaforte, con torri di avvistamento e circondata da muri di cinta e nella parte più alta fu eretto il Castello.

In seguito divenne città feudale e per circa quatto secoli rimase alle dipendenze della Signoria dei Ventimiglia, interrotta nel 1269 dall'intromissione del dominio angioino fino al 1282, quando terminò con la partecipazione spontanea del popolo tusano ai "Vespri siciliani". Tra il XVII e il XVIII sec. Tusa conobbe un periodo di enorme floridezza dimostrando di essere una comunità in piena evoluzione ed economicamente ricca.

 Il centro storico conserva ancora oggi l'aspetto della tipica cittadella medievale, mantenendo intatto il proprio equilibrio architettonico, che trova la sua massima espressione nel tracciato delle sue stradine e negli edifici sacri.

La presenza di numerose chiese testimonia l'organizzazione di una comunità che fa di questi luoghi un punto di riferimento religioso e culturale che si adopera nel corso dei secoli ad abbellirne le architetture e ad arricchirle con pregevoli opere d'arte.

Notevole interesse suscitano le opere realizzate dalla bottega d'arte dei Li Volsi, famiglia di scultori, intagliatori e plasticatori tusani, che hanno lasciato traccia della loro abilità anche nel capoluogo e in molti centri della Sicilia.

 Castel di Tusa è sede dell'albego  Museo D'Arte Moderna "ATELIER SUL MARE", ove e possibile vedere numerosi opere d'arte tra le quali le camere "D'Arte" dove è possibile soggiornare. 

L'atelier sul mare, costituisce il punto di partenza per un percorso d'arte "LA FIUMARA D'ARTE", lungo il quale e' possibile vedere diverse opere d'arte di artisti famosi, fatte realizzare dal mecenate Antonio Presti, conosciute in tutto il mondo ed oggetto di discussione su tutti i media negli ultimi 25 anni.

 

Etimologia (origine del nome)

Di etimologia incerta, potrebbe derivare dal greco Aithusa.

Il Comune di Tusa fa parte di:

Regione Agraria n. 7 - Colline litoranee del Tusa e del Santo Stefano

Fonte:  http://www.sicilie.it/sicilia/Tusa

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