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Venerdì 6 Dicembre 2019

Mirto

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Comune di Mirto

Indirizzo: Via Ugo Bassi – 98070 Mirto (ME)

Telefono centralino: 0941919404- Fax Municipio:0941919404

 

Stato: Italia

Regione: Sicilia

Provincia:Messina

Zona:Italia Insulare

Latitudine: 38° 5' 7''N

Longitudine: 14° 45' 8''E

Altitudine: 427 m s.l.m.

Superficie: m². 9.159.183

Perimetro: m. 14.721

Comuni limitrofi: Capo d'Orlando, Capri Leone, Frazzanò, Naso, San Salvatore di Fitalia

Frazioni:

Abitanti:1.104

Densità: 119 ab./km²

Nome di Abitanti:mirtesi

Sito Internet:http://www.comune.mirto.me.it

@:

Codice Fiscale: 00461950834

Codice Istat: 083051

Codice Catasto: F242

 

 

Santo Patrono:Santa Tecla

Giorno festivo:24 settembre

Stemma:

Gonfalone:

Da vedere:

Convento Dei Cappuccini

Nel XIX sec. prevalendo un marcato desiderio di vita ascetica, si concretizzarono la costruzione (fondazione) del convento francescano dei cappuccini, e l'edificazione di Chiese e cappelle votive.

Convento/Chiesa dei Cappuccini, poiché coloro che volevano dedicarsi alla vita monastica, dovevano recarsi da Mirto a S. Marco d'Alunzio, dove era attivo il monastero francescano, nacque spontaneo nella comunità civica mirtese il desiderio di costruire un convento dei Cappuccini che desse sfogo al fervore religioso che allora imperava.

La fondazione di tale opera si deve al benemerito religioso, nostro concittadino, Padre Alfio Machì, provinciale dell'ordine francescano, in occasione del quaresimale in Mirto, ascoltate le preghiere dei concittadini, si impegnò per la costruzione.

Infatti, il 30 Maggio 1844 fu benedetta la Chiesa dei Cappuccini dal benemerito e colto provinciale Alfio Machì e i monaci si insediarono nel convento il 04 dicembre 1844.

Il convento francescano, nel corso degli anni, acquistò notevole importanza per merito dei colti frati, tra cui si distinse il dotto Padre Antonino da Mirto (al secolo Ricevuto), il quale, fra gli altri meriti, ebbe quello di fondare la biblioteca di inestimabile valore, dotandola di libri rari e preziosi. Purtroppo l'incuria e il pubblico disinteresse determinarono la perdita di tale prezioso patrimonio, dopo la soppressione del convento cappuccino in base alla legge dello Stato del 1867.

Nondimeno il convento esiste a testimonianza del suo passato, che lo ha contraddistinto.

Nella cripta, a fianco della chiesetta francescana, si possono vedere le nicchie dei " morti o culaturi" nelle quali erano posti all'impiedi i corpi dei frati deceduti.

I resti dei suddetti sono, ora, nell'ossario comune, all'interno del convento

Monumento dedicato al S. Cuore di Gesù risalente all’anno 1967, 

Chiesa della Madonna Del Rosario èuna delle più antiche del paese, dedicata un tempo a S. Sebastiano Martire e, quindi, dopo la vittoria di Lepanto, alla Madonna del Rosario.

L'edificio, ad una sola navata, ricalca in buona parte lo stile romanico, nessuna notizia trapela circa la data della sua costruzione, tuttavia si dà per certo che esisteva già prima del XVI secolo, che apparteneva alla congregazione di  S. Sebastiano, che la cedette all'ordine dei Domenicani.

Ristrutturata rispettivamente nel 1772 e nel 1774, oggi è affidata alle cure delle suore.

Il campanile, annesso alla chiesa, fu fabbricato a spese di un fedele, nel 1825.

Convento dei Domenicani, annesso alla Chiesa del Rosario, un tempo dei Domenicani, passò di proprietà dello Stato italiano, dopo la legge 1866/67. Adibito a caserma dei Reali Carabinieri, danneggiato nell'indimenticabile cannoneggiamento del 10 agosto del 1943, fu evacuato dagli stessi.

L'edificio, in seguito ristrutturato, come oggi lo vediamo, fu affidato alle suore Cappuccine del S. Cuore, che lo abitano.

Chiesa S. Maria di Gesù, l’artistica chiesa risale al XVI secolo, oggi monumento nazionale.

Costruita in epoca rinascimentale, fu più volte restaurata nel tetto a capanna. Ubicata sul terrapieno, la sua bellezza spicca fra le modeste abitazioni che le sono attorno.

Nel suo interno proporzionato in rapporto alla superficie, l'architettura e pregevoli sculture in legno, in pietra da intaglio, in marmo rivelano come la modestia (verecondia) si sposi con la grazia.

La Madonna di S. Maria di Gesù, in marmo, opera di Giuseppe Gagini, scultore di origine lombarda, conserva, ancora intatta, l'originaria bellezza conferitagli dal celebre scultore.

Sul basamento della statua, sono scolpiti episodi biblici. Commissionata all'artista dal chierico Filippo Ferrarolo, la statua fu terminata nel 1578.

Sono da ammirare, le due vare di inestimabile valore e rara bellezza, opera dello scultore Filadelfio Allò, da Mirto. Nella vara con la statua lignea della "Madonna del Cardellino" si legge bene il nome del committente D. Joseph Costantino

Nell'altra vara più ricca di ricami e di intagli, si leggono a stento il nome del procuratore e la data: Nicolai Cupani 1747.

Il Campanile a torre quadrangolare merlata, sormontato dal pinnacolo conico, rivestito da mattoni in ceramica variopinta, si distingue per la sua proporzione e per la sua eleganza.

Chiesa di Alfio, Filadelfio, e Cirino, ristrutturata di recente, risale all'anno 1607, è un esempio di architettura siculo - normanna.

La facciata della Chiesa sobria ed elegante, è ornata da un modesto portale geometrico, in pietra da intaglio, su cui sono scolpite le figure dei tre fratelli martiri Alfio, Filadelfio, e Cirino, cui il luogo sacro è dedicato, i motivi ornamentali e la data 1607, che allude alla ristrutturazione antica della Chiesa.

Sulla facciata laterale, che guarda via Umberto I°, il grazioso portale, a sesto acuto, mitiga l'uniformità grigia e monotona della medesima.

Architettura interna. osservando l'architettura interna della chiesa, la sua solida struttura in muratura, il tetto a capriate, la cappella laterale, l'altare maggiore nell'abside, su cui domina maestoso il quadro che raffigura il martirio dei tre Fratelli, si deve concludere che la sobrietà della chiesa si sposa con la grazia.

Venerata in passato, chiusa al culto in virtù della legge dello Stato italiano del 1886, la chiesa attraversò un periodo di negligenza finché fu riaperta al culto dai fedeli per merito del reverendo, arciprete don Alfio Machì, il quale impedì l'ulteriore suo degrado, facendola restaurare convenientemente.

La devozione dei mirtesi per i Tre Santi Martiri risale a vecchia data e cioè al tempo del rinvenimento delle loro reliquie (1387).

Secondo una vecchia tradizione, le ossa dei tre Santi sarebbero state traslate da Tecla da Lentini a Mirto e, quivi sepolte, rimasero per molto tempo finché non furono trasferite e sepolte a S. Fratello, dove poi furono ritrovate.

Chiesa di S. Nicola temporaneamente chiusa al culto per lavori di restauro.

Riguardo alla longevità della chiesa, il pregevole portale in stile gotico, avvalla la data del 1228 o 1238 (la cifra delle decine non è chiara), che indubbiamente, porta a Federico II° di Svevia.

Costruita dai Bizantini durante la loro dominazione (per ciò detta: dei Greci), la Chiesa ospita nella cappella omonima, la statua del Crocifisso, (cosiddetto di S. Nicola), opera, si dice del rinomato scultore "fra Umile da Petralia" (XVII sec.)

 Sull'altare, a sinistra, in una cappella appena accennata, trova posto il quadro di S. Nicola, il più antico di tutto il patrimonio pittorico della comunità mirtese, opera del pittore Gaspare Camarda, che risale all'anno 1597.

Attualmente il quadro si trova custodito nella chiesa Madre, in attesa di un provvidenziale restauro.

Chiesa Madre elegante nel suo stile classico, dedicata a Maria Assunta in cielo.

Secondo la tradizione, la prima della basilica odierna, vi era, nello stesso sito, una Chiesa di dimensioni ridotte, disposta lungo l'asse longitudinale nord-sud, costruita durante la dominazione normanna in Sicilia.

Da un'attenta indagine di alcuni indizi si deduce, infatti, che nel XV sec. esisteva una Chiesa più piccola, al posto dell'attuale matrice.

Architettura del tempio, a croce latina e a tre navate, pur risalendo al XVI sec. è solida e, anche, moderna, poiché gli spazi architettonici soddisfano le esigenze della liturgia attuale.

La facciata principale della chiesa, armonica e graziosa nel suo insieme, è ornata da un complesso, artistico portale, dalle eleganti colonne aggettate che sorreggono il timpano spezzato, e, in alto, a centro, sopra la finestra al posto del classico rosone, vi è il Padre Eterno scolpito.

A sud l'artistico portale ad arco acuto, mitiga aggraziandola, la facciata laterale monocolore, grigia, uniforme.

Entrando in chiesa dal portone centrale, lo sguardo, si posa spontaneo sull'altare maggiore.

A giudizio d'esperti in materia d'arte, l'altare maggiore è opera d'ottima fattura, dovuta allo scalpello di Filadelfio Allò, valente, e abile, intagliatore mirtese; esso fu completato poco dopo il 1742, anno in cui la protettrice S. Tecla fu trasferita definitivamente dalla chiesetta a Lei dedicata, ormai inagibile, nella matrice odierna.

Nella cappella dell'Eucaristia, trova posto l'elegante altare e, su di esso, l'artistico ciborio in marmo.

La cappella è abbellita da marmi, da stucchi e da decorazioni eseguiti da valenti artigiani: Rosario Brusca e un tal Curvao, rispettivamente stuccatore e decoratore, nel XVIII sec.

Nel 1936 il pittore Giuseppe Ferraù da S. Salvatore di Fitalia, sposato e residente in Mirto, curò il restauro delle decorazioni ormai sbiadite della cappella.

La cappella della Madonna della Catena, accoglie nel suo interno un elaborato altare ligneo scolpito, e la bella statua in marmo della Madonna della Catena.

Dallo stile elaborato, dalle colonnine tortili e da altri particolari, si deduce che l'altare sia stato costruito nel XVII secolo, la scultura è riconducibile alla scuola del Gagini.

Nella Chiesa vi sono diversi quadri di cui molti appartengono a Giuseppe Tom(m)asi da Tortorici (1610-1672), pittore eclettico e geniale, si rivelò tale nella sua ricca e varia produzione di quadri su vari temi, originali e ricchi di patos.

Mirto deve alla sua creatività le rappresentazioni pittoriche, che hanno fatto onore e sono motivo di vanto nel paese.

Chiesa dell'Immacolata. (Rudere) bisogna fare riferimento alla data certa del 1796, anno in cui la chiesetta fu ristrutturata, per dedurre logicamente originaria fosse di un secolo o due anteriore a detta data.

La chiesa dell'Immacolata era, solitaria, umile, senza fronzoli: un altare, una nicchia, pochi candelabri e una campanella erano tutti i suoi averi.

Benché rudere, ancora oggi, essa invita il passante al raccoglimento, alla riflessione, alla fervida preghiera.

Chiesa del Loreto, di essa si narra che intorno al 1550 un veliero, veleggiando al largo del Tirreno, si trovasse, improvvisamente, in balia alle onde, sballottato da una violenta tempesta.

Il capitano del veliero, benché agnostico, fece voto di erigere alla Madonna del Loreto un piccolo santuario se con l'equipaggio si fosse salvato dalla tempesta che l'aveva sorpreso.

E' così, come aveva promesso, fece erigere il grazioso tempietto, dedicato alla Madonna.

La chiesa, eretta sul colle, domina la campagna circostante e guarda il mar Tirreno con le Isole Eolie, il fiume Fitalia che scorre ai sui piedi, i monti dei Nebrodi all'orizzonte, e il panorama stupendo del paese.

Edicole Votive o Sacri Misteri

Era frequente, anticamente, per puro sentimento di fede, per voti promessi, per riconsacrare, esorcizzandoli, luoghi profanati dagli spiriti maligni e dai fantasmi, edificare chiese rustiche, in mezzo alla campagna, come anche erigere, a margine delle stradette più praticate e movimentate, edicole votive, dette "Misteri".

Purtroppo oggi, delle numerose e simpatiche cappellette non rimangono che pochi esemplari:
il Mistero, propriamente detto, poco distante dalla chiesetta del Loreto, e nella strada campestre che dalla Fornace porta in paese:

Edicola della Madonna della Catena, nella località Armo,

Edicola della Madonna del Rosario, in località Cicero,

Edicola di S. Giuseppe,

Edicola di S. Rocco.

Benché sobrie, non vistose, dette cappellette attirano per la loro umiltà appunto, per cui non manca mai su di esse un fiore di campo, offerto con amore, e, creando sensi di serenità e di pace interiore, invitano alla preghiera " con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima".

 

Festa Patronale:

S. Alfio, Filadelfio, e Cirino, si celebra  il 10 Maggio, giorno del loro martirio. 

S. Tecla Vergine e Martire si celebra il 23 e 24 settembre.

 

Eventi Culturali:.

Eventi Gastronomici:

Eventi sportivi:

Curiosità:

Mercati e mostre:

Risorse:

L'economia, strettamente legata alle risorse del territorio, ne ha determinato le trasformazioni nel corso dei secoli.

Pur ravvisando nei boschi secolari le sembianze antiche, possiamo ipotizzare che, agli albori della sua origine di casale, praticasse la coltura agricola ortofrutticola, del lino, della canapa e attendesse all'allevamento del bestiame nonché alla coltura del baco da seta.

Mirto, infine, deve il suo nome alla pianta caratteristica del mirto, impiegata per vari usi, per questo essa costituiva una risorsa importante per l'economia del paese.

L'allevamento dei bachi da seta e il relativo impianto dei gelsi e d'altre colture (come l'ulivo, la vite, e gli alberi da frutta) determinarono un notevole cambiamento della vegetazione originaria a causa del disboscamento.

Il reddito attuale proviene quasi esclusivamente dall'agricoltura (uliveti, vigneti, agrumeti), da una piccola industria per la lavorazione del marmo e da una fabbrica di abbigliamento.

Anche se di rado, è ancora possibile trovare qualche artigiano che realizza ceste e panieri lavorando artigianalmente la canna.

Centri culturali:

Numeri Utili:

Farmacia Rubuano Luigi Corso Umberto I, 10 Telefono: 0941-919807;

Postali: v. Vittorio Emanuele - tel. 0941-919095.

Guardia Medica: v. Ugo Bassi - tel. 0941-919358.

Carabinieri: Comando stazione - v. Provinciale - tel. 0941-919092

Siti nel Comune:

 http://www.capodorlandobuongiorno.com/mirto/

 http://www.pasticcerialacometa.it/

Strutture Ricettive:

Personaggi Illustri

Padre Francesco Cupani (1657-1710), naturalista francescano che fondò nel 1692 a Misilmeri il primo orto botanico e pubblicò un'opera sulle piante siciliane: "Syllabus plantarum Siciliae".

Filadelfio Allò, scultore, autore della bella statua in legno di San Lorenzo Confessore e di altre pregevoli opere;

Francesco Cupani, eminente uomo di legge di vasta erudizione, che occupò cariche di Giudice, di Consultore, di Presidente, di Direttore di Vigilanza nella Sanità Pubblica e di Procuratore generale della Suprema Corte di Giustizia;

Padre Girolamo Cupani, Abate dell'Ordine di San Basilio e maestro di Matematica, Filosofia e Teologia;

Antonio Costanzo, Giudice della Gran Corte di Giustizia  in diverse province e delicato cultore di Poesia e di Letteratura, a cui si deve un ricco patrimonio di scritti in gran parte inediti;

Luigi Costanzo, Giudice della Gran Corte di Giustizia di Catania, delicato poeta ed illustre letterato;

Felice Magrì sindaco, ed al figlio diciannovenne Luigi, caduti durante la rivoluzione del 1860;

Prof. Nino Cassarò, laureato in Lettere Classiche, Provveditore agli Studi di Catania, ed autore di un'antologia latina dal titolo "Primi Vere", e di un "Commento alle Leggi di Platone";

Padre Antonino, al secolo Ricevuto, detto "Il Provinciale", predicatore di chiarissima fama, conosciuto anche all'estero e fondatore si dice del Convento dei Cappuccini

Come si arriva:

Strade Statali

Mirto è a pochi chilometri dalla strada statale 113 che collega Trapani con Messina e dalla statale in collegamento Capo d'Orlando con Randazzo (Ct).

Autostrade

Mirto è nelle vicinanze della autostrada A20 che collega Palermo con Messina.
Linee ferroviarie

Stazione di riferimento:

Sant' Agata di Militello. Distanza dal centro: 20 Km
Zappulla. Distanza dal centro: 9 Km
Capo D'Orlando. Distanza dal centro 18 Km

 

Cenni storici:

La storia di Mirto è costellata da molteplici impronte che ne hanno determinato il nucleo, quindi il ripercorrerne le tappe per giungere al paese odierno, richiede un'attenta indagine che ne ricostruisca le origini e lo sviluppo, mediante documenti, reperti e monumenti.

Mirto si estende fra due vallate sovrastanti il Fitalia; ed in questo paesaggio, lussureggiante di vegetazione si avverte, l'opera tenace dell'uomo.

Il suo insediamento, a ridosso di profonde vallate, rimarca l'idea che la costruzione del sito sia stata fatta fin dall'antichità, per motivi di difesa del territorio.

La prima notizia storica su Mirto risale alla concessione del 1398 con la quale il re Martino il giovane, cedette la terra di Mirto al nobile Angelotto de l'Archan. Sotto l'impero di Carlo V, la signoria di Mirto dopo due precedenti passaggi, fu acquistata dai Branciforte, e quindi, il ritorno al casato dei Filingeri, i quali nel 1643 ottennero il titolo di principi di Mirto. I Filingeri dimoravano saltuariamente in Mirto, nel periodo estivo, nella loro abitazione, oggi proprietà delle famiglie Pirrotti e Crisci.

Posto nel cuore dei Nebrodi a circa 430 metri sul livello del mare, Mirto, veniva denominato con privilegio di re Ruggero datato 1134, Myirti o Myrtus.

Il nome è probabilmente connesso alla presenza dei mirteti di cui un tempo era ricco il territorio.

Della sua esistenza si ha notizia nel secolo XIII durante il regno di Federico II che lo concesse a Vitale di Aloisio.Feudo di varie famiglie nobiliari nei diversi secoli venne acquistato dai Filangeri, conti di S. Marco, che nel 1643 divennero principi di Mirto.

Fino a tutto il secolo XVIII vi fu un attivo artigianato del legno come dimostrano alcune pregevoli opere ancora esistenti (cori scolpiti in legno, cornici in legno dorato del '600 e del '700).

Fonte: ( http://www.capodorlandobuongiorno.com/mirto/)

Etimologia (origine del nome)

Deriva dal greco medioevale murtos, ossia mirto.

Il Comune di Mirto fa parte di:

Regione Agraria n. 8 - Colline litoranee di Patti

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