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Domenica 15 Dicembre 2019

Condrò

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COMUNE DI CONDRÒ

 

Indirizzo: Via Roma, 44 – 98040 Condrò (ME)

Telefono centralino: 090.937000 - Fax Municipio:090.937174 – 090.582037

Stato: Italia

Regione: Sicilia

Provincia:Messina

Zona: Italia Insulare

Latitudine:38°10'31"44 N

Longitudine:15°19'39"36 E

Altitudine:52 m. s. l. m

Superficie:m². 5.400.868

Perimetro comunale: m. 14.288

Comuni limitrofi:

Gualtieri Sicaminò, Pace del Mela, San Pier Niceto

Frazioni:

Non esiste una vera e propria frazione o contrada per istituzione ufficiale, il territorio è caratterizzato da un caseggiato sparso fuori dal nucleo abitato. L'insediamento decentrato di più antica costruzione è quello di "Contrada Messinese".

 

Abitanti:517

Densità:Densità per Kmq: 103

Nome di Abitanti:Condronesi

 

Sito Internet: www.comune.condro.me.it

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Codice Fiscale:82001280831

Codice Istat:083018

Codice Catasto:C956

 

Santo Patrono:San Vito Martire

Giorno festivo:prima domenica di luglio

Stemma:

Gonfalone:

Da vedere:

Chiesa Madre (1571) dedicata a S. Maria del Tindari, al suo interno, suddiviso in tre navate, spiccano pregevoli stucchi ornamentali.

Di notevole valore artistico è l’arredo ligneo costituito dall’altare maggiore, dal coro, dal pulpito e dal soffitto con il pannello centrale.

Quest’ultima opera raffigura l’incoronazione della Vergine. Di ottima fattura anche l’armadio della sacrestia e il fonte battesimale in marmo e legno.

Il tempio custodisce inoltre alcune tele di autori ignoti del XVII secolo, raffiguranti la Madonna del Carmine, le Anime del Purgatorio, San Nicola di Bari, una scultura su legno che rappresenta la Madonna col Bambino e Sant’Anna.

Oltre alla statua di San Vito, patrono del paese, nella chiesa sono conservate quelle di San Rocco, San Michele Arcangelo (datata 1660), San Giuseppe, Sant’Antonio, San Francesco d’Assisi, Santa Caterina, dell’Addolorata e un busto in terracotta dipinto di San Francesco di Paola. Tutte le predette opere, dal notevole rilievo artistico, risalgono al periodo florido compreso tra il XVII e il XVIII secolo.

Sull’altare maggiore è posta l’antica statua della Madonna del Tindari, sull’altare in fondo alla navata di sinistra è sistemata la statua dell’Immacolata. Sull’altare alla destra, invece, è collocato un artistico crocifisso ligneo. Mentre più recenti sono le statue del Sacro Cuore e di Santa Lucia. Non c’è più traccia del gonfalone realizzato nel 1504 da Giovannello da Itala, aiuto di Salvo de Saliba

Chiesa di Santa Caterina da tempo non più adibita al culto,

Resti del palazzo principesco

Monumento ai caduti della Prima guerra mondiale. Il progetto dell’ingegnere Francesco Arcidiacono, fu realizzato dall’artista locale Giuseppe Nastasi e l’opera venne inaugurata il 24 maggio del 1935.

Antica “cancelleria”, che fu per parecchio tempo punto di riferimento per il disbrigo pratiche dei condronesi, come ricordano i più anziani del luogo. Fino ai primi anni del ‘900 la gente alla “cancelleria” si rivolgeva per qualsiasi documento.

Ruderi dell’antico convento fondato dai frati Paolotti nel 1601. L’atto di fondazione del convento, sorto nella chiesa della Santissima Annunziata fu stipulato il 5 novembre del medesimo anno, dal notaio Domenico Calapà di Gualtieri, notevole fu l’importanza di questo convento, che ospitò due Capitoli Provinciali dell’Ordine e nel quale dimorò per un certo periodo il frate Paolo Puleo che avrebbe poi rivestito il ruolo di vicario generale dell’intero Ordine.

Agli inizi del ‘900, alcune stanze del convento ospitavano le scuole elementari del paese. Nel 1926 l’edificio, ormai in condizioni precarie, fu ulteriormente danneggiato da un incendio che ne compromise il suo utilizzo.

Nulla rimane invece di due precedenti conventi: quello dei frati Minori Osservanti, dedicato a Santa Maria di Gesù, esistente già prima del 1562 e quello benedettino femminile, sotto il titolo di Spirito Santo, fondato da Bernardo Bonfiglio.

E sulla loro sorte la storia è chiara. Entrambi furono abbandonati intorno all’anno 1600 perché ubicati in siti malsani, circondati da paludi.

Singolare fu la sorte che toccò al monastero di Santo Spirito che negli ultimi tempi, ormai in rovina, fu abitato da una sola monaca, suor Evangelista D’Amico, la quale, su sua esplicita richiesta, venne trasferita nel monastero della Terra di Rometta.

Al termine della salita San Giuseppe sorge la statua di marmo dedicata al santo e realizzata nel 1963.

Nel cimitero comunale si trova la tomba dell’illustro artista messinese Antonio Bonfiglio, nato nel 1895 e morto nel 1995, adornata da un’espressiva scultura in marmo da lui stesso realizzata, raffigurante il volto della Madonna e quello del Cristo morto. Bonfiglio, considerato una delle figure più importanti dell’arte siciliana di questo secolo, fu il primo scultore isolano ad esporre col bronzeo cieco alla biennale di Venezia nel 1928, dove poi partecipò costantemente dalla sedicesima alla ventiduesima edizione.

Egli, rifacendosi alla tradizione classicista, ha esercitato un ruolo di perfetto collegamento fra la scuola peloritana ottocentesca e gli artisti dei primi anni del novecento.

Al centro della creatività del Bonfiglio c’è sempre un particolare riferimento all’immagine femminile ed ai bambini. Le sue pregevoli opere hanno lasciato delle preziose testimonianze di un’arte sempre più apprezzata.

 

Festa Patronale:

Festa Patronale Prima domenica di luglio

Eventi Culturali:.

Eventi Gastronomici:

Eventi sportivi:

Curiosità:

Mercati e mostre:

Risorse:

L'economia è quasi esclusivamente agricola (agrumi, viti, ulivi e albicocchi), modeste sono le attività extra-agricole.

Centri culturali:

Numeri Utili:

Siti nel Comune:

Strutture Ricettive:

Personaggi Illustri:

Come si arriva:

Auto è attraversata dalla autostrada A20 che collega Palermo con Messina e dalla strada statale 113 che mette in collegamento Trapani con Messina.

Treno (Stazione di riferimento: Pace del Mela. Distanza dal centro: 5 chilometri)

 

Cenni storici:

Nell'entroterra del golfo di Milazzo, a circa 58 metri di altitudine, sorge, sulla riva destra del torrente Muto, l'abitato di Condrò.

Anche se il toponimo sembra trarre origine dal greco Chondros (granello o cartilagine) e potrebbe rimandare, quindi, al periodo antecedente alla dominazione araba, solo nell’ultimo scorcio dell’epoca sveva, troviamo citato per la prima volta il Casale di Condrò in un documento ufficiale che porta la data del 9 settembre 1262.

Si tratta di un contratto con il quale Orlando di Paternò e la moglie Margherita vendono, per la somma di 400 tarì, al “maestro” messinese Bartolotto Marescalco, le terre di loro appartenenza dette “di Caserta”, site “nella Piana di Milazzo, nel tenimento del Casale di Condrò” delimitate ad oriente dal vallone di Vatirachi, a meridione dai confini di Condrò, ad occidente dal fiume di Gualtieri, a settentrione dalle terre chiamate “Mesanissi”.

Il contratto venne erogato dal regio pretorio di Milazzo da Pietro Ambrosiano, pubblico notaio di quella “terra” alla presenza del baiulo Giovanni di notar Ruggero.

Da questo atto si deduce che Condrò in origine non era possedimento feudale ma, così come si diceva allora, “burgensatico”, cioè privato.

Tale situazione giuridica venne maggiormente avvalorata da un esame testimoniale voluto da Pietro d’Aragona con lettera datata 11 dicembre 1334. Dall’indagine risultò che Condrò non era soggetto al sussidio di 15 onze che tutti i feudi del regno erano tenuti a versare come contributo per la dote della sorella del re, Elisabetta.

Bartolomeo Marescalco nell’aprile del 1282 capeggiò la ribellione dei messinesi contro gli angioini e per questo fu ricompensato da Pietro d’Aragona col titolo di Barone di Furnari e Protonotaro. La famiglia Marescalco (o Maniscalco) possedette il casale anche dopo il 1339, anno in cui una sentenza della Gran Corte ingiunse agli eredi di Rodrigo Alagona di non molestarne il pacifico possesso.

Nel 1408, nel censo di Re Martino, troviamo il casale in possesso di Isolda di Scala (o Scalisi), dalla quale passò poi a Nicolò Castagna. Il 5 agosto 1421 Alfonso d’Aragona considerò Condrò come territorio feudale e lo concesse al milite Giovanni Bonfiglio e ai suoi discendenti.

I Bonfiglio, dopo una lunga controversia legale per il titolo di proprietà con Margherita Ventimiglia, erede di Nicolò Castagna, governarono Condrò per molto tempo.

A Giovanni Bonfiglio successero Pietro, quindi Filippo nel 1481, Bernardo nel 1526, Pietro nel 1563, Vincenzo nel 1580, Paolo nel 1592.

Per la Piana di Milazzo fu questo un periodo caratterizzato da continue violenze e atrocità dovute soprattutto ad incursioni piratesche come quella perpetrata nel 1544 da Ariadeno Barbarossa.

Il tragico evento portò, dieci anni dopo, alla costituzione di apposite milizie per la difesa di Milazzo, alle quali anche Condrò insieme ad altri centri della zona, diede il suo contributo fornendo un proprio contingente di soldati che si raggrupparono sotto le insegne di Santa Lucia.

Una delle figure più rappresentative della famiglia Bonfiglio fu Francesco, il quale dopo essere entrato in possesso il 7 Novembre 1609 della terra e della baronia, il 17 Aprile 1637, ottenne da Filippo IV il titolo di “Principe di Condrò”.

Nel 1747, in seguito al matrimonio di donna Felicia Bonfiglio con Federico Napoli, principe di Resuttano,, il feudo entrò nei possedimenti di quest’ultima famiglia, che ne mantenne la proprietà fino alla fine della feudalità (1812).

Il primo censimento dopo l’unità d’Italia registrò a Condrò 1125 abitanti, il doppio della popolazione attuale. L’innata laboriosità ha portato molti condronesi a distinguersi anche fuori dai confini nazionali, nel nord Europa, nelle Americhe e in Australia.

La lontananza, tuttavia, non ha spento in essi l’amore verso il proprio paesino, tanto che alcuni, residenti da tanti anni in Australia, hanno pensato di creare il “Condrò Club” di Melbourne che conta circa cento iscritti e che attraverso varie iniziative mantiene sempre vivo il contatto con la propria terra natia.

Il piccolo e antico borgo si trova nell’immediato entroterra tirrenico del comprensorio milazzese. Condrò è incastonato in un’incantevole vallata a bassa altitudine sulle prime pendici dei Peloritani. Proprio alle falde occidentali del Monte Cupola.

Il suo territorio si estende su un’area di 5,19 chilometri quadrati e confina a nord e ad est con San Pier Niceto, a sud con Gualtieri Sicaminò e ad ovest con Pace del Mela.

Il nucleo del centro abitato, attraversato dal torrente Canalicchio, assume nelle ore notturne, quando la tenue luce dei lampioni illumina le stradine e i caratteristici vicoli, la magica atmosfera e il fascino incantevole di un piccolo presepe. Condrò, con i suoi 530 abitanti, è uno dei comuni più piccoli della Sicilia.

L’elemento dominante dell’ambiente è rappresentato dal verde intenso delle colline grondanti di vigneti, uliveti, agrumeti e frutteti vari. Tutte le produzioni di un’agricoltura che impiega ancora tante famiglie.

Particolarmente ricercate sul mercato sono le profumatissime albicocche “Rapisarda”, con le quali, tra l’altro, un’azienda di trasformazione della vicina Valdina produce un’ottima acquavite, nella cui denominazione compare anche il nome di Condrò.

L’economia, del resto, si basa essenzialmente sull’agricoltura e sul commercio.

Di recente è sorta un’azienda vinicola per la produzione e l’imbottigliamento di pregiati vini locali.

E in genere tendono a svilupparsi le attività terziarie.

Ma, come nei presepi più originali, c’è un bar, un panificio, una tabaccheria, una macelleria e alcuni piccoli negozi alimentari.

Una dimensione quasi familiare. Ragion per cui la vita del tranquillo paesino ruota attorno alla piazza Umberto I che, con il suo bel pavimento in porfido, rappresenta un vero e proprio colpo d’occhio.

Poco distante dal centro, il visitatore può immergersi nel verde e nel silenzio della graziosa villetta comunale che ospita, oltre al parco Robinson per bambini, da alcuni anni pure una statua del Beato Padre Pio da Pietrelcina, oggetto di culto da parte di numerosi devoti.

Di fronte si trova la biblioteca comunale che dispone di un patrimonio notevole di oltre 6000 volumi.

La tranquillità e le bellezze del paesino attraggono sempre di più i turisti, che amano trascorrere le loro vacanze nei loro alloggi disponibili nel piccolo centro.

Diverse strade mettono in comunicazione Condrò con i più importanti centri turistici della zona, con la Strada Statale 113 e con l’autostrada A 20 Messina – Palermo.

Etimologia (origine del nome)

Potrebbe riferirsi al latino condronum che si riferisce a sua volta al greco chondros, ossia grosso, oppure riferirsi a qualche cognome, come Condrò o Cundrò.

Il Comune di Condrò fa parte di:

Regione Agraria n. 9 - Colline litoranee di Milazzo

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