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Martedì 12 Novembre 2019

Cesarò

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Indirizzo: C.da Regina Margherita, 1- 98033 Cesarò (ME)

Telefono centralino:  095.7732064 - Fax Municipio: 095.7739030 – 095.697237

Stato: Italia

Regione: Sicilia

Provincia: Messina

Latitudine: 37° 50' 40''N

Longitudine: 14° 42' 53''E

Altitudine: 1.150 m s.l.m.

Superficie: m². 216.737.07

Perimetro comunale: m. 103.688

Comuni limitrofi:Alcara li Fusi, Bronte (CT), Capizzi, Caronia, Cerami (EN), Longi, Maniace (CT), Militello Rosmarino, San Fratello, San Teodoro, Troina (EN)

 Frazioni:

 Abitanti: 2.815

Densità: 13 ab./km²

Nome degli Abitanti: Cesaresi

Sito Internet: http://www.comune.cesaro.me.it

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Codice Fiscale: 84004050831

Codice Istat: 083017

Codice Catasto: C568

Santo Patrono: San Calogero

Giorno festivo: 18 Giugno e il 31 Agosto

Stemma:

Gonfalone:

Da vedere:

Chiesa Madre, dedicata alla Maria SS. Assunta, fu rifatta nel 1629, di epoca barocca con all'interno, un pregevole Crocifisso su tavola, della scuola di Giotto (monumento Nazionale) e i resti del Castello dei Duchi Colonna che ebbe, nei secoli, un rilevante valore strategico nella difesa dell'isola.

 Da ammirare, anche, in questa chiesa, oltre al trittico in legno della Sacra Famiglia dello scultore palermitano Quattrocchi, ed al quadro della Deposizione dipinto sullo stile dei maestri oscuri, due grandi quadri di Giuseppe Salerno (detto lo zoppo di Gangi): quello del Purgatorio (raffigurante la Chiesa militante in basso, la Chiesa purgante al centro, e la Chiesa trionfante in alto), e quello dell'Assunta (rappresentante la Natività in basso, gli Apostoli in visita alla Madonna al centro, e l'Assunzione di Maria Vergine in alto).

Altra opera pregevole di questo tempio, è il monumento marmoreo al Duca Giovanni Antonio Colonna, morto il 29 Ottobre 1793, e quivi seppellito.

Chiesa di Santa Caterina la prima eretta a Cesarò, (l'antica Cappella del Castello), nel cui interno è custodita un'antica statua della Santa scolpita in pietra.

Chiesa S. Antonio,

Chiesa S. Calogero,

Chiesa S. Maria delle Grazie,

Chiesa di S. Lucia,

Zone Archeologiche

Parchi e riserve: Parco dei Nebrodi; Riserva Zona Monte Soro.

 Festa Patronale:

18 Giugno e il 31 Agosto

La processione, che si snoda con compostezza e con grande devozione, assume un aspetto caratteristico e suggestivo.

Quando la folla raggiunge un ponticello, nella parte alta del paese, si sente un urlo, composto da tante voci, che dice: "Sutta i carusi".

Ed ecco che si vedono sgusciare, come scoiattoli, tanti ragazzi, che a gara, si vanno a mettere sotto il fercolo di San Calogero, sostenendo sulle spalle, per un buon tratto il Santo.

Questa scena si rinnova ogni anno, per perpetuare una tradizione, che tramanda un fatto significativo, legato all'origine del culto di San Calogero a Cesarò.

Oltre alla festa del Santo Patrono, moltissime erano, nella tradizione cesarese, le ricorrenze religiose che, nel corso dell'anno, costituivano per la gente del paese, importanti momenti di devozione.

Ad esse erano sempre associate particolari usanze, sia rituali che gastronomiche,legate a tradizioni antichissime, che ai nostri giorni sono andate, purtroppo,in buona parte perdute. Restano, tuttavia, nel calendario cesarese, molte feste che, se da un lato hanno perduto il loro corredo di tradizione, mantengono ancora, vivissimo e sentito, il loro valore religioso.

Tra esse ricordiamo le feste di:

Maria Ausiliatrice (24 maggio)

S. Antonio da Padova (13 giugno)

Maria SS delle Grazie (8 settembre)

prima delle quali si tengono tridui o novene di preparazione,e culminanti nelle processioni delle rispettive statue e dell'Eucarestia (Corpus Domini) per le vie del paese, con musiche, spari e festeggiamenti.

Le festività natalizie e pasquali, invece, sono quelle che uniscono alla sempre forte componente spirituale alcune usanze tradizionali ancora vive: la preparazione di dolci tipici, l'allestimento dei presepi e del "fussuni", il grandioso e spettacolare ceppo natalizio attorno al quale, dopo la messa di mezzanotte, i ragazzi trascorrono alcune ore al suono delle ciaramelle, oppure, ancora, la celebrazione, nel periodo pasquale, dei "sabati di categoria", risalenti storicamente alle corporazioni d'arte e mestiere medievali.

 Eventi Culturali:

Tra le feste cesarei prettamente laiche, il carnevale la fa da padrone: è molto sentito e viene festeggiato con sfilate, balli in maschera e cortei di carri allegorici. In famiglia si preparano i dolci tipici da offrire ai bimbi in maschera che bussano alla porta: a condizione, naturalmente, che si facciano prima riconoscere!

Eventi Gastronomici:

La sagra del castrato, che si tiene all'inizio di settembre,

La sagra del porcino e del suino nero dei nebrodi, che si svolge in novembre.

Entrambe sono finalizzate alla promozione di alcuni tra i più squisiti sapori della gastronomia locale che,com'è noto, si basa sulle tradizionali attività produttive dei paesi montani nebroidei: l'allevamento e la pastorizia.

Ma oltre al momento centrale, propriamente "degustativo", le sagre si offrono come cornice per interessanti conferenze e dibattiti sui settori portanti dell'economia cesarese, mirando, in primo luogo, alla salvaguardia della sua principale risorsa: l’ambiente

Le sagre attirano ogni anno folle di visitatori da ogni parte della Sicilia, i quali sostano lunghi quarti d'ora davanti agli "stand" che espongono ogni sorta di prodotti gastronomici locali, (quali insaccati e formaggi genuini), assieme ai più pregiati manufatti dell'artigianato locale, concludendo, magari, la loro visita con un buon bicchiere di vino!

Eventi sportivi:

Palio di Cesarò è una competizione equestre le cui origini si perdono nelle brume della tradizione. Fino alla metà degli anni ottanta si svolgeva su una pista ovale in terra battuta.

Fu poi sospeso, per motivi di sicurezza, per circa un decennio, finché venne ultimata la costruzione dell’ippodromo comunale, che sorge proprio sulla vecchia pista.

Dal 1999 il Palio, ormai giunto alla terza edizione, si svolge annualmente il 15 agosto, nell’ambito dei festeggiamenti in onore del Santo Patrono, richiamando fantini di tutta la Sicilia e costituendo occasione di confronto sul campo di razze equine diverse

I cavalli sfilano lungo il corso principale, preceduti dalla marcia e dalle esibizioni degli sbandieratori, seguiti da un folto stuolo di spettatori, fino all’ippodromo; qui, al cospetto di una scelta giuria, hanno inizio le gare di velocità tra i partecipanti, i quali possono correre in batteria o singolarmente.

Nel primo caso, i vincitori di ogni batteria disputano la finale, mentre nel secondo vince il cavallo che ha effettuato il percorso previsto nel tempo più breve. Al vincitore e al 2° e 3° classificato vengono assegnati un premio in denaro e una targa.

Curiosità:

Le reliquie di San Calogero, rappresentate da tre dita, vennero portate a Cesarò, da un concittadino devoto, che le aveva ricevute da un Monaco Basiliano del Convento di San Filippo di Fragalà, dov'egli si era recato, forse per i suoi affari.

Tornato a casa, l'uomo appese le preziose Reliquie, poste in un paniere, ad un palo secco, sito nel mezzo del cortile, dinanzi alla casa. ma quale non fu la meraviglia, quando si accorse, la mattina seguente, che quel palo si era trasformato in un verde albero con rami e fronde.

Il prodigio suscitò stupore in tutto il paese, e fu da allora che ebbe inizio la venerazione e la devozione per San Calogero.

La fama del miracolo si sparse ovunque ed arrivò persino all'orecchio del conte di San Marco, che vantava diritti di patrimonio sul Convento di Fragalà; ma invece di associarsi anch'egli alla comune letizia, ordinò ai suoi dipendenti di recarsi a Cesarò, per reclamare le Reliquie di San Calogero.

Dopo tante contestazioni e per l'intervento della Giustizia, le Reliquie furono consegnate; ma la mula, che le trasportava, giunta fuori del paese cadde a terra, e non ci fu più forza umana che riuscisse a farla rialzare e continuare il viaggio. Soltanto un ragazzo riuscì a farla rialzare a camminare, prendendola per la cavezza.

La mula seguì dolcemente il ragazzo per un buon tratto, mentre il popolo gridava "Viva San Calogero". per questo fatto il Conte di San Marco non insistette più sulla protesta, e si contentò, come diritto di padronanza, di tenere una delle chiavi del cassetto, in cui si dovevano conservare le Reliquie del santo e di mandarla ogni anno per la festa del santo taumaturgo.

le Reliquie, fino al 1863, si conservavano in una nicchia della chiesa madre, ed erano fermate con tre chiavi, e quando si doveva aprire la porticina di ferro della nicchia, si gridava: "Venga la chiave del Conte di San Marco". Questo è ciò che tramanda la tradizione.

Oggi il paese non è più feudo, alle dipendenze dei Duca Colonna, ma un Comune autonomo.

Della cesarò feudale, oggi restano le chiese ed i vecchi vicoli acciottolati; mentre del castello, che fu, per circa cinque secoli, la dimora dei Colonna, non rimangono che ruderi, cullati dalla voce dei vetusti campanili, e dal canto sommesso dei fiumi Troina e Simeto

Mercati e mostre:

 In occasione delle due feste annuali di San Calogero, precede la fiera del bestiame, nei giorni 16 e 17 giugno e 19 e 20 agosto.

Ma non sempre è stato così. La fiera esisteva secoli prima che San Calogero divenisse protettore del paese. Era una delle più antiche fiere della Sicilia e la più famosa della provincia di Messina.

Durava non meno di otto giorni ed era legata sicuramente alla festa di San Rocco quella di agosto e forse, alla festa di Sant'Antonio da Padova quella di giugno.

Erano migliaia i capi di bestiame che arrivavano, attraverso le strade e le trazzere, da tutta la Sicilia per essere offerti in vendita; e nel deflusso, dopo l'acquisto, si riempivano nuovamente strade e trazzere verso tutte le direzioni, mentre lentamente affievoliva il continuo e monotono suono dei campanacci.

Nei giorni anteriori alla fiera, sulle cavalcature, sui carretti o con le carrozze, arrivavano i compratori e i venditori, che sostavano nei fondaci, nelle locande o presso le abitazioni di parenti e di conoscenti.

Il paese si riempiva di forestieri (i firmanti).

Facevano ottimi affari le locande, le trattorie e le botteghe: davanti alle loro porte numerosi "fucina" arrostivano carne in continuazione; e non erano da meno le cucine interne sempre colme di pentole e padelle per preparare altri cibi.

Assieme alla fiera di bestiame vi era la vendita di tessuti, di calzature, di terraglia, di ferrarecci, di oggetti domestici e arnesi da lavoro, di attrezzi agricoli e di bardature e finimenti per gli animali da carico; e poi di monili e giocattoli, di dolciumi e leccornie di vario tipo; ed ancora di merce idonea ad ogni uso e consumo.

Tutto ciò era sistemato su bancarelle, in logge e sotto gli archi della piazza di San Calogero e delle vie adiacenti, ai lati della Strabella (attuale via Trieste), in via Mercato e dove c'era lo spazio e l'opportunità di vendita.

Non mancavano i guitti e i cantastorie, gl'indovini e i truffatori che tendevano ad imbonire la gente semplice e ad arraffare se trovavano i tipi adatti.

Le famiglie contadine aspettavano la fiera per spendere qualche risparmio nelle compere di ciò che necessitava; anche se gli abiti e le calzature ("robi e scarpi i fera" equivalevano a "vestiario e scarpi scadenti") erano di bassa qualità

Risorse:

Agricoli: Olive, uva, agrumi, legumi.

Allevamento: Ovini, bovini, equini.

Artigianali: fabbricazione di basti.

Centri culturali:

 Le Mostre- Il Comune di Cesarò offre a chiunque voglia documentarsi sulla storia, le tradizioni, gli usi e i costumi locali, la possibilità di farlo comodamente e gratuitamente.

 Mostra-Museo permanente "Testimonianza dei Nebrodi", ospitata presso il centro diurno per anziani via Nazionale e aperta tutti i giorni, dal lunedì al venerdì dalle 09.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30;

 Mostra-Museo "L'oro dei Nebrodi" allestita presso il Palazzo Kisar Corso R. Margherita;

 Museo della "Gente di Cesarò'" allestita presso la Scuola Media Statale "Luigi Sturzo"

 Numeri Utili:

Ufficio Postale: C.da Regina Margherita, 3 - tel. 095-696248;

Guardia Medica: Via Regina Margherita - tel. 095-697147

Carabinieri:Comando stazione, Via. Nazionale, 1 tel. 095-696070

Siti nel Comune:

www.nebrodiescursionileanza.it/

www.parcodeinebrodi.it/

Strutture Ricettive:

Hotel Ristorante Mazzurco, Via Conceria (SS. 120) Tel. 095.7732100

Hotel Ristorante dei Nebrodi, C. so Margherita Tel. 095.69107

Hotel Caruso Fortunata, C. so Margherita, 2 Tel. 095.696178

Ristorante Discoteca Porta dei Nebrodi, Via Nazionale Tel. 095.696996

Ristorante da Spadaro, C. da Malamugliera SS. 120 Tel.095.7732127

Ristorante F. Ili Zito "Il Capriccio", C. da Malaponte Tel. 095.697382

Azienda Agrituristiche Gusmano Ignazio, C.da Dedera-Porcheria Tel. 095.696264

Azienda Agrituristiche Destro Pastizzaro S., C.da Scalonazzo Tel.095.69733

Azienda Faunistica Venatoria Treccarichi Calogero, C. da Comunelli Tel. 095.696202

 Personaggi Illustri:

Padre Egidio, dei Minori Conventuali, maestro di Sacra Teologia, missionario, erudito nel Greco, nella Storia Ecclesiastica, nella Sacra Scrittura, nelle Dottrine dei Santi Padri e in materia di Concili, ed autore di opere assai apprezzabili, fra cui la principale è "Confutazione di 53 proposizioni ereticali", pubblicata a Venezia nel 1678;

Sacerdote Salvatore Gusmano Zingales, salesiano, laureato in Lettere e Filosofia, noto per la sua cospicuità oratoria, come quaresimalista e conferenziere, ed anche per la sua esuberante attività, come educatore e professore in vari Collegi Salesiani;

Avv. Francesco Schifani, Giudice assai stimato ed apprezzato negli ambienti della magistratura, per cultura, facilità di parola, alto senso della giustizia ed attaccamento al dovere, il quale effettuò interessanti ricerche per la stesura di un lavoro storico su Cesarò: lavoro purtroppo, rimasto incompleto, per la sua immatura scomparsa;

Dott Vincenzo Schifani, maggiore medico dell'Esercito insignito di Medaglia di Bronzo e di Croce al Valore Militare nella guerra del 1915/18, e di Medaglia d'Argento, di Bronzo e di Croce di Cavaliere in quella di Libia del 1911/12, il quale, in omaggio alla memoria del fratello Francesco, che sul letto di morte si era rammaricato per non aver potuto dare alle stampe il suo lavoro su Cesarò, completò tale lavoro, e lo pubblicò a Napoli nel 1921;

Notaio Calogero Travaglianti, appassionato studioso di memorie patrie e di agricoltura;

Sacerdoti fratelli Scaravilli, che lasciarono alla chiesa il feudo "scalonazzo" di ha. 150 per opere di beneficenze, e per la cui filantropia sorse l'Istituto delle Suore di Maria Ausiliatrice, uno dei primi della Sicilia, con Asilo e Scuole Elementari;

Mons. Giuseppe Caputo, che scrisse un libro di preghiere intitolato "Il devoto cesarese", e che nel dopoguerra del 1918, fondò una Cooperativa per i giovani contadini stessi, i quali lo trasformarono in giardino;

Soldato Vito Leanza Montegna, decorato di Medaglia di Bronzo al Valore Militare nella guerra di Libia;

Tenente Aviatore Salvatore Travaglianti, Sergenti Letterio Lombardo, Salvatore Straci, Angelo Longo e al caporale Giuseppe Misuraca, tutti insigniti di Medaglia d'Argento al Valore Militare nella guerra del 1915.18

Prof. Salvatore Virzì, profondo conoscitore di tutte le correnti artistiche fiorite attraverso i secoli, ed autore, fra l'altro, di numerosi lavori, riguardanti centri, luoghi e monumenti della nostra provincia;

Prof. Antonio Pettini, Ordinario di Storia Economica e Preside della Facoltà di Economia e Commercio all'Università di Catania;

On.le Vincenzo Leanza, deputato della democrazia Cristiana all'Assemblea regionale Siciliana

Come si arriva:

Da Palermo: In auto, autostrada Palermo-Messina con uscita a S. Agata di Militello, Statale 289 per S. Fratello-Cesarò; In treno Palermo-Messina, con fermata a S. Agata di Militello, proseguire con l'autobus (Autolinee I.S.E.A.) S. Agata Militello-Cesarò.

Da Catania: In auto, superstrada per Adrano-Bronte-Cesarò; In autobus Autolinee I. S. E. A. Catania-Cesarò; In treno Catania-Bronte.

Da Messina: In auto, autostrada Messina-Catania con uscita a Fiumefreddo, Statale 120 Piedimonte per Randazzo-Cesarò; In autobus (Autolinee INTERBUS) Messina-Cesarò; In treno Messina-Giardini

Cenni storici:

Centro agricolo dei Nebrodi meridionali nel gruppo del Monte Soro, situato sullo spartiacque tra i torrenti Cuto e Troina all'estremità occidentale della provincia di Messina.

Nel 1334 il borgo venne donato, come feudo, da Federico II a Cristoforo Romano.

Nel 1634 Cesarò, per privilegio di Carlo II, fu elevato a ducato in favore di Antonio Ippolito, poi passò ai Romano Colonna, che ne tennero il possesso per cinque secoli..

L'economia si basa quasi esclusivamente sull'agricoltura (olive, agrumi), sulla silvicoltura e sull'attività armentizia, favorita dalla scoscesità del suolo più adatto per il pascolo.

Fino a qualche anno addietro esistevano fabbriche di basti e acque gassate oggi scomparse.

L'artigianato è fiorente nella lavorazione del ferro battuto.

Nella stagione invernale è un luogo prescelto per la vacanza collinare.

Le attrattive turistiche sono costituite dal bosco della Miraglia, dal biviere di Cesarò, dal lago artificiale di Ancipa e dal Monte Soro che è la più alta vetta dei Nebrodi.

Da qui si apre un panorama magnifico che spazia dalla costa del Tirreno, con sullo sfondo le isole Eolie, alla grandiosa massa dell'Etna circondata tutt'attorno da una profonda vallata.

Dal 1985 è stata istituita la riserva naturale del Monte Soro, al fine di salvaguardare una delle zone più interessanti dal punto di vista naturalistico dei Nebrodi.

Cesarò è un centro di antica fondazione; ma la mancanza di notizie e di documenti storici, riguardanti le sue origini, non ci consente di conoscere nè il secolo, e tanto meno l'anno in cui esso fu fondato.

Cesarò fu Comune feudale, prima sotto il titolo di baronia, e poi sotto quello di ducato. Fu alle dipendenze dei Colonna Romano, che ne tennero il possesso per circa cinque secoli.

La famiglia Colonna (di origine romana, e per questo ebbe aggiunto l'appellativo di "Romano"), fu trapiantata in Sicilia da un tale Federico, primari capitano dell'Imperatore Federico II di Svevia, e vanta umanisti, condottieri, prelati, e statisti di alto prestigio.

Fra i membri più illustri di questo antico e nobile Casato, che figurano nella storia di Sicilia, ricordiamo: Mons. Giovanni, Arcivescovo di Messina (1255), e Vicario di Roma (1262 - 1264); Cristoforo, Medico di fiducia del re Federico II d'Aragona e Strategota di Messina (1320 - 1328); Marco Antonio, Viceré di Sicilia (1775).

Quattordici furono i Signori Colonna Romano, che durante il feudalesimo, si avvicendarono nel dominio del feudo di Cesarò: il già menzionato Cristoforo, che fu il Primo Barone del luogo; Tommaso, figlio di Cristoforo, e suo erede universale; Cristoforo junior, figlio di Tommaso, il quale fu investito della baronia di Cesarò il 14 Luglio 1420; Giovanni Antonio, che s'investì il 20 luglio 1453; Tommaso junior, che s'investì il 28 Marzo 1549; Mario figlio di Nicolò, che fu investito il 14 Aprile 1583; Antonio fratello di Mario, che s'investì il 4 Marzo 1605; Giuseppe, l'altro fratello di Mario, che fu investito il 9 Ottobre 1610; Maria Antichi, moglie di Giuseppe, che s'investì nel 1622, non avendo raggiunto il figlio Tommaso, dopo la morte del padre, la maggiore età; Tommaso, figlio di Giuseppe che fu investito il 20 Aprile 1649; Calogero Gabriele, Primo Duca  di Cesarò, il quale s'investì il 1° Ottobre 1694; Giovanni Antonio, figlio di Calogero Gabriele, che fu investito il 23 settembre 1741.

Varie sono le opinioni dei filologi, riguardo all'etimologia del nome "Cesarò"; ma l'opinione più attendibile, è quella che ne attribuisce la derivazione al sostantivo arabo "Kaer" (luogo fortificato), grecizzato in Kasr - Kasròn e infine Cesarò.

Nel 1768 fu istituito, a Cesarò, un Monte Frumentario, per venire incontro ai bisogni degli agricoltori poveri del Comune.

L'istituzione, sorta a spese dell'erario comunale, non sempre mantenne le sue caratteristiche di ente assistenziale, a causa di cattive gestioni amministrative.

Etimologia (origine del nome)

Il nome deriva dal greco kerasos, ciliegio.

Il Comune di Cesarò fa parte di:

Regione Agraria n. 1 - Montagne interne Nebrodi nord-occidentali

Parco dei Nebrodi

Patto Territoriale Valle dell'Alcantara

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