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Martedì 12 Novembre 2019

Motta d'Affermo

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                               COMUNE DI MOTTA D’AFFERMO

 

Indirizzo: Via Roma, 1 – 98070 Motta d’Affermo (ME)

Telefono centralino: 0921336086- Fax Municipio: 0921336684

 

Stato: Italia

Regione: Sicilia

Provincia:Messina

Zona:Italia Insulare

Latitudine: 37° 58' 53''N

Longitudine: 14° 18' 9''E

Altitudine: 660 slm

Perimetro comunale: m. 19.467

Superficie: m². 14.712.515

Comuni limitrofi: Pettineo,Reitano,Tusa

Frazioni: Torremuzza,

Abitanti: 828(30-11-2011)

Densità: 56,67 ab./km²

Nome di Abitanti: Mottesi

Sito Internet:  www.comune.mottadaffermo.me.it

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Fiscale: 00324270834

Codice Istat:083059

Codice Catasto: F773

Santo Patrono: San Luca Evangelista

Giorno festivo:  18 Ottobre

Descrizione Araldica dello stemma

D'argento, all'aquila di nero dal volo spiegato coronata d'oro. Ornamenti esteriori da Comune

Blasonatura del Gonfalone

Drappo partito, di bianco e di nero riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma con l'iscrizione centrata in argento: Comune di Motta d'Affermo. Le parti di metallo e di cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri ricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento

Caratteristiche Stemma

Simboli: Aquila

Colori: Argento, Nero, Oro

Decreti:

Beni Monumentali:

 

Castello

Esistente sin dal 1260. Ampliato nel 1380. Modificato dal 1652 al 1668. Rinnovato nella distribuzione e rivestito di stucchi dal 1738 al 1815. Parzialmente demolito e ricostruito dal 1954 ad oggi.

Palazzo Minneci

Costruito nel XVII secolo e ampliato nel settecento. Negli ultimi anni si sono verificati dei crolli che hanno in parte diroccato il complesso, ma ancora si può cogliere la maestosità del palazzo. Popolarmente questo edificio viene chiamato " i casi ranni".

Attualmente si sta predisponendo un progetto per il restauro e la fruizione di questo importante luogo che rappresenta una parte importante del patrimonio artistico del paese.

Chiesa Madre

Questo edificio di notevolissima importanza storica, architettonica, artistica e culturale è dedicato a Maria SS. degli Angeli. La chiesa fu edificata nel 1380 e rifondata ed abbellita nel 1453 (come si può leggere in una iscrizione sul retro della chiesa). Ampliata nella struttura nel 1647; nel 1706 viene costruita la cappella del Crocifisso su progetto di G. D'Avijeni e nel 1712 il presbiterio. Nel 1765 venne realizzata la volta e nel '73 su progetto di Giovan Francesco D'Alessandro viene interamente stuccata. Il nuovo prospetto principale fu realizzato dal 1812 al 1814 su progetto del famoso architettoGiuseppe Venanzio Marvuglia(1809). L'ingresso laterale è incorniciato invece da un portale di epoca molto precedente. Nel 1831 si realizza il nuovo campanile. È stata restaurata dal 1995 al 1998.Nel grande interno basilicale a tre navate divise da 12 colonne in pietra locale con profondo presbiterio ed ampie cappelle si segnalano il fonte battesimale in marmo di Carrara (sec. XVI), le tela della "Pietà" (1610) e quella realizzata da un autore fiammingo che rappresenta "L'Immacolata". Inoltre sono degne di nota le numerose tele e statue lignee che vanno dal secolo XVI al XIX, il pulpito, il coro ligneo realizzato da mastro Benedetto Bevilacqua da Palermo, la cantoria al di sopra dell'ingresso. Da segnalare il Ciborio in legno rivestito di oro zecchino (1681), la statua di S. Giuseppe con il Bambino di Michelangelo da Catania (1652) e la grande pala d'altare di Antonio Mercurio "L'assunzione di Maria SS e gli apostoli" (6,5 X 3,5 m). In quest'ultima opera sembra sia presente anche la mano di Gaetano Mercurio, padre dell'autore e anch'egli valente ed apprezzato pittore. Singolare è anche la bellaVarabarocca di San Sebastiano, realizzata nel 1619 e recentemente restaurata, che viene utilizzata per portare il Santo per le vie del paese in occasione delle processioni. Sotto il pavimento sono visitabili inoltre i grandi ambienti della cripta, in cui si conserva anche il corpo mummificato di una neonata ritrovato durante i restauri. Dal retro della chiesa, da un'ampia balconata in pietra si può dare un'occhiata allo stupendo panorama della parte bassa del paese, delle colline e del mare.

Chiesa di San Rocco

Edificata nel 1657, è dedicata al Santo protettore di Motta. Il portale monumentale è del 1697 (opera di G. D'Avijeni), iltransettoe lacupolafurono realizzati dal 1712 al 1716, insieme ai primi lavori di stuccatura. Nel 1764 iniziarono i lavori per la nuova stupenda facciata e il campanile, ultimato nel 1776. Sulle due porte più piccole, corrispondenti alle due navate laterali, si può leggere la frase che rappresenta l'orgoglio e la fede dei mottesi verso il "loro" Santo: "O FOELIX PATRIA DIGNA, TALI TANTOQUE PATRONO", in italiano "Felice la patria degna di un tale e tanto grande Patrono". Il grande architetto trapanese Andrea Gigante elaborò un progetto per gli stucchi realizzato nel 1783. Clemente Lo Cascio nel 1818 finì di stuccare la chiesa con l'ordine corinzio delle colonne. Negli stessi anni si porta a compimento anche il coro in legno. Nel 1843 su progetto dell'architetto Ragonese fu realizzato il nuovo altare maggiore in marmo e pietre dure. L'interno è a croce latina, a tre navate divise da 12 colonne corinzie.Tra le tante opere d'arte conservate al suo interno si ricorda la statua del protettoreSan Rocco(1613-20) di Antonio Pellegrino, modificata da Francesco Li Volsi, l'Addolorata (Filippo Quattrocchi 1783), il SS. Crocifisso e altre statue e dipinti dei secoli XVII e XVIII, oltre alla statua della Madonna del Rosario di Francesco Campita del 1642, tutta rivestita in oro zecchino, conservata nella cappella di fondo alla sinistra del presbiterio. Nella cappella a destra si può ammirare la cappella del SS. Sacramento con il ciborio in legno rivestito di oro zecchino, simile a quello della chiesa madre. Da segnalare inoltre la pala d'altare "La Madonna in gloria tra i santi" di A. Mercurio (secolo XVIII) che si ricorda per le sue grandi dimensioni (6m X 3m). Antonio Mercurio è autore anche delle altre tele ed affreschi presenti nella chiesa. Tra le opere più particolari sono degne di nota anche la grande Vara di San Rocco e l'Urna di Gesù morto del venerdì Santo. L'edificio negli anni 2008-2009 è stato oggetto di un ciclo di restauri che ha riportato alla luce i colori originali della facciata e gli stucchi dell'interno. In questa occasione sono stati realizzati in pietra locale il nuovo altare ottagonale e l'ambone.

Chiesa di San Pietro

Costruita nel XIII secolo e dedicata al principe degli Apostoli si trova nella stessa piazza del castello. Fu modificata in parte a partire dal 1778 con l'aggiunta del portale, della rampa monumentale (opera di M. Zappalà) e della volta a botte. All'interno nel presbiterio in una nicchia al di sopra dell'altare maggiore si può ammirare la statua di San Pietro, ed altre opere pittoriche e lignee. Recentemente è stata realizzata la nuova pavimentazione della piazza antistante e delle strade limitrofe.

Chiesa della Madonna delle Grazie

Fu costruita nel 1649, modificata nel 1823 e restaurata nel 1987. All'Interno si ricordano la tela della Madonna delle Grazie di J. Brusca rappresentante la titolare e anche uno scorcio del paese dei secoli passati e la statua della Vergine SS, di recente realizzazione. Si trova nel centro storico, nelle vicinanze del castello. La chiesa ha subito un nuovo restauro nell'anno 2011.

Chiesa di Sant'Antonio Abate]

Edificata nel 1549. Ampliata nel 1811 con la costruzione dell'abside. Stuccata con delicate decorazioni neoclassiche nel 1852. Al suo interno a navata unica e tetto in legno con travi si conserva la statua del Santo titolare. La semplice facciata è ornata da un portale ad anelli che ricorda lo stile romanico e da una piccolo campanile.

Oratorio di San Filippo Neri

Già chiesa di S. Rocco. Edificato intorno al 1575, in seguito ad una violenta epidemia di peste. Trasformato in sede della confraternita delle Anime del Purgatorio dopo la costruzione di una chiesa nell'attiguo sito (1657). La zona presbiteriale è stata stuccata nel 1718 dal grande stuccatore Pietro Antonio Aversa, collaboratore dei Serpotta, e l'aula nel 1742. Vito D'Anna vi dipinse la pala d'altare che rappresenta "L'estasi di S. Filippo Neri".

Chiesa di Santa Maria Annunziata

È conosciuta popolarmente con il nome di chiesa del convento. Costruita intorno al 1850 in sostituzione dell'abbazia rurale di S. Maria di Sparto, è stata stravolta completamente nel 1965. All'interno si segnala l'opera gaginiana che rappresenta laMadonna con il bambino del XVI secolo posta nella cappella del presbiterio e interessanti quadri ad olio su tela nelle cappelle laterali. Nella navata si trova la statua di S. Luca evangelista, patrono del paese, qui trasportata dopo la distruzione della chiesa a lui dedicata. Deve essere segnalato anche un prezioso reliquiario del XV secolo contenente una reliquia del Santo Patrono. Si trova nella piazza più importante del paese, piazza San Luca, proprio di fronte al palazzo municipale. La facciata è ornata da un portale in pietra locale preceduto da una scalinata e da due campanili gemelli.

Chiesa di S. Croce

È un'antica chiesetta rurale posta a pochi chilometri dal centro abitato, raggiungibile tramite una buona strada asfaltata. La chiesa è caratterizzata dalla semplicità sia all'esterno che all'interno, in cui si conserva un venerato Crocifisso in legno. La seconda domenica di settembre si svolge la festa con la processione di S. Croce.

Convento di S. Maria di Sparto

È conosciuto anche con il nome di San Cataldo dalla contrada omonima. Il convento si trova in stato di abbandono a fronte dell'abitato; viene identificato con il cenobio bizantino di S. Maria di Sparto, poi passato all'ordine benedettino e abbandonato nel secolo XVIII. L'edificio presenta le forme assunte intorno alla metà del' 700 quando passò ai signori di Motta; l'antica chiesetta absidata è oggi invasa da un selvatico e pittoresco groviglio di piante.

Il Calvario

È una struttura formata da tre altari con tre croci che rappresentano appunto le tre croci presenti sul Golgota. Si trova in uno dei punti più alti del paese e questo monumento fa parte, insieme ad altri tre, delle quattro croci che si trovano all'estremità del paese, da cui durante la processione del SS. Crocifisso del 3 maggio si svolge la benedizione del paese e delle campagne con la reliquia della S. Croce.

Chiesa di San Luca

Della chiesa si ha notizia già nel 1538. Nel 1601 venne realizzata lanavatalaterale. Restaurata nel 1719 e alla fine dell'Ottocento. Con una sciagurata decisione fu demolita nel 1964 per far posto al palazzo municipale.

Chiesa di San Carlo

Esistente fin dai primi del Cinquecento. Ampliata nel 1654 e stuccata nel 1720. Ristrutturata dal 1806 al '15. Intorno al 1950 crollò il tetto e invece di essere ristrutturata, nel 1962 fu demolita per far posto al salone parrocchiale.

Monastero di Santa Maria degli Angeli

Istituito nel 1549, riedificato dal 1749 al 1760. Nel 1949 crollò una parte della chiesa che venne demolita del tutto. Una parte dei marmi e lo splendido altare maggiore vennero trasportati nella chiesa di S. Rocco. Nel 1980 vi si edificò la casa canonica.

Feste Patronale:

Le principali manifestazioni che si svolgono nel corso dell'anno sono:

Domenica delle Palme: benedizione e processione delle palme. SS.Messe

Venerdì Santo: Riti tradizionali nel corso della giornata. La sera via Crucis in chiesa e solenne processione per le vie del paese.

Pasqua: Veglia Pasquale e la mattina processione dell'incontro tra Gesù risorto e la Madonna.

3 maggio: processione del Crocifisso e benedizione delle4 croci.

Corpus Domini: la mattina si svolge la cerimonia del sacramento della Prima comunione ai bambini e la sera la processione solenne. Processioni nei quartieri durante la settimana eOttavala domenica successiva.

15 agosto: Madonna delle Grazie. Dal 31 luglio al 15 agosto presso la chiesa della Madonna delle grazie si celebra la Quindicina in onore della Madonna. La sera del giorno 14 si celebrano i primi vespri solenni. Nel giorno dell'Assunzione si inizia con le allegre note della banda musicale che compie il giro per le strade di prima mattina. Alle ore 9 e alle ore 11 si celebrano le SS. Messe. Nel pomeriggio in piazza San Luca, per la gioia di grandi e piccoli, si svolgono i giochi tradizionali tra cui "u iocu di pignati" (la cosiddetta pentolaccia), sempre apprezzati da tutti. Alle ore 19.30 nella chiesa Madre si celebra la Santa Messa, al termine della quale per le vie del paese si snoda la processione solenne in onore della Vergine SS. con la partecipazione anche delle confraternite e delle associazioni. La giornata si conclude con uno spettacolo in piazza San Rocco.

16 agosto:San Rocco, protettore di Motta D'Affermo. La festa prende il via con la Novena composta da preghiere tradizionali e dalla celebrazione della S. Messa dal 7 al 15 agosto nella chiesa di San Rocco. La sera del 15 agosto dopo la processione in onore della Vergine SS. si svolgono solennemente i primi Vespri. Il 16 agosto, solennità liturgica, si inizia molto presto alle ore 6.30 quando si svolge la "Santa Messa del pellegrino", dedicata anche ai fedeli dei paesi vicini, al termine della quale vengono distribuiti i panini benedetti simili a quelli che porta in bocca il cane che accompagna la statua del Santo. Dopo lo sparo delle bombe inizia il giro della banda musicale per le vie principali del paese. In mattinata ha luogo la "processione dei miracoli" con la reliquia del Santo e i fedeli che recano in dono grandi torce votive (i cosiddetti "miraculi") oppure altre offerte in oro o denaro. Alle 11 nella chiesa di San Rocco si concelebra la S. Messa solenne. Nel pomeriggio per le vie della cittadina si snoda la "cavalcata storica", una sfilata di cavalli preceduta da uno stendardo con le offerte dei cavalieri che si conclude in piazza con la recita di un poema dialettale e con dei piccoli ricordi per i partecipanti. In serata dopo la S. Messa vespertina delle 19.30 è il momento della processione serale con l'imponente fercolo (vara) del santo addobbata con oro, ex voto ed offerte in denaro, molto partecipata dai cittadini, dagli emigranti e dagli abitanti dei paesi vicini. La manifestazione vede anche la partecipazione delle autorità civili e militari del paese e dei centri vicini. Spettacolare è durante questa manifestazione la corsa della vara nella ripida via San Carlo resa possibile da una vera e propria catena umana (su YouTube sono disponibili molti video). La giornata si conclude con concerti o spettacoli e gli immancabili fuochi d'artificio, attesi da tutti fino a tarda notte. È una festa da vedere ma soprattutto da vivere.

19 agosto:San Sebastiano. La festa liturgica del Santo ricorre il 20 gennaio, ma per dare anche agli emigrati la possibilità di potervi partecipare e anche per avere un clima migliore si preferisce festeggiarlo in estate. La giornata è aperta dalle note della banda musicale che effettua il giro per le vie principali del paese. Nel corso della mattina si celebrano le SS. Messe, tra cui quella solenne delle ore 11. Nel primo pomeriggio alle ore 15 si svolge una caratteristica processione detta "processione della questua" in cui la Vara è sorretta da portatori vestiti di bianco con una fascia rossa alla vita (detti comunemente "i nuri"). La processione effettua un giro più lungo rispetto a quello normale ed è caratterizzata da numerose soste in cui si effettua la benedizione con la reliquia di San Sebastiano e si offre un rinfresco ai portanti ma anche ai fedeli. Inoltre la vara viene addobbata con moltissimi nastri di tanti colori diversi. La sera dopo la S. Messa vespertina si svolge una nuove processione più breve che tocca solo le vie principali. La giornata di festeggiamenti si conclude con uno spettacolo in piazza San Luca. Il 20 gennaio 2010 dopo ben 115 anni si è ripresa la consuetudine di effettuare la processione in onore di San Sebastiano anche nel giorno della festa liturgica.

18 ottobre:San Luca, patrono di Motta D'Affermo. Nel giorno della festa nella chiesa del Convento si celebrano le SS. Messe. La sera si svolge la processione con l'imponente statua del Santo per le vie del paese e la benedizione con la reliquia.

Altre manifestazioni:

19 marzo: San Giuseppe. Tradizione dei "Virginieddi" e processione

Giovedì Santo: S. Messa in coena Domini e lavanda dei piedi. Riposizione del SS. Sacramento nella sua cappella riccamente addobbata.

22 maggio: S. Rita e benedizione delle rose con processione

Settembre: Madonna del Tindari, processione

Settembre: S. Croce di "Cucciuni", processione fino alla chiesa rurale

I domenica di agosto: Festa di San Giuseppe a Torremuzza

Eventi Culturali:.

Eventi Gastronomici:

Eventi sportivi:

Curiosità:

Mercati e mostre:

Risorse: Fiorente nel passato era la lavorazione del lino di cui rimane testimonianza nella via ancora oggi denominata via Manganelli per la presenza di numerosi manganelli, strumenti, cioè, usati per la lavorazione del lino.

Oggi l'agricoltura, insieme alla pastorizia, rimane la principale fonte di reddito.

La coltivazione prevalente è quella dell'ulivo, del castagno e del nocciolo.

Notevole è anche la produzione di olio e di prodotti caseari.

Da Motta d'Affermo, che potenzialmente potrebbe trovare motivo di notevole rilancio economico nel settore dell'agriturismo, allo sguardo del visitatore si offre un magnifico panorama che dai dolci declivi collinari arriva fino al Mar Tirreno con sullo sfondo l'incantevole contorno delle isole Eolie.

L'origanoè una pianta perenne, appartenente alla famiglia dellelabiche, che cresce facilmente nei luoghi incolti nelle regioni temperate come Motta e i comuni circostanti. Generalmente viene raccolto all'inizio dell'estate ancora verde e fatto essiccare all'ombra e a temperatura ambiente. Dopo di che si può conservare a mazzetti o sbriciolato. Conosciuto dall'antichità, l'origano era molto usato nella cucina romana; con il passare del tempo il suo uso si è esteso al resto dell'Italia. L'aroma leggermente piccante ben si sposa con l'olio d'oliva del territorio di Motta ed in molti piatti tipici. I mottesi sono grandi consumatori di origano. La caratteristica di questo tipo di origano è l'aroma intenso che lo rende unico e proprio per questo molto ricercato dai veri intenditori. Dal punto di vista sanitario, aiuta la digestione, è un sedativo per la tosse, purifica la bocca e la gola ed ha proprietà cicatrizzanti.

Centri culturali:

Biblioteca Comunale, Piazza San Luca

Biblioteca parrocchiale San Luca Evangelista, Via Parlato 1

Numeri Utili:

Siti nel Comune:

Impianti sportivi:

Strutture Ricettive:

Come si arriva:

  1. Auto  Autostrada A20 Me-Pa, uscita Furiano, quindi SS 113 direzione Palermo, poi nei pressi di Castel di Lucio bivio per Motta d'Affermo.
  2. TrenoA 12 km stazione diTusa

Cenni storici:

Motta D'Affermo ha origine come piccolo insediamento sorto dalla diaspora degli abitanti diHalaesain età tardo-imperiale romana e con la successiva colonizzazione bizantina(VII-IX secolo).

Dopo ladominazione araba(827-1091),Ruggero gran Conte, tra la fine delXIe l'inizio delXII secoloripopolò numerosi insediamenti con colonilombardi, e con coloni pugliesi e calabresi provenienti dai territori già sotto il dominio e l'influenza normanna.

In questa ricolonizzazione fu coinvolto anche il vecchio casale di Sparto, intanto entrato sotto il dominio di uno dei 136 cavalieri che accompagnavano il normanno.

Il primo esponente feudale di cui si abbia notizia fu Roberto de Sparto che nel1266, per sostenere la causa legittima diManfredi, venne sconfitto con altri cavalieri aBeneventodaCarlo d'Angiòe venne espropriato del dominio del casale. Sparto, nel1270, veniva affidato a Hugues de Brusa, un soldato mercenario francese.

Nel 1282, nella colletta di Pietro d'Aragona, Sparto figura come località in grado di fornire 5 arcieri.

Intorno al1380un cavaliere, Muchius Albamonte alias de Fermo, ripopola il casale, ristruttura il castello e si proclama signore e barone dellaMotta di Sparto.

Nel 1397 durante il riparto delle tasse re Martino fa cambiare il nome inMotta di Fermo.

Il nome Motta accomuna molti altri paesi italiani anche se i motivi di queste omonimie sono certamente molto diversi.

A livello etimologico il vocabolo può derivare dall'antico provenzalemota, opera di difesa di un castello o anche dal francesemote, altura munita di castello, collina, diga.

Nomi simili sono presenti anche in altre lingue romanze come lo spagnolo o il portoghese o in quelle germaniche sia antiche che moderne. È probabile che nel nostro caso si faccia riferimento alla parte superiore dell'abitato (in dialetto chiamatofascieuddu)

 che si caratterizza per una disposizione fusiforme delle abitazioni e che era circondato da spesse mura in difesa della fortezza che si trova in una posizione strategica ed era utilizzata per il controllo di un vasto territorio.

Nel 1380 tra le prime iniziative si deve ricordare la costruzione della chiesa di Maria SS. degli Angeli.

Questa, essendo la Matrice, era costruita a spese dellauniversitàed era luogo di culto e di riunione per il popolo soprattutto quando si dovevano prendere delle decisioni importanti.

Uno di questi eventi fondamentali fu la stipula dei Capitoli tra il consiglio civico ed il barone Giovanni Elia Minaguerra de Albamonte celebrata nel1544all'interno della stessa chiesa.

A quel tempo Motta era già una realtà importante con la sua fortezza, le sue chiese, i suoi edifici pubblici, le case dei borghesi e dei popolani.

Ma fu negli edifici di culto e nei loro arredi che la comunità espresse il meglio delle sue possibilità, anche perché tali edifici erano luoghi sacralizzati dalla sepoltura dei cittadini che, intanto, distinguendosi nelle varie attività dell'artigianato e dell'agricoltura, si erano organizzati in piccole società di mutuo soccorso e confraternite.

Tra le chiese che furono frutto dell'iniziativa di queste associazioni ricordiamo la grande chiesa di San Rocco (1575) e le chiese di San Sebastiano e San Luca (XVI secolo), queste ultime due non più esistenti.

Tra i suoi successori da ricordare Mons. Gioacchino Castelli, Vescovo diCefalù, eGabriele Lancillotto Castelli(1727-1792), grande archeologo, mecenate e direttore e ispiratore della Real Accademia degli Studi di Palermo (Università).

Nel frattempo nel1812la feudalità veniva abolita e il paese si organizzava in comune autonomo. Nel1844avvenne il passaggio del centro dalladiocesi di Cefalùalladiocesi di Patti.

La popolazione si accrebbe particolarmente tra la metà del Settecento ed il successivoXIX secolo.

Nel corso del XX secolo il paese ha conosciuto il triste fenomeno dell'emigrazione. Dapprima i massicci flussi migratori si sono diretti verso gli Stati Uniti e l'Argentina, poi, a partire dagli anni cinquanta e sessanta, verso le regioni industrializzate del nord e del centro Italia. A causa di questo fenomeno il paese si è ridotto alle attuali dimensioni.

Centro agricolo dei Nebrodi occidentali Motta d'Affermo sorge su un crinale di un gruppo montuoso, alle falde del monte S. Cuono (924 m.) tra le fiumare di Tusa e di S. Stefano.

Le origini del borgo che anticamente veniva denominato "Sparto" dal cenobio di S.
Maria di Sparto, risalgono alla denominazione normanna, quando il territorio venne dato come feudo da Ruggero II ad uno dei conquistatori.

Di esso si fa menzione nel 1296 nel censimento dei baroni di Aragona.

Appartenne a varie famiglie nobiliari tra cui i Chiaromonte, dei quali, rimase possesso fino al 1344.

Ad edificare il castello nel casale di Sparto fu Munzio Albamonte.

Nel 1397 durante il regno di re Martino il casale di Motta di Sparto mutò nome in quello di Motta di Firmo.

Nel 1693 Gregorio Castelli acquistò l'intero feudo di Motta.

Di particolare interesse artistico a Motta d'Affermo è la Chiesa di S. Maria degli Angeli, edificata nel 1453, che conserva al suo interno un pregevole ciborio in legno, decorato con oro zecchino, dal 1685.

Etimologia (origine del nome)

Il nome è un composto diMotta(accumulo di terra) e di un secondo termine che deriva dal nome diMuzio Affermo, antico feudata

Il Comune di Motta d’Affermo fa parte di:

Regione Agraria n. 7 - Colline litoranee del Tusa e del Santo Stefano

Consorzio intercomunaleValle dell'Halaesa,

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